“Non dimenticherò questa terra e quelli che continueranno a viverci” P. Jean-Daniel Gullung, assunzionista, dice arrivederci alla Terra Santa

By: Geoffroy Poirier-Coutansais/PLJ - Published: July 06 Mon, 2020

“Non dimenticherò questa terra e quelli che continueranno a viverci” P. Jean-Daniel Gullung, assunzionista, dice arrivederci alla Terra Santa Available in the following languages:

GERUSALEMME - P. Jean-Daniel Gullung, superiore della comunità assunzionista e rettore di San Pietro in Gallicantu da 9 anni, tra pochi giorni passerà le consegne al suo successore, prima di partire per la Francia dove lo attende una nuova missione ad Albertville in Savoia, al servizio di Padri e Fratelli anziani. Prima della sua partenza si è intrattenuto con l’Ufficio Media del Patriarcato Latino, per condividere la sua esperienza in Terra Santa, e in particolare l’ultimo decennio trascorso a Gerusalemme come religioso e rettore di un Luogo Santo.

Padre, lei conosceva già bene la Terra Santa prima di essere nominato superiore della comunità assunzionista di San Pietro in Gallicantu nove anni fa. Ci racconti…

1/ Circa cinquanta anni fa sono venuto per la prima volta in Terra Santa, era il luglio 1973, un anno dopo la mia ordinazione. Dal momento che sono religioso, chiedevo alle persone che volevano farmi un regalo di partecipare al finanziamento del pellegrinaggio che desideravo fare a Gerusalemme: perché non si predica più allo stesso modo, quando si sono visti i luoghi dove Gesù ha vissuto.

Pensavo che questo sarebbe stato il pellegrinaggio della mia vita, poi 4 anni più tardi, nel settembre del 1977, ho accompagnato il mio primo gruppo di pellegrini, e stagione dopo stagione, anno dopo anno, ho guidato più di 60 gruppi, prima di essere nominato nel 2011 superiore della comunità e rettore del santuario di San Pietro in Gallicantu. Dopo 3 mandati di 3 anni, è arrivato il momento del passaggio di consegne.

Molti stranieri che risiedono in Terra Santa ammettono che la loro quotidianità qui, ha nettamente cambiato la percezione che si erano fatti del paese nel corso dei vari viaggi/pellegrinaggi. E’ la stessa cosa per lei? Aveva delle preoccupazioni prima di stabilirsi a Gerusalemme 9 anni fa?

2/ Non è la stessa cosa essere di passaggio o risiedere qui. Spesso mi domandavo se avrei resistito in mezzo alle tensioni che attraversa questo paese. Ero venuto subito prima della guerra del Kippur, e ho conosciuto le due intifada, poi la guerra di Gaza in luglio-agosto 2014. Ho condiviso le speranze di pace e le illusioni degli accordi non raggiunti, e partirò lasciando i suoi abitanti di fronte ad un avvenire incerto. Sapevo che sarei stato solo per un tempo, ma non dimenticherò questa terra e quelli che continueranno a viverci.

Le Congregazioni religiose da tutto il mondo scelgono di venire in Terra Santa, per fare servizio nei più diversi campi di attività. Qual è il motivo della presenza degli Assunzionisti?

3/ La nostra missione e la nostra ragion d’essere, è accogliere i pellegrini che vengono qui a ricordare un momento importante nell’itinerario della Passione. Sono sempre stato colpito dal fatto che il Cammino della Croce comincia con la condanna a morte di Gesù presso Pilato, e che i misteri del Rosario passano dall’agonia alla flagellazione, al coronamento di spine. Ora, tra il Getsemani e il Pretorio di Pilato c’è il Palazzo di Caifa! Attraverso foglietti e pannelli ho voluto ricordare che il santuario di San Pietro in Gallicantu è portatore di un messaggio di misericordia. Il grande mosaico del coro della chiesa mostra Gesù, condannato a morte per bestemmia, che accoglie la croce che discende dal cielo. Esso ricorda ciò che Gesù ha detto a Nicodemo: «Dio ha tanto amato il mondo, da consegnare suo Figlio per salvarlo». Riconoscendosi come il Figlio di Dio davanti al Sinedrio, Gesù ha accettato la croce, che l’amore del Padre non gli ha risparmiato. Quanto alle icone della cripta, ricordano che qui l’apostolo Pietro, troppo sicuro di sé, ha fatto esperienza della sua debolezza attraverso il suo triplo rinnegamento, ma anche - e questo è ciò che lo ha salvato dalla disperazione -, dello sguardo misericordioso del Salvatore.

Comunità straniera impegnata con i pellegrini, gli Assunzionisti sono parte integrante della chiesa locale. Come superiore e rettore di San Pietro in Gallicantu, deve essersi sentito spinto, come i suoi predecessori, a innovare, e iniziare delle nuove tradizioni liturgiche. Quale eredità lascia ai pellegrini e alla Diocesi di Gerusalemme?

4/ Ogni anno, e sono nove quest’anno, ho voluto contrassegnare la festa di San Pietro con la celebrazione dei primi Vespri, preceduti da un pellegrinaggio sui passi di Gesù e Pietro, dando la possibilità di risalire i gradini della Scala Santa che li ha condotti al palazzo del Sommo Sacerdote. Un’altra occasione di accesso alla scala è offerta la sera del Giovedì Santo, dopo la celebrazione della Messa della Cena del Signore, attendendo la grande processione che arriva dal Getsemani, guidata dai Francescani. I pellegrini rimpiangono di non avere più accesso alla scala, ma se vogliamo preservarla per quelli che verranno dopo di noi, bisognava proteggerla dal degrado.

Nel 2013 le zone archeologiche sono state circondate da una chiusura ed è stata disposta una scala parallela, per consentire di osservarla.

Lo scorso anno, alcuni giorni, abbiamo avuto oltre tremila pellegrini al giorno. La scala, che d’altra parte è pericoloso percorrere nel senso della discesa, non resisterebbe con una tale affluenza.

Quando si passano tanti anni come responsabile di un santuario di questa portata, vi si lascia necessariamente il segno. Ha portato a termine dei lavori di cui è particolarmente soddisfatto?

5/ La Chiesa ed il convento erano stati rinnovati dai miei predecessori, e pensavo di dover fare soltanto dei lavori di manutenzione. Avevano anche fatto installare un ascensore, per consentire alle persone con scarsa mobilità di accedere alla chiesa. Ma un giorno ho trovato una persona in carrozzella, lasciata sola davanti all’ingresso della chiesa, mentre il suo gruppo continuava la visita. Ne sono rimasto colpito, e ho deciso di fare allestire un percorso a piani inclinati, che è stato inaugurato nella festa di San Pietro del 2016. In questo modo le persone con disabilità possono raggiungere la cripta e da lì vedere la fossa profonda, le zone archeologiche, e accedere al modellino della Gerusalemme bizantina, e anche al belvedere. E’ una realizzazione di cui sono particolarmente felice.

Gerusalemme è conosciuta come la Città delle tre religioni monoteistiche. D’altra parte si ha meno consapevolezza della diversità che caratterizza la Chiesa stessa, con il suo mosaico di confessioni e riti che coabitano nella Città Santa. Cosa le ispira questa diversità? Ne conserva un ricordo particolare?

6/ Un ricordo che conserverò di Gerusalemme è quello della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani.

In questa Città che è quella della Chiesa Madre, la diversità della Chiesa salta agli occhi. Ciò che mi è piaciuto, è che ogni giorno si va da una comunità all’altra, per celebrare i vespri secondo la liturgia propria di ciascuna. In seguito c’è un brindisi di amicizia e, cosa unica al mondo, la sera in cui l’ufficio è celebrato nel Santo Sepolcro, viene servito ai piedi del Calvario. Non è meraviglioso?

La sua prossima missione sarà molto diversa da ciò che fa attualmente in Terra Santa. Può parlarcene?

7/ Il Padre Provinciale mi ha chiamato alla comunità assunzionista di Albertville, in Savoia (Francia), per assistere il Superiore nel servizio di Padri e Fratelli anziani. La comunità è composta da una ventina di religiosi, ed è inserita in una casa per ritiri che accoglie una sessantina di persone anziane, uomini e donne. Sono felice di avere ancora abbastanza salute per continuare a fare servizio, e quando non potrò più, non dovrò essere mandato in quella casa: mi troverò già là!