«Copiare l'Edicola del Santo Sepolcro di Gerusalemme: l’architettura come vettore spirituale»

Published: October 19 Thu, 2017

«Copiare l'Edicola del Santo Sepolcro di Gerusalemme: l’architettura come vettore spirituale» Available in the following languages:

INTERVISTA – In occasione della Conferenza che Charles-Edouard Guilbert-Roed, dottorando in Storia dell’Architettura, ha tenuto lo scorso 12 ottobre presso l’Ecole Biblique et Archéologique française di Gerusalemme, è stata messa in evidenza la storia dell’evoluzione dell’Edicola del Santo Sepolcro di Gerusalemme attraverso la ricerca condotta sulle copie di questo piccolo edificio. Esse costituiscono un patrimonio eccezionale che permette di studiare la ricezione del Santo Sepolcro fuori dalla Terra Santa sin dal periodo bizantino.

Perché ha deciso di condurre una ricerca sulle copie della tomba di Gesù?

È stato un mio interesse sin da quando ero bambino. Scoprii una copia dell’Edicole del Santo Sepolcro conservata nel Santuario di Nostra Signora della Quercia a Vion, nella regione di Sarthe, dove ho trascorso parte della mia infanzia. Solo anni dopo, ho compreso la ricchezza di tale luogo. Durante gli anni di studio alla Sorbona in Storia dell’Arte e dell’Architettura, sono sempre stato sensibile al patrimonio artistico e soprattutto a quello religioso; inoltre ebbi allora la possibilità di servire presso la Cattedrale di Notre-Dame di Parigi, nota anche perché vi si conservano le reliquie della Passione, le stesse custodite dai Cavalieri dell’Ordine del Santo Sepolcro. È dalla reliquia della Corona di Spine che ho capito quanto lo studio dell’architettura delle copie del Santo Sepolcro potesse essere un vettore di comprensione della spiritualità di questa Tomba, della Fede e anche dell’interesse che ruota attorno ai Luoghi santi. Dopo la visita del Patriarca latino di Gerusalemme, S.B. mons. Fouad Twal alla Cattedrale di Notre-Dame a Parigi nel 2009, ho deciso di dedicarmi ad una conoscenza più approfondita dei cristiani di questo Patriarcato. Impegnato con i giovani dell’Ordine del Santo Sepolcro, mi è stata affidata l’organizzazione di ritiri spirituali e mi è sembrato naturale tenere questi eventi in questa tomba di Notre-Dame du Chêne, che conoscevo bene. Poi, dopo tre mesi di lavoro presso l’Ecole Biblique et Archéologique française di Gerusalemme nel 2014 e dopo aver meglio compreso la realtà della Tomba di Gerusalemme, ho deciso di avviare una ricerca sulle copie.

Quale pensa sia stata la ragione della costruzione delle copie della tomba di Gesù?

Attualmente nella Dottorato in Storia dell’Architettura, parallelamente alla mia ricerca, ho deciso di studiare l’esistenza di altre copie del mondo, e poco a poco ad oggi le nuove copie sembrano formare un vero Corpus. Esistono delle ricerche sulle copie, ma nessuno ha ancora realizzato una raccolta generale su questa tematica. Il mistero della Risurrezione, centrale nella fede, per esempio, è all’origine dei passi spirituali che hanno portato alla costruzione di grotte con pietra tonda, o alla costruzione di una copia dell’Edicola che protegge la Tomba di Cristo. Ad oggi, con il Corpus e le fonti, è possibile identificare diversi motivi della costruzione di queste copie. Il pellegrinaggio alla tomba vuota per testimoniare la Risurrezione ne è un motivo. Ai pellegrini che non potevano recarsi in Terra Santa veniva infatti offerta l’opportunità di eseguire lo stesso passo della Fede, andando a pregare in una copia della stessa tomba. Oltre all’approccio del pellegrinaggio, c’è anche quello devozionale iniziato soprattutto con la creazione delle Stazioni della Croce per meditare sui misteri di Gesù. Anche la Liturgia occupa un ruolo fondamentale nella costruzione di queste copie, perché costituisce un modo di vivere durante la Settimana Santa seguendo le Scritture – dal Venerdì Santo alla Pasqua – a stretto contatto con il luogo. Infine, molte copie sono costruite come sepolcri in cimiteri pubblici. Il modello dell’Edicole è effettivamente riprodotto per accogliere i defunti e forse con l’idea di ottenere da questa tomba la garanzia della Risurrezione.

Quante copie ci sono? Quali sono i periodi in cui sono state costruite? Quali sono i diversi stili architettonici?

Finora la mia ricerca ha identificato quasi 130 copie dell’Edicola del Santo Sepolcro, ed altre rimangono ancora da scoprire. La costruzione di una copia della tomba corrisponde alla riproduzione architettonica a scala 1 dell’Edicola, come è stata quella di Gerusalemme. L’Edicola ha conosciuto quattro forme: una prima bizantina, una seconda presente a partire dal 1012, una terza dal 1555 e infine l’Edicola che conosciamo dal 1810. Oggi le prime tre forme sono scomparse fisicamente, ma grazie alle loro copie è possibile ritrovarle a grandezza naturale. Quindi queste copie sono una vera ricchezza, per conoscere la diffusione della Tomba ma anche per capirla meglio. Nel Corpus che ho presentato alla conferenza all’Ecole Biblique et Archéologique française di Gerusalemme il 12 ottobre, ho mostrato copie fatte tra il X e il XX secolo. Nell’arco cronologico di quasi mille anni, queste copie si sono evolute e con loro anche gli stili architettonici, a secondo del luogo in cui venivano costruite. In generale, è possibile classificare le copie in base all’originale che si vuole copiare, sia esso un edificio di stile bizantino, romanico, gotico, moderno e, in ultima analisi, anche secondo una libera interpretazione dell’originale che ho chiamato “stile di fantasia”.

Perché alcune copie assomigliano alla tomba originale, mentre altre se ne distanziano?

Questo fa parte delle mie conclusioni sul tema. Molti edifici sono destinati ad essere una copia dell’Edicola che è presente a Gerusalemme. Il punto comune di questi edifici è la serie di colonne che cingono l’edificio. Il fatto che le colonne vengano ogni volta riprodotte, consente di distinguere l’edificio da una semplice cappella. Probabili spiegazioni di queste differenze possono con certezza essere o una conoscenza parziale dell’originale, o degli errori nella scala, ma soprattutto una appropriazione culturale della tomba. È così possibile vedere che le influenze stilistiche sono presenti in tali copie per consentire una migliore comprensione da parte del visitatore, perché l’edificio viene incorporato in un ambiente a lui familiare. Infine, ci sono copie che non hanno nessuna somiglianza architettonica con l’originale dell’Edicola. Queste, a mio parere, sono anche assai interessanti perché permettono di immaginare come l’Edicola di Gerusalemme sarebbe potuta essere costruita nel XVII e XVIII secolo se – ad esempio – sarebbe stato necessario ricostruirla.

Chi ha iniziato la costruzione di queste copie?

Finora lo studio del Corpus delle copie non consente di rispondere in via definitiva a questa domanda. Tuttavia, possiamo – allo stato attuale della ricerca – constatare che diversi gruppi sono stati attori nell’edificazione di queste edicole. I primi sono stati i francescani, i custodi dei Luoghi Santi, che hanno voluto creare molte copie soprattutto nei Sacro-Monti. Un certo numero di conventi francescani possiede al suo interno almeno un’edicola, come quella della Custodia a Washington, che conserva anche una copia della Tomba della Vergine, della Dormizione di Maria, e anche della Grotta della Natività. Inoltre, è apparso evidente che gran parte di queste copie è stata fatta tra la fine del XVII e il XVIII secolo; ciò si deve all’iniziativa dei frati cappuccini, ramo dei francescani dopo il Concilio di Trento, o dei Gesuiti. Oltre a queste comunità religiose, anche ex pellegrini, vescovi e privati devono aver commissionato la costruzione di copie.

La maggior parte delle copie del Santo Sepolcro si trovano in Austria e nella Repubblica Ceca. Quali sarebbero secondo Lei le ragioni?

Una delle mie principali scoperte durante la formazione del corpus è che la maggior parte delle copie dell’Edicola è stata costruita durante la Contro Riforma negli antichi regni di Boemia, Austria e sui possedimenti della famiglia asburgica. Oggi queste copie si trovano nell’attuale Repubblica Ceca, Germania, Austria, Polonia, Slovacchia, Slovenia. Di altre copie abbiamo referenti in Francia, Belgio, Italia, Russia, Ucraina, Canada, Stati Uniti d’America, Georgia e nella stessa Gerusalemme!

Ci sono copie di altri importanti luoghi santi nel mondo?

È possibile creare un parallelo con la grotta di Massabielle. Come per la tomba di Cristo, è visibile un forte impulso nella riproduzione in copie della Grotta di Lourdes. Dopo la promulgazione del Dogma dell’Immacolata Concezione nel 1854, il messaggio di Lourdes nel 1858 diventa un importante vettore spirituale nel XIX secolo, sino ad oggi. È possibile vedere una copia della Grotta di Lourdes anche in Vaticano. È ancora troppo prematuro nella ricerca trovare un legame determinante sulle motivazioni della costruzione delle copie della Grotte di Lourdes e quella delle copie dell’Edicola. Tuttavia è possibile vedere che si tratta della stessa dinamica di riproduzione di un luogo sacro. Per quanto riguarda le copie del Santo Sepolcro, oggi possiamo trovare delle nuove realizzazioni. Una copia in Canada molto fedele all’Edicola attuale è stata eseguita presso il Santuario della Madonna del Capo, grazie all’iniziativa del beato Frederic Janssome OFM, che fu per dieci anni Vicario della Custodia e ventotto anni Commissario di Terra Santa in Canada. Con il Corpus redatto fino a questo momento, è possibile costruire una vera e propria rete di copie dell’Edicola. Sia che si trovino in chiese, monasteri o case private, un numero significativo di questi edifici continua ad essere utilizzato per pellegrinaggi o durante le celebrazioni della Settimana Santa. Questi luoghi sono vere testimonianze del mistero della Resurrezione e possono essere uno strumento spirituale o liturgico. Inoltre, l’approfondimento di questa ricerca consentirà una migliore comprensione di questo fenomeno di costruzione, ma vuole anche essere uno strumento per la conservazione di questi luoghi. Queste tombe vuote rappresentano il forte legame che unisce, nei pressi della tomba di Gerusalemme, tutti i fedeli nel mondo.

Intervista realizzata da Saher Kawas