Omelia Messa di Ringraziamento Canonizzazione Charles de Foucauld

By: Pierbattista Pizzaballa - Published: May 29 Sun, 2022

Omelia Messa di Ringraziamento Canonizzazione Charles de Foucauld Available in the following languages:

Eccellenze reverendissime,

Carissimi fratelli e sorelle,

Carissime Piccole sorelle e Piccoli fratelli di Charles de Foucauld,

il Signore vi dia pace!

Ancora una volta ci ritroviamo come chiese cattoliche di Terra Santa qui a Nazareth, per celebrare e ringraziare. Questa volta è la canonizzazione di Charles de Foucauld (CdF) che ci fa nuovamente riunire tutti insieme per fare questa bella esperienza di Chiesa di Terra Santa.

Era giusto, infatti, che qui nella nostra Chiesa e soprattutto qui a Nazareth, si ricordi e si celebri questo santo. Qui ha trascorso momenti importanti della sua vita, forse decisivi per il suo cammino di conversione, al punto che una parte della spiritualità a lui attribuita viene proprio chiamata “spiritualità di Nazareth”.

Non possiamo in questo momento entrare troppo a fondo nella vita spirituale di questo santo, ma prenderò solo alcuni spunti, aiutato dalla Parola del Vangelo che oggi abbiamo ascoltato.

Nel brano del vangelo di oggi si parla diverse volte di gloria e di amore, termini che si richiamano a vicenda, e che in questo caso sono quasi sinonimi. La gloria qui è la rivelazione dell’amore di Dio, che ha il suo culmine nell’abbassarsi della lavanda dei piedi e nella croce.

La vera gloria di Gesù sta nel seguire il sentiero dell'umile servizio che culmina nella croce. Anche per i discepoli - e per noi che abbiamo creduto alla loro parola - la vera gloria giace nella via del servizio umile, nella croce che, prima di essere simbolo di sofferenza e sacrificio, è il luogo in cui si conosce l’amore smisurato di Dio. Non si costruisce l’unità, su cui il brano di oggi insiste molto, facendosi grandi ma, al contrario, nel fare spazio all’altro, amandolo più di se stessi. Solo un amore così, che sa donarsi e sa farsi piccolo per fare spazio all’altro, può costruire l’unità e diventare così immagine dell’amore di Dio, dell’unità tra il Padre e Gesù.

Mi pare che questo sia stato anche uno degli aspetti caratteristici del percorso di CdF. Ufficiale proveniente dalla borghesia francese, è lontano dalla Chiesa, dal suo linguaggio e da tutto ciò che la riguarda. È lontano da Cristo. Si avventura, quindi, prima come soldato, e poi come esploratore nel Nord Africa, e lì, a contatto con quelle popolazioni islamiche, povere e religiose, inizia il suo percorso di ripensamento della sua vita spirituale, che lo porterà poi poco alla volta all’incontro con Cristo, di cui si innamorerà e che non lascerà più. Persone che non conoscevano Cristo, lo hanno portato ad incontrare Cristo. Già in queste prime fasi della sua conversione troviamo poi le caratteristiche di tutta la sua vita: l’amore ritrovato per Gesù ha capovolto definitivamente i suoi orientamenti di vita e lo ha portato a farsi piccolo, a cercare il nascondimento, ad un rapporto positivo e costruttivo con l’Islam. L’amore a Cristo gli bastava. Anzi, non gli bastava mai. Non era mai completo.

La “spiritualità di Nazareth”, che si richiama al periodo del nascondimento di Gesù, ai suoi primi trenta anni, non è altro che questo: calarsi nella vita semplice dei poveri, farsi povero con loro, nascondermi in mezzo a loro. È il mistero dell’Incarnazione, in fondo! Ha fatto suo quanto dice San Paolo: “L’amore del Cristo ci possiede; … egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro” (2 Cor. 5,14–15). Dal momento dell’incontro con Gesù, CdF non ha più vissuto per se stesso.

Un’altra caratteristica di CdF è la ricerca. La persona amata non si conosce mai una volta per tutte. È necessario, ogni giorno, in ogni istante della vita, alimentare e crescere in quella relazione. È l’esperienza di CdF, ed è anche l’esperienza di tutti noi. Seguire Cristo significa continuare ogni giorno a cercarlo, desiderare di vedere il suo volto, di poterlo riconoscere nella vita dei piccoli, di farne esperienza. È un cammino fatto di consolazioni, ma anche di tanti momenti bui, di domande che restano inascoltate, di vuoto interiore, di lunghe attese, di purificazione, di silenzi. Ma, ciò nonostante, non ha mai smesso di cercarlo, di desiderarlo, fedele fino all’ultimo all’amore che lo aveva travolto, ma che non gli riempiva mai totalmente il cuore. È un po’ anche la nostra esperienza: quanto vorremmo che Cristo riempisse davvero la nostra esistenza, ma quanto lontani, spesso, siamo da questa esperienza!

L’altra caratteristica del santo è legata alla precedente: la relazione. Amare Cristo, significa amare l’uomo. Non si possono separare queste due aspetti, sono due facce della stessa medaglia. Si cerca il volto di Cristo nell’incontro con l’uomo. Per quei tempi, il suo era un modo nuovo di evangelizzare: in un periodo in cui i missionari occidentali andavano in tutto il mondo per portare a modo loro il Vangelo, CdF ha voluto andare in mezzo alla gente, in un certo senso, per farsi evangelizzare da loro, facendosi vicino, cercando di impararne i valori, i modi di fare, la loro cultura, la lingua, le tradizioni. Si sentiva fratello di tutti, anticipando quello che oggi è un tema centrale nella vita della Chiesa. Ma la sua idea di fraternità non si appoggiava su sentimenti vaghi o generici. Era fondata e scaturiva dal rapporto diretto con Gesù.

Ciò che colpisce di questo santo, è che sembra non abbia fatto nulla. Non ha convertito nessuno, non ha fondato niente e, leggendo gli archivi dei nostri conventi di Terra Santa e del Patriarcato, non è riuscito a realizzare nessuno dei suoi progetti, non ha sconvolto nessuno con la sua testimonianza. Anzi, forse, conoscendo un po’ i nostri ambienti, deve essere stato forse considerato come uno dei personaggi un po’ strani che spesso frequentano i nostri ambienti di Terra Santa. Insomma, è un santo che non porta a casa risultati. Nessuno. E muore ucciso, banalmente, come molti oggi.

L’unico criterio con il quale si può in un certo modo misurare la sua esperienza è l’amore. L’amore a Cristo l’ha portato ad imitarlo in tuto, fino alla morte. Ha voluto identificarsi in tutto con l’oggetto del suo amore, e solo alla fine, con la morte, ha potuto colmare quel vuoto che sempre lo accompagnava, perché in quel momento, ha potuto abbracciare in maniera completa e definitiva l’amore che lo aveva conquistato per sempre.

L’amore vero è sempre generativo, apre sempre alla vita e a nuovi orizzonti.

E così è stato anche per CdF. Dopo la sua morte, proprio attorno a lui che non ha concluso nulla nella sua vita, sono nate diverse congregazioni, movimenti, percorsi spirituali, ispirati alla sua esperienza. Alcuni di loro sono qui presenti tra noi, nella nostra Chiesa di Gerusalemme. E questo ci ricorda che quando l’esistenza è davvero riempita da un amore vero, lascia sempre dietro di sé un’impronta.

Cosa lascia a noi Chiesa di Terra Santa la testimonianza di questo santo? Cosa ricorda alla nostra Chiesa di Terra Santa?

Per prima cosa ci ricorda di non operare nella vita della Chiesa in cerca di un risultato. Ci invita a liberarci dalla ricerca dell’esito ad ogni costo, del successo nelle nostre imprese. Ci ricorda che per essere Chiesa non è necessario costruire grandi imprese. La vita della Chiesa è fonte di vita quando scaturisce dall’incontro e dall’amore a Cristo. È questa la prima testimonianza a cui siamo chiamati. Senza l’amore a Cristo, di noi restano solo strutture costose, siano essere fisiche che umane.

E, come abbiamo visto, amare Cristo, significa amare l’uomo, laddove si trova, così come è, senza pretendere nulla, ma facendosi vicino a lui: nel lavoro, nella famiglia, nelle sue domande, nelle sue sofferenze, nel suo dolore. Senza la pretesa di portare soluzioni, che spesso non ci sono, ma portando l’amore di Cristo. E qui in Terra Santa significa farsi accanto ad ogni persona nel suo desiderio di vita, nella sua sete di giustizia, nel suo domandare dignità. Significa chiedere la forza del perdono, costruire relazioni di amicizia con chiunque, rifiutare l’idea di un nemico, ma desiderare di farsi fratelli con ciascuno. Significa rendere concreto e credibile l’amore per tutti.

CdF ci lascia in eredità la ricerca di una relazione serena con quanti non conoscono Cristo, e in particolare con l’Islam, che ha segnato così profondamente la sua vita, e che in questo periodo è un tema così attuale e necessario. Non per convertire, certo, ma per rendere testimonianza all’amore di Cristo, che ci rende tutti fratelli.

La Vergine Maria, Colei che qui in questo Luogo Santo ha custodito la vita nascosta di Gesù, interceda per tutti noi, perché, sull’esempio di CdF, possiamo anche noi imparare, ogni giorno di più, a custodire l’amore che sostiene la nostra Chiesa di Terra Santa. Amen.