Iftar ecumenico e interreligioso alla Casa di Abram

By: Cécile Leca/ lpj.org - Published: April 27 Wed, 2022

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GERUSALEMME - Martedì 26 aprile il Patriarcato Latino di Gerusalemme, insieme al Secours Catholique – Caritas Francia, ha organizzato un Iftar presso la Casa di Abramo di Gerusalemme, luogo di accoglienza per pellegrini situato nel cuore di Gerusalemme Est, non lontano dai quartieri di Silwan e Ras al-Amud.

La parola Iftar (o, a seconda del dialetto, "futoor") significa letteralmente "rompere il digiuno" in arabo. Oggi è usato per riferirsi alle cene del Ramadan; mangiare dopo il tramonto, è un importante momento di condivisione e convivialità per i musulmani. Per Bernard Thibaud, direttore della Casa, questo è stato il secondo Iftar dell'anno: un primo era già avvenuto il 9 aprile, in collaborazione con l'associazione per la promozione delle donne AWC (Al Thouri Women's Center), con la quale la Casa di Abramo aveva già organizzato un Bazar di Natale nel 2021. Sotto forma di banchetto aperto a tutti, allestito con l'aiuto degli Scout e delle Guide di Francia, questo Iftar contava circa 200 partecipanti unendo famiglie cristiane e musulmane, oltre alla comunità della Casa di Abramo: volontari, religiosi e impiegati. Ci sono stati anche laboratori per bambini sui temi della Pasqua e del Ramadan e un concerto.

Organizzato su iniziativa del Patriarcato Latino, il secondo Iftar questa volta ha visto la partecipazione di personalità religiose: Mons. Yacoub Ephrem Semaan, Vicario patriarcale della Chiesa siro-cattolica; Mons. Munib Younan, Vescovo emerito della Chiesa luterana; Mons. Jean-Pierre Cattenoz, arcivescovo emerito di Avignone; e Mons. Atallah Hanna, arcivescovo greco-ortodosso. Il Patriarcato Latino era a sua volta rappresentato dal Vescovo William Shomali, Vicario Generale per Gerusalemme e Palestina, dal Vescovo Boulos Marcuzzo, Vescovo emerito e Titolare di Emmaus, e dal Sig. Sami El-Yousef, Amministratore Delegato. Tra gli ospiti c'erano anche diverse persone politiche musulmane e i residenti dei quartieri di Silwan e Ral al-Amud. In totale, circa 80 ospiti sono stati accolti nella Casa, grazie al lavoro di Munir El Ghoul, Yusef Daher, nonché dei volontari e delle suore della Casa (le Suore Domenicane della Presentazione della Beata Vergine), che hanno contribuito all'organizzazione dell'evento.

"Lo vedo sia come una tradizione che come un importante momento ecumenico, durante il quale musulmani e cristiani si riuniscono per un momento di condivisione e scambio", spiega Sylvie Thibaud, moglie del direttore di Abraham House. "È il tipo di iniziativa che non solo crea legami tra i diversi riti e religioni, ma permette anche ad alcuni di incontrarsi, ad altri di conoscersi... In altre parole, è un evento che contribuisce ad ampliare la rete interreligiosa, e così, forse, a trovare nuove opportunità di incontri ecumenici e fraterni".

Questo è, infatti, l'obiettivo principale della Casa di Abramo, concepita con questa vocazione in mente, e che il signor Thibaud ha ricordato nel suo discorso serale. "Voglio che tutti qui sappiano che questa Casa è anche la loro e che il nostro obiettivo è che tutti, indipendentemente dalla loro religione o condizione, qui si sentano a casa".