Mons. Shomali: "Le parrocchie della Giordania accolgono con entusiasmo i laici come accoliti"

Published: March 15 Fri, 2019

Mons. Shomali: "Le parrocchie della Giordania accolgono con entusiasmo i laici come accoliti" Available in the following languages:

GIORDANIA – Il 23 agosto 2018 una ventina di fedeli hanno ricevuto il ministero di Lettore per proclamare la Parola nella propria parrocchia. Nelle ultime settimane alcuni di loro hanno ricevuto anche il ministero dell’accolitato, mentre altri lo riceveranno presto. In un’intervista con il Media Office, Mons. William Shomali, Vicario patriarcale per la Giordania, discute l’origine, l’attuazione e lo scopo di tale iniziativa.

Vescovo Shomali, abbiamo partecipato lo scorso agosto al conferimento del Lettorato ad una ventina di laici e vediamo queste ultime settimane questi stessi uomini diventare accoliti. Può spiegare l’origine di questo passo?

Nel Vicariato di Giordania, alcune parrocchie – Fuheis, Jubeiha, Tilaa-el-Ali – hanno un gran numero di fedeli e quindi il tempo della Santa Comunione può durare molto a lungo, a volte fino a mezz’ora. Con il Consilio presbiterale è sembrato necessario chiedere ad alcuni laici di partecipare al servizio dell’altare per alleggerire il lavoro del sacerdote. Abbiamo già avuto questa esperienza a Giaffa di Nazareth ed a Gerusalemme qualche anno fa. Dopo l’approvazione del Consiglio presbiterale e dell’Amministratore Apostolico, il Vicariato ha rivolto l’invito a presentare candidature in ogni parrocchia. Il Consiglio presbiterale ha quindi selezionato un certo numero di candidati che avevano già ricevuto una certa formazione biblica per divenire Lettori (il passo necessario prima dell’accolitato) e poi ha organizzato una seconda fase di formazione più specializzata in teologia eucaristica. Mentre l’Istituzione dei Lettori è stata celebrata in comune presso il Centro Regina della Pace di Amman, ora ogni candidato riceverà il ministero di accolito nella sua parrocchia. Ognuna di queste celebrazioni è un momento spirituale intenso per le parrocchie in cui vediamo che c’è molto entusiasmo per questo tipo di cammino.

Qual è l’impegno di questi uomini e che cosa si chiede loro?

Sebbene sia stata la diocesi che ha dato origine all’iniziativa, l’impegno di ognuno è stato personale e di piena adesione; inoltre se gli accoliti erano sposati, le mogli dovevano dare il loro consenso. L’ accolito interviene durante le celebrazioni (lettura, preparazione delle offerte, distribuzione della comunione, purificazione dei vasi sacri) ma anche nella cura pastorale portando la Santa Comunione ai malati, assumendosi la responsabilità dei chierichetti, o preparando i bambini alla Prima Comunione. Tuttavia, a differenza del diacono, non può tenere omelie o conferire sacramenti.

Qual è il profilo di questi uomini che hanno scelto di dare un po’ più di loro stessi alla Chiesa e qual è il loro posto nella loro parrocchia?

La maggior parte di loro, prima di questo passo verso il lettorato e l’accolitato, erano già molto impegnati nelle attività parrocchiali (scouting, coro) e quindi erano anche ben conosciuti dagli altri parrocchiani. Tutti hanno un lavoro ben pagato per sostenere la loro famiglia (il servizio ecclesiale è volontario), e quasi tutti sono sposati. Solo uno è single. Hanno tra i trenta e i sessant’anni.

E perché non le donne?

Beh, penso che non siamo ancora pronti ad aprire queste istituzioni alle donne. E poi questi ministeri, precedentemente noti come ordini “minori”, sono la porta agli ordini “maggiori”, al diaconato, al sacerdozio, che non sono aperti alle donne. Tuttavia, siamo pienamente consapevoli che le donne non sono meno impegnate nel portare il proprio contributo alla comunità ecclesiale e stiamo pensando al quadro che potremmo offrire loro.

Questi accoliti, una volta istituiti, riceveranno un accompagnamento particolare? E forse alcuni di loro potranno arrivare al diaconato permanente?

Il diaconato permanente non è l’obiettivo di questo approccio, ma non è escluso. Se la diocesi ne avesse bisogno, potrebbe chiamare uno qualsiasi di questi uomini, ma spetterebbe a loro la decisione di intraprendere un processo di formazione più completo di quello che hanno ricevuto finora. È un impegno di altra portata.

Per ora, questo primo impegno è già stato avviato, ed è per questo che vogliamo accompagnarli nella loro vita spirituale. Ho chiesto a Padre Ashraf Nimri, parroco di Marj El Hamam, di accompagnarli e di offrire loro una formazione e un momento di ritiro spirituale. È indispensabile quando si è al servizio della Chiesa per nutrire la sua fede e farla vivere.

Intervista condotta da Cécile Klos