Redemptoris Mater Galilaeae: mons. Pizzaballa ai tre nuovi sacerdoti per il Patriarcato latino: «Siate sempre disposti a imparare, perché il Regno di Dio cresce continuamente».

Published: June 20 Wed, 2018

Redemptoris Mater Galilaeae: mons. Pizzaballa ai tre nuovi sacerdoti per il Patriarcato latino: «Siate sempre disposti a imparare, perché il Regno di Dio cresce continuamente». Available in the following languages:

GALILEA – Sabato 16 giugno 2018, presso la Domus Galilaeae, mons. Pierbattista Pizzaballa ha consacrato sacerdoti tre giovani del Seminario Redemptoris Mater, le cui vocazioni sono nate nel Cammino Neocatecumenale. I presbiteri ordinati da questo seminario salgono così a tredici, dodici per servire il Patriarcato latino di Gerusalemme e uno per l’Arcidiocesi maronita di Haifa e della Terra Santa.

«Vi auguro di essere terreno buono: il luogo dove il seme di Dio possa crescere e portare frutto. E siate sempre a servizio della Chiesa, del ministero che vi è affidato! Che tutti coloro che vi incontrano possano dire: Abbiamo incontrato il Signore! Rimanete diaconi, cioè servitori».

È l’augurio e l’esortazione rivolta dall’Amministratore apostolico, mons. Pierbattista Pizzaballa, a Marek, Miguel e Sliman, nell’omelia della Messa di ordinazione di questi tre nuovi sacerdoti diocesani per il Patriarcato latino di Gerusalemme, formati nel Seminario Redemptoris Mater della Galilea, la cui vocazione è nata nell’esperienza del Cammino Neocatecumenale.

Abuna Marek Kurzydłowski, di 32 anni, è polacco, originario di Hrubieszów, nella regione di Lublino, nel sud-est della Polonia al confine con l’Ucraina, ed è stato missionario due anni in Bahrein, per poi servire come diacono in Palestina, nella parrocchia latina di Rafidia.

Abuna Miguel Pérez Jimémez, di 26 anni, originario di Murcia, in Spagna, quarto di dieci figli, è stato in missione in Giordania e a Eilat ed ha servito come diacono nella parrocchia di Al-Hosson in Giordania.

Abuna Sliman Hifawi, di 29 anni, originario di Jaffa (Tel Aviv), il primo sacerdote originario della Terra Santa ordinato per il Patriarcato latino proveniente dal Seminario Redemptoris Mater della Galilea, ha vissuto un periodo di missione in Bahrein, Kuwait e Eilat, prima di svolgere il suo servizio diaconale nella parrocchia di Shefa’mer in Galilea.

L’Arcivescovo latino ha presieduto la celebrazione sabato pomeriggio presso la Domus Galilaeae: all’Eucarestia solenne ha partecipato un numero straordinario di fedeli, oltre 900, giunti dalle nazioni più diverse. Accanto a mons. Pizzaballa hanno concelebrato mons. Camillo Ballin, Vicario apostolico dell’Arabia settentrionale, mons. Hanna Kildani, Vicario patriarcale per Israele, mons. Giacinto Boulos Marcuzzo, Vicario Patriarcale per la Palestina, mons. Pietro Felet s.j.c., Segretario dell’Assemblea degli ordinari di Terra Santa, Fauzy Khoury, Esarca dell’Arcieparchia melchita di Akko, p. Selim Soussan, Vicario generale per l’Arcidiocesi maronita di Haifa, p. Ya‘qoub, Rettore del Seminario patriarcale di Bet Jala, con alcuni seminaristi, e altri parroci e sacerdoti dalla Galilea, dalla Palestina, da Israele, di rito latino, bizantino e maronita. Erano presenti anche numerosi religiosi e religiose, il Superiore generale della Congregazione del Sacro Cuore di Gesù di Bétharram, il Pastoreanglicano di Shefa’mere inoltre sacerdoti venuti dalla Spagna e dalla Polonia insieme ai familiari degli ordinandi e ai fratelli delle loro comunità di origine, dove hanno fatto il Cammino fino all’ingresso in seminario. Alla Domus Galilaeaenon potevano mancare anche i fratelli di alcune comunità neocatecumenali della Terra Santa (da Shefa’mer, Tarshiha, Jaffa di Nazareth e Jaffa di Tel Aviv) dove don Marek, don Miguel e don Sliman vivono e condividono la loro esperienza di fede. Inoltre, hanno partecipato alla celebrazione uncentinaio di fedeli giunti da Rafidia, Bir Zeit ed Eilat, con i catechisti e responsabili del Cammino Neocatecumenale, con d. Rino Rossi, responsabile della Domus Galilaeae e la sua équipe del Cammino in Israele, Palestina, Giordania, Cipro e Golfo.

Significativa la rappresentanza di fratelli delle comunità neocatecumenali venuti persino dalla Giordania e dal Golfo Persico (Quwait, Bahrein e Qatar), dove i seminaristi hanno vissuto un periodo di missione, che è stato essenziale nella formazione portata avanti nei Seminari Redemptoris Mater in tutto il mondo.

La Messa con il rito di ordinazione si è svolta in italiano e arabo, ma l’assemblea – malgrado la diversità delle lingue e culture – è divenuta un cuor sole e un’anima sola. Toccante, in particolare, il momento delle litanie cantate in arabo, mentre tutti invocavano l’intercessione dei santi sugli ordinandi prostrati a terra, in segno della loro totale donazione a Cristo.

Nell’omelia mons. Pizzaballa si è soffermato sulla parabola del seminatore, mettendo in evidenza alcune attitudini e virtù necessarie alla vita sacerdotale, che potrebbero essere sintetizzate in pazienza, attesa e vigilanza, umiltà e servizio, preghiera incessante. «Credo che non sia casuale questo brano del Vangelo, all’inizio del vostro percorso sacerdotale», ha detto l’Arcivescovo di Gerusalemme, meditando sulla descrizione semplice e precisa, offerta dall’evangelista Marco, della pianta che cresce dal seme gettato nella terra. «Uno sviluppo che non dipende da chi semina», ha sottolineato mons. Pizzaballa. «Il seminatore non è padrone dell’opera, ma deve attendere, e lasciare che il seme lavori». Per questo, bisogna vivere in un’attesa vigilante, avendo sempre presente che chi porta avanti l’opera è Dio. D’altra parte, ha proseguito, «senza un buon terreno, il seme non può crescere; il seme è la Parola, è la presenza di Dio, è tutto ciò che porta a Lui, come la vostra vocazione».

Compito dei ministri ordinati è «essere coloro che sanno arare la terra, che sanno far fruttare il seme di Dio, e non impossessarsene». Il rischio talora, è «pensare che una volta diventati preti è giunto il momento di comandare, di gestire la parrocchia come un possesso, a propria immagine e somiglianza». Al contrario, ha sottolineato il Pastore: «Non siete padroni, tutto deve rimandare a Dio, al Signore Gesù, e voi siete ministri, restate diaconi, cioè al servizio di questa opera».

L’esortazione è dunque innanzitutto a «saper coltivare il proprio cuore e la propria vita sacerdotale». Una dimensione importante da aver presente è quella del tempo, attenzione perciò a «non sentirsi arrivati, ma essere disposti a imparare sempre, perché il Regno di Dio cresce continuamente». Attitudine essenziale per la vita di un sacerdote è la preghiera: «Essere terreno buono, significa avere continuamente la mente rivolta a Dio; non può esserci alcun servizio al Signore, senza intimità profonda con Lui, per questo è importante radicarsi nella preghiera».

L’Arcivescovo ha così concluso l’esortazione: «Siete a servizio del Regno, di Dio, della comunità, e per questo, bisogna essere sempre in cammino: e voi fate parte del Cammino, di fatto! Vi auguro di essere terreno buono: il luogo dove il seme di Dio, che è Dio stesso, che è stato seminato in voi e nella comunità, possa crescere e portare frutto, secondo la volontà di Dio. E siate sempre a servizio della Chiesa, del ministero che vi è affidato, e tutti coloro che vi incontrano possano dire: Abbiamo incontrato il Signore! Perché si veda crescere in voi l’opera del Signore!».

All’indomani, domenica 17 giugno, i tre novelli sacerdoti hanno celebrato la loro prima messa a Cafarnao. In questo giorno di festa, don Miguel ha testimoniato come abbia visto progressivamente l’aiuto del Signore, nei nove anni vissuti in Medio Oriente, tra Giordania ed Eilat: «Dio mi aiutato a crescere nell’amore per queste terre e questa gente, dalla cultura così diversa dalla mia», ha raccontato. «Sono molto contento di questa nuova missione che mi viene affidata. Non fa differenza dove sarò inviato: servo Gesù Cristo e la Chiesa cattolica, ovunque sia, perché ovunque la gente ha bisogno di incontrare il Signore. Fondamentale per me è nutrire la fede, e io attingo questo nutrimento e sostegno nella comunità del Cammino Neocatecumenale: come ha detto papa Francesco, è molto importante che il sacerdote abbia un legame concreto con la comunità».

Don Marek, poi, ha commentato: «Spero di rimanere sempre attaccato al Signore, con il sostegno delle preghiere dei fratelli, anche sconosciuti, e della Chiesa, che sento forte oggi. Spero di rimanere quel servo che il Signore mi chiama ad essere».

Pieno di gioia, don Sliman Hifawi, di fronte allo scenario del lago di Tiberiade, ha raccontato: «Vivendo qui in Terra Santa e nei luoghi santi, siamo rafforzati dalla Parola del Signore, specialmente di fronte a questo lago dove abbiamo celebrato questa prima Messa: a Cafarnao, dove Gesù è andato a vivere a casa di Pietro, dove ha cominciato la sua missione e ha inviato i suoi discepoli. Questo ci rafforza, di fronte alla nostra debolezza umana. Noi veniamo dal popolo e siamo per il popolo; la Chiesa ci ha consacrato per servire il popolo di Dio, per renderlo un popolo santo, scelto da parte del Signore».

Sara Fornari