I Patriarchi latini di Gerusalemme – Dieci aneddoti su Vincenzo Bracco

By: Cécile Leca/ lpj.org - Published: March 07 Mon, 2022

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GERUSALEMME - Dal suo ripristino nel 1847, con la pubblicazione della Lettera Apostolica Nulla Celebrior del Sommo Pontefice Pio IX, il Patriarcato Latino di Gerusalemme ha avuto dieci diversi Patriarchi. Da Giuseppe Valerga fino all’attuale Arcivescovo della diocesi, Pierbattista Pizzaballa, senza dimenticare Filippo Camassei né Michel Sabbah, tutti hanno portato il loro personale contributo a questa Chiesa Cattolica particolare che è il Patriarcato Latino. Oggi, lpg.org vi invita a riscoprire la storia dei primi Patriarchi raccontandovi dieci aneddoti poco conosciuti su ognuno di loro.

II / Arcivescovo Vincenzo Bracco – Patriarca dal 1873 al 1889

Date importanti:

  • 14 settembre 1835: nasce a Torrazza in Liguria
  • 18 giugno 1859: è ordinato sacerdote a Genova
  • 23 maggio 1860: arrivato al Patriarcato, lavora come professore di filosofia al seminario
  • Ottobre 1862: rettore del seminario all’età di 27 anni.
  • 29 gennaio 1866: nominato vescovo titolare di Magydus e vescovo ausiliare del Patriarca
  • 21 marzo 1873: nominato Patriarca a 38 anni
  • 1873-1889: fondazione delle missioni di Ermemin, Fuhais, Kerak, Reneh, Chefamar, Rafidia, Madaba, Gaza, Ain Arik, Zababdeh, Hoson e Ajloun.
  • 19 giugno 1889: muore di polmonite all’età di 54 anni.

Gli aneddoti:

  • Portava i nomi sia del padre che della madre

Mons. Bracco è conosciuto con il nome di Vincenzo, ma in realtà il suo nome completo era Giovanni Vincenzo (o Vincenzo Giovanni, a scelta). “Vincenzo” veniva da sua madre (Vincenza) e dal nonno, e “Giovanni” da suo padre.

  • Durante la sua infanzia, camminava ogni giorno per dieci chilometri

Nato in una famiglia povera, mons. Bracco, che mostrò una precoce attitudine all’apprendimento, fu uno studente di successo al collegio di Porto Maurizio. Tuttavia, non poteva permettersi di pagare il pensionato e dovette iscriversi come studente esterno. Se questo gli permise di seguire il programma scolastico come ogni altro studente, significò anche che doveva fare cinque chilometri da Torrazza a Porto Maurizio ogni mattina e ogni sera e per di più all’alba, perché la Messa era celebrata ogni giorno un’ora prima dell’inizio delle lezioni e mons. Bracco non voleva perdersela. Oltre a questo, trascorreva le sue vacanze a lavorare la terra con la sua famiglia, servendo fedelmente la Messa ogni mattina. Si potrebbe pensare che un tale programma gli lasciasse poco tempo per lo studio, ma non fu così. Malgrado queste difficili condizioni, in qualche modo mons. Bracco riuscì comunque a diventare il primo della sua classe, al punto che i suoi compagni si arresero nella gara per il primo posto, giudicandola impari. E pensare che fu considerato “troppo debole” per il servizio militare!

  • Fu lo stesso Patriarca latino di Gerusalemme a richiedere la sua presenza in Terra Santa

Mons. Bracco non aveva ancora finito gli studi che la sua reputazione era già affermata. Serio, disciplinato, pio, calmo…non mancavano gli aggettivi positivi per descriverlo. Grazie a fr. Antonio Belloni, un salesiano che aveva studiato con mons. Bracco e che era molto legato alla causa degli orfani, queste lodi raggiunsero le orecchie di mons. Valerga, il primo Patriarca latino di Gerusalemme. Così, alla fine del 1859, quest’ultimo scrisse al Prefetto della Sacra Congregazione per chiedere che il giovane missionario lo raggiungesse in Terra Santa. Si dice che quando ricevette la notizia, mons. Bracco disse semplicemente: “Amen!”.

  • Non gli piaceva parlare di sé

Mons. Bracco non era timido, ma la sua umiltà era tale che qualche volta portò a situazioni sorprendenti. Scelto dal Papa per diventare vescovo ausiliare del Patriarcato nel 1866 (su raccomandazione del Patriarca Valerga), la sua nomina fu ricevuta con grande entusiasmo: la folla in festa accolse il nuovo vescovo con cortei, dimostrazioni di scherma, colpi di cannone, fuochi d’artificio e canti tradizionali. Ma appena i festeggiamenti finirono, mons. Bracco si chiuse in camera e pianse a lungo, come se una tale dimostrazione l’avesse profondamente colpito. Più tardi, sovraccaricato dalle frequenti assenze del Patriarca (che era anche Delegato Apostolico per la Siria e spesso mandato nelle missioni fuori dalla diocesi), mons. Bracco seppe che la sua salute stava peggiorando. Scrisse una lunga lettera al Patriarca scusandosi per la sua “indisposizione” e mostrandosi molto riluttante nell’intraprendere cure mediche, al punto da chiedere al Patriarca il permesso di essere curato e insistendo che le cure non avvenissero lontano dalla Terra Santa e senza scomodare nessuno. Per essere una persona che era pronta a “presentare il suo portamonete” a ogni povero o per una buona causa (come diceva uno dei suoi professori di teologia), mons. Bracco si rivelò poco incline a prendersi cura di sé stesso…

  • Introdusse le Suore del Rosario nella diocesi del Patriarcato

Le Suore del Rosario sono la congregazione cristiana cattolica femminile più antica dell’oriente arabo. Sono attive in tutta la Terra Santa. E fu mons. Bracco a rendere la loro istituzione possibile. Nel 1875, suor Marie-Alphonsine, che apparteneva alla Congregazione di san Giuseppe dell’Apparizione, andò a casa di lui per parlargli della propria vocazione, perché aveva avuto una visione della Vergine che le chiedeva di fondare “la Congregazione del Rosario”. Mons. Bracco la mandò dal fondatore dell’Orfanotrofio Cattolico a Betlemme e più tardi rese disponibile per la giovane comunità una casa non lontana dalla Co-Cattedrale. Poi istituì un noviziato e, al fine di formare e di insegnare alle giovani ragazze, mandò diverse sorelle per tutta la diocesi: Zababdeh, Nablus, Birzeit, Beit Sahour, Fuheis, Jaffa (Nazaret), Salt…È da notare che mons. Bracco supervisionò l’instaurazione di molti altri istituti religiosi nella Terra Santa: tra questi, gli Assunzionisti, i Padri Trappisti, le Clarisse, i Fatebenefratelli di san Giovanni di Dio…

  • Era un bravo scrittore

Mons. Valerga, il primo Patriarca, aveva richiesto che si componesse una raccolta per l’apprendimento religioso della sua diocesi. Mons. Bracco si occupò di aggiornarla e la adattò ai bambini, dividendola in due volumi, uno per i più piccoli e l’altro per gli adolescenti. Scritto in arabo e poi tradotto in francese, questo testo rimarrà il riferimento per il catechismo dei giovani per più di 40 anni. Il secondo Patriarca latino di Gerusalemme non si fermò qui: tradusse anche la Bibbia in arabo con l’aiuto dei Gesuiti, e scrisse molte lettere pastorali ai suoi fedeli, per mantenersi in contatto con loro e insegnare la religione.

  • Seguiva una lista di regole molto severe

“Severe” è un eufemismo. Le sue regole includevano “Alzarsi alle 5.00”, “Celebrare la Messa alle 7.00, poi Ringraziamento alle 8.00” e “Recitare il Mattutino e le Lodi, poi mezz’ora di preghiera, le preghiere della sera, e l’esame di coscienza dopo la lettura spirituale delle 8.30”. (Ogni giorno, ovviamente). Per non parlare delle regole riguardanti il suo comportamento interiore: “Compiere atti di fiducia nella bontà e nell’aiuto di Dio […]”, “Assicurarsi che l’unico scopo delle mie azioni sia di piacere sempre a Dio”, “Non prendere mai una decisione su una questione seria senza avere implorato la luce dello Spirito Santo per almeno tre giorni”, o anche “Tentare di mantenere in me stesso un profondo senso di umiltà”.

  • Una delle difficoltà che incontrò nella fondazione delle missioni riguardava…le donne

In quel tempo, in Transgiordania, le donne non erano solite entrare nelle chiese. Solo la presenza di suore le poteva fare entrare, ma esse non erano ancora presenti ovunque, e alcune missioni soffrivano per questa mancanza. Perciò, a Fuheis, se da un lato le donne accoglievano il sacerdote con entusiasmo, dall’altro si disperdevano appena egli entrava in chiesa, e rimanevano solo gli uomini. Il Patriarca deplorava profondamente questo e cercò di accelerare l’istituzione dei congregazioni religiose femminili per rimediarvi.

  • Era ammirato da tutti…compresi i non Cattolici

Descritto come un “vero uomo di Dio” e un “pastore di anime” da mons. Giacomo Giuseppe Beltritti (Patriarca latino di Gerusalemme dal 1970 al 1987), come un uomo di “inalterabile calma e gentilezza” dai suoi pari, e come qualcuno di “estrema carità” dai suoi insegnanti, mons. Bracco ebbe sempre la reputazione di essere un vero santo tra i membri della diocesi…ma non solo. Molti sacerdoti stranieri tessevano le sue lodi…per non parlare dei musulmani, che lo chiamavano “l’uomo che non pecca”, o anche i Greci Ortodossi, che più di una volta espressero la loro ammirazione per le sue virtù.

  • Poco prima della sua morte, concesse tre benedizioni

Questa scena ebbe luogo poco ora prima che spirasse. Sfinito dalla polmonite, giaceva nel suo letto e tutti sapevano che presto se ne sarebbe andato. Tutti i sacerdoti andarono al suo capezzale per ricevere la sua benedizione. Seguirono i seminaristi…e poi un gruppo di gerosolimitani, che si fecero avanti per udire la voce del Patriarca benedirli un’ultima volta. La notte seguente, mons. Bracco spirò dopo sedici anni alla guida del Patriarcato latino.

Continua…