Patriarcato latino di Gerusalemme: Un patrimonio liturgico ritrovato

Published: February 28 Thu, 2019

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GERUSALEMME – Da oltre un anno il Patriarcato latino di Gerusalemme ha deciso di catalogare il proprio patrimonio liturgico. Un passo importante in questo progetto, condotto da Charles-Edouard Guilbert-Roed, già responsabile dell’ufficio progetti del Patriarcato e appassionato della sua storia, si è stato compiuto durante una sua visita compiuta  dal 18 al 24 febbraio 2019. A lui si sono affiancati due esperti di Lione, Bernard Berthod e Gaël Favier, per redigere a Gerusalemme un inventario di questi pezzi e studiarne le origini. Un’opera che fa sognare: il restauro renderà possibile un’eventuale esposizione?

Dottore in Lettere ed eminente consulente della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa, Bernard Berthod è da oltre trent’anni curatore d’arte religiosa a Fourvière (vicino Lione), al museo di arte sacra dell’Ottocento e del Novecento.

Proveniente invece da una grande famiglia di orafi lionesi dedita all’arte liturgica e laureatosi all’École pratique des Hautes Études, Gaël Favier è specializzato in oreficeria e arte religiosa. Nel corso dei lavori è stato addirittura scoperto un pezzo segnato dal marchio della famiglia Favier.

La presenza di questi esperti ha avuto diversi obiettivi: in primo luogo riscoprire oggetti di pregio, individuandone l’esatta provenienza e il produttore, e poi valutarne il valore di mercato.

Tra gli oggetti esaminati, gran parte di essi apparteneva ai diversi Patriarchi latini di Gerusalemme: la maggior parte delle croci pettorali contenevano reliquie della croce di Cristo; tra esse, una croce pettorale appartenuta a Mons. Giuseppe Valerga, primo Patriarca latino di Gerusalemme. Croci e anelli episcopali, calici, medaglie e onorificenze di diversi paesi ricordano la presenza e l’importanza politica del Patriarcato. Tra i pezzi prestigiosi studiati, si annoverano la Gran Croce appartenuta a Mons. Michel Sabbah, (primo Patriarca palestinese) e la stola di Mons. Alberto Gori, anch’egli Patriarca Latino di Gerusalemme dal 1949 al 1970.

Per la maggior parte di questi oggetti si tratta di doni dei Cavalieri del Santo Sepolcro, di numerose famiglie e di vescovi. Tra i donatori ci sono anche alcuni Pontefici: Paolo VI offrì una medaglia durante la sua visita nel 1964, e Benedetto XVI ha donato due volte una Croce Pettorale.

La possibilità di restaurare alcuni pezzi di argenteria non ha necessariamente l’obiettivo di utilizzarli successivamente. Andare al passo con i tempi rimane essenziale all’interno della Chiesa, per cui non è più usuale vedere un Vescovo con un anello pontificio d’epoca al dito, soprattutto in considerazione delle dimensioni dell’oggetto e dell’assenza, nella maggior parte dei casi, di guanti episcopali.

In Oriente, a causa dei conflitti permanenti, la nozione di “tutela del patrimonio” non è una priorità particolare, la storia locale è in fase di permanente ricostruzione, sicché tale storia è dunque poco conosciuta da gran parte dei sacerdoti di Terra Santa.

Tra i pezzi studiati, Bernard Berthod ha prestato particolare attenzione a due oggetti della collezione: una scatola d’argento e smalto e un servizio ad uso liturgico detto “cappella episcopale” appartenuto a Pio IX.

Il primo è un cofanetto in argento e smalto della ditta Armand-Calliat di Lione, specializzata in argenteria religiosa, la cui opera si distingue per il suo particolare valore spirituale.

Risalente al 1883, il cofanetto è stato offerto dagli associati dell’Alliance Catholique a Sua Beatitudine il Patriarca Vincenzo Bracco. Fu esposto a Parigi nel 1889 all’Esposizione universale. (L’Alliance catholique fu fondata nel 1882 dagli abati Agostino e Giuseppe Lehmann per “difendere i diritti di Nostro Signore Gesù Cristo” e per contrastare l’anticlericalismo del governo francese).

Inizialmente questo scrigno conteneva un libro che riportava i nomi dei benefattori del Patriarcato latino di Gerusalemme. Fu offerto durante il Congresso Eucaristico di Gerusalemme presieduto dal Cardinale Langenieux, Arcivescovo di Reims e Legato del Papa, che si rese conto delle sofferenze dei cristiani in Terra Santa in occasione della sua visita.

Dalle illustrazioni che ornano il cofanetto si evince in parallelo la nuova crescita cattolica di fronte al governo repubblicano anticlericale e la storica crociata iniziata da Urbano II. Si può notare la bandiera dell’Alliance catholique trafiggere la “bestia infame” e, situato al centro, Papa Urbano II circondato dai Beati Pietro Eremita e San Luigi che tiene in mano la Sacra Corona di spine che venne messa al riparo presso la Sainte-Chapelle di Parigi, costruita appositamente al tempo dell’acquisizione della Santa Reliquia. Sono leggibili anche due motti contrapposti: “Dio lo vuole”, grido dei primi crociati e il motto dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme e “Noi vogliamo Dio”, che denuncia l’oppressione subita dai cattolici in Francia in quel momento.

Questa splendida cornice è decorata anche da diversi smalti e iscrizioni che lodano le virtù cristiane. Inoltre, tre grandi luoghi di pellegrinaggio francesi sono rappresentati tramite tre fiori: una margherita per Paray-le-Monial, un giglio per Reims e una rosa per Fourvière. Infine, iscritta attorno al cofanetto, possiamo leggere la preghiera dell'”Ave Maria”.

Il secondo oggetto è un magnifico servizio portatile ad uso liturgico detto “cappella episcopale” nel suo contenitore rivestito di velluto di Damasco, offerto da Papa Pio IX al vescovo Valerga. Si ricorda che, nel 1847, Giuseppe Valerga fu inviato a 34 anni da Pio IX a ripristinare il Patriarcato latino di Gerusalemme, divenendo così il primo Patriarca e Gran Maestro dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, dopo il ritorno della sede patriarcale a Gerusalemme.

Il completo per il servizio liturgico episcopale contiene tutti gli oggetti di cui un Vescovo ha bisogno per svolgere le funzioni liturgiche: gli oggetti usati dai sacerdoti per celebrare la messa come il calice, l’ampolla, il ciborio, la campanella… oltre ad altri oggetti specifici del ruolo del Vescovo: la croce, la brocca per l’abluzione, un paio di forbici da taglio, oli destinati all’unzione in occasione di battesimi, ordinazioni e cresime.

Su ciascuno degli oggetti di questo completo liturgico episcopale è inciso lo stemma della famiglia di Pio IX, i Mastai-Ferretti.

Data la ricchezza e la quantità degli oggetti raccolti, dovranno essere organizzati nuovi studi sulla loro tipologia, con la collaborazione di ricercatori specializzati in diversi settori come la gemmologia e la faleristica.

Irénée Julien-Laferrière