Il porto vecchio di Limassol accoglie la mostra "I Latini di Cipro"

By: Geoffroy Poirier-Coutansais/PLJ - Published: August 05 Wed, 2020

Il porto vecchio di Limassol accoglie la mostra "I Latini di Cipro" Available in the following languages:

LIMASSOL - il 29 luglio 2020 si è svolta inaugurazione della mostra “I latini di Cipro”, allestita negli edifici rinnovati dei magazzini dell'Autorità portuale di Cipro, situata sul luogo del vecchio porto di Limassol. Ha inaugurato l’esposizione il presidente del Parlamento cipriota Dimitris Syllouris, alla presenza dell'Ambasciatore d'Italia e della rappresentante della Comunità Latina presso la Camera dei rappresentanti, Antonella Mantovani. Nell’occasione l'Ufficio Media del Patriarcato Latino ha voluto ritornare sulla Storia di questa comunità che tanto ha contribuito all'edificazione del patrimonio dell'Isola, come anche allo sviluppo della società cipriota contemporanea nei suoi diversi aspetti.

La mostra "I Latini di Cipro" è ormai aperta negli edifici rinnovati dei magazzini dell'Autorità portuale di Cipro, situata sul luogo del vecchio porto di Limassol, dove il pubblico potrà visitarla fino al 19 ottobre 2020.
La mostra espone materiale storico e fotografico ma anche oggetti legati alla presenza dei Latini a Cipro nel corso dei secoli. Oltre alla lingua greca è stata tradotta in inglese e in italiano.
Il presidente del Parlamento cipriota, Dimitris Syllouris, ha inaugurato l'esposizione accanto alla rappresentante della Comunità latina alla Camera dei rappresentanti (Assemblea Nazionale). Era presente anche l'Ambasciatore di Italia presso la Repubblica di Cipro.

I Latini di Cipro: storia, cultura e società

La presenza dei cattolici latini a Cipro, quasi millenaria, è ininterrotta dal 1192. E, se il peso demografico e lo status giuridico di questa comunità si è costantemente modificato per impulso delle varie potenze occupanti fino all'indipendenza dell'isola e al suo riconoscimento ufficiale come gruppo religioso, il suo contributo allo sviluppo economico, culturale e sociale dell'isola è stato una costante. I latini di Cipro rappresentano oggi una comunità rispettata, riconosciuta dallo Stato, la cui appartenenza alla comunità nazionale in una società prevalentemente greca è testimoniata, tra l'altro, dall'entità del patrimonio, sia tangibile che intangibile, che ha lasciato in eredità al popolo cipriota.

Anche se i primi contatti dei latini con Cipro risalgono al 1126 attraverso i mercanti di Venezia e Genova, la storia della comunità latina di Cipro inizia nel 1192, con l'arrivo sull'isola di un'ondata di migranti cattolici europei, della Cilicia e del Levante, accolti dal re franco di Gerusalemme. Nel 1196, un arcivescovo latino si insediò a Nicosia, l'attuale capitale cipriota, accompagnato da tre vescovi che si stabilirono nelle città di Famagosta, Limassol e Pafos, portando con sé l'arrivo di numerosi ordini cattolici romani che si stabilirono sull'isola durante il periodo franco e veneziano (1192-1489 e dal 1489 al 1570). Durante questo periodo, i latini di Cipro rappresentavano il 15-20% della popolazione ed esercitavano un'importante influenza come nobiltà dominante.

La conquista dell'isola da parte dell'esercito ottomano (1570-1571) pose fine a questa epoca d'oro, provocando l'esilio di migliaia di fedeli latini e lo scioglimento ufficiale della loro Chiesa. Il clero riuscì in qualche modo a mantenere una presenza sull'isola, in particolare attraverso i monasteri francescani. Il ruolo dei consolati di Larnaca, che dal XVII secolo in poi hanno assistito i numerosi migranti europei - banchieri, medici, mercanti e commercianti - contribuì allo sviluppo di una piccola comunità latina nella città. Le scuole furono istituite da comunità religiose, come la Scuola Terra Santa, fondata nel 1646 dai Francescani, e la Scuola di San Giuseppe fondata dalle Suore omonime nel 1844.

La politica di tolleranza religiosa che caratterizzò il periodo britannico dal 1878 in poi rafforzò la comunità latina, le cui scuole si moltiplicarono nelle varie città di Cipro, permettendo l'integrazione dei latini nella società cipriota nel suo complesso.

L'indipendenza dell'isola, conseguita nel 1960, segna un ulteriore passo avanti nell'emancipazione della comunità cattolica romana con, a livello politico, il suo riconoscimento da parte dello Stato come gruppo religioso e l'ottenimento di un rappresentante eletto nel Parlamento cipriota.

Nonostante l'invasione turca del 1974, che ha provocato in molte famiglie cattoliche la conversione allo status in rifugiati, la comunità latino-cattolica di Cipro ha continuato a crescere, a prosperare e a rafforzare il suo contributo allo sviluppo dell'isola in tutti i suoi aspetti, soprattutto nel campo dell'istruzione. Le scuole latine, in cui si sono iscritte decine di migliaia di bambini, sono sempre state considerate prestigiose, oltre ad essere note per l'accoglienza degli studenti senza distinzione di religione o di etnia. Oggi a Cipro operano solo due scuole latine: il Collegio Terra Santa di Nicosia e la Scuola di Santa Maria a Limassol.

Da parte loro, i latini di Cipro possono vantarsi di aver lasciato un importante patrimonio architettonico e linguistico, soprattutto durante il periodo franco e veneziano, durante il quale sono stati costruiti molti monumenti (forti, castelli, abbazie cattedrali, chiese) e decine di parole - ancora oggi in uso - sono state incorporate nel dialetto cipriota.

Dal 1847, un vicario patriarcale latino è presente a Cipro, sotto l'autorità del Patriarcato di Gerusalemme, che ha quattro parrocchie sull'isola. Il Patriarcato gestisce la parrocchia di San Paolo a Paphos, mentre le altre tre (Santa Caterina, Santa Maria delle Grazie e la Santa Croce) sono gestite dai Francescani. Residente a Nicosia, il vicario è sostenuto da undici sacerdoti che officiano nella capitale, a Limassol, Larnaka e Pafos, città che ospitano una dozzina di chiese e cappelle latine equamente distribuite tra le quattro località.

La comunità latina è molto attiva anche a livello associativo. Sull'isola esistono oggi numerose organizzazioni sociali, umanitarie e caritatevoli (ricoveri per lavoratori stranieri, case di riposo per anziani) e, a cadenza mensile e bisettimanale, vengono pubblicati bollettini dalle parrocchie e dai loro rappresentanti in Parlamento. 

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