La biblioteca della Scuola francese di ricerca archeologica e biblica celebra il ventesimo anniversario del suo restauro

By: lpj.org - Published: March 10 Thu, 2022

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GERUSALEMME – La biblioteca della Scuola francese di ricerca archeologica e biblica come la conosciamo oggi, situata nel convento domenicano di Santo Stefano a Gerusalemme, fu rinnovata vent’anni fa grazie ai fondi dell’Unione Europea.

La biblioteca fu inaugurata nel novembre 2001 da Romano Prodi, l’allora Presidente della Commissione Europea, durante la sua visita a Gerusalemme. Conquistato dall’atmosfera di pace e di studio di questo luogo eccellente di scambio culturale e umano, come molti prima di lui, espresse il desiderio, a nome dell’Unione Europea, di sostenere il suo restauro.

Perciò mercoledì 9 marzo, alla Scuola francese di ricerca archeologica e biblica (EBAF), è stato celebrato l’anniversario di questa inaugurazione, alla presenza di un’assemblea di diplomatici e ricercatori. Il Console Generale di Francia, il sig. René Troccaz, a nome della Presidenza francese dell’Unione Europea, e il sig. Sven Kühn von Burgsdorff, rappresentante dell’Unione Europea per Gerusalemme e i territori palestinesi, si sono congratulati con i dirigenti della EBAF per tutto il lavoro compiuto ogni giorno a servizio della scienza archeologica e del dialogo culturale e interreligioso.

Successivamente, Cyrille Jalabert, priore del Convento di Santo Stefano, e p. Jean-Jacque Pérennès, diretto della EBAF, hanno espresso i loro ringraziamenti e p. Bernard Didier Ntamak Songué, OP, che ha raggiunto il convento di Santo Stefano l’anno scorso come bibliotecario, ha presentato l’eccezionale raccolta di documenti di cui è responsabile.

Costruita gradualmente a partire dalla documentazione raccolta o pubblicata dai fondatori domenicani della Scuola nel 1890 e dai loro successori, la Biblioteca offre oggi 450.000 riferimenti specializzati nei campi della Bibbia, dell’esegesi, dell’archeologia, della storia dell’Antico Vicino Oriente e delle lingue antiche.

Guardiano amichevole ma rigoroso di circa 250.000 opere, regolarmente arricchite da nuove acquisizioni e alle quali vanno aggiunti più di 1000 titoli di riviste specializzate e periodici (450 ancora attivi), p. Bernard ironicamente ha ricordato che questi volumi, allineati verticalmente, potrebbero pavimentare tutta la strada che c’è dalla EBAF a Betlemme.

Primariamente rivolta ai professori e agli studenti della Scuola, ma anche fonte di informazioni senza pari per i ricercatori di tutto il mondo, questa biblioteca privata è aperta su richiesta agli scienziati, ai professori e ai dottorandi, dopo l’approvazione del bibliotecario. Ogni ospite era pertanto consapevole del grande privilegio concesso quando ha visitato la Biblioteca dopo i discorsi di ringraziamento e di presentazione.

Divisi in piccoli gruppi riuniti intorno ad un professore della EBAF, i visitatori hanno potuto ammirare alcune delle opere più preziose e rare della Biblioteca, esposte sui tavoli della sala di lettura grazie al magnifico lavoro di preparazione del personale della Biblioteca. Litografie, mappe, incunaboli e pergamene erano davanti ai loro occhi, perfettamente messe in evidenza tra le interminabili file di scaffali.

Fedele allo spirito dei suoi padri fondatori, la Biblioteca della Scuola biblica e archeologica francese non è ancora soddisfatta di questo grande successo. Oggi si sta preparando ad affrontare nuove sfide.

Grazie al livello di eccellenza che ha conservato per più di cento anni, la Biblioteca della EBAF è stata infatti selezionata per il progetto “Biblioteche dell’Oriente”, avviato dalla Bibliothèque nationale de France (BnF). L’obbiettivo è di rendere disponibili alcune delle loro opere, a lungo termine, sul portale digitale GALLICA. Tutta l’esperienza e la meticolosità dei membri della EBAF sarà impiegata per contribuire a realizzare questo progetto, dato che la digitalizzazione costituisce un innegabile e anche indispensabile progresso per la valorizzazione e la conservazione del patrimonio culturale, a volte così vulnerabile.

A lungo termine, i Domenicani devono anche considerare la costruzione di una nuova ala per le loro raccolte, che continuano ad essere arricchite.