Riflessioni sulla Pasqua 2021 di Sami El-Yousef, CEO del Patriarcato latino

By: Sami El-Yousef, CEO del Patriarcato latino - Published: April 07 Wed, 2021

Riflessioni sulla Pasqua 2021 di Sami El-Yousef, CEO del Patriarcato latino Available in the following languages:

Riflessioni dalla Terra Santa

Auguri di Pasqua

Avevo intenzione di inviare queste riflessioni la scorsa settimana durante la Settimana Santa. Tuttavia, mio padre, di 99 anni, è morto serenamente proprio la Domenica delle Palme e sono stato coinvolto dai preparativi del funerale e messo di fronte al senso di questa perdita. Questo è stato per me motivo di ulteriori riflessioni poiché molte delle tradizioni che viviamo durante le festività religiose, in particolare quelle della Settimana Santa, sono state tramandate da una generazione all'altra, specialmente nella mia famiglia che è originaria della Città Vecchia di Gerusalemme. Mio nonno è nato durante il dominio ottomano di Gerusalemme, mio padre durante il mandato britannico in Palestina, io durante il dominio giordano e i miei figli durante il dominio israeliano. Quattro generazioni nate nella stessa città, ciascuna sotto un'autorità governativa diversa. Ma quello che è rimasto costante nella nostra vita è stata la centralità della Chiesa e delle sue istituzioni. Le tradizioni e le celebrazioni, soprattutto quelle che viviamo durante la Settimana Santa, vengono tramandate fedelmente di generazione in generazione, nonostante il continuo calo numerico dovuto all'emigrazione. Gerusalemme, la città della pace, continuerà ad essere fiera delle diverse generazioni che si sono succedute nel corso della sua storia turbolenta, e continuerà a tramandare le sue ricche tradizioni. Riposa in pace caro Hanna, meglio conosciuto come Abu Saba (“padre di Saba”, dal nome di mio fratello maggiore). Sei sicuramente in un posto migliore per vegliare su tutti noi dall'alto. Sei fortunato ad aver incontrato il Signore durante la Settimana Santa, con il suo profondo significato simbolico.

È difficile credere che a marzo sia già passato un anno intero dall'inizio ufficiale della pandemia con i lockdown, i blocchi, le limitazioni dei viaggi, la disoccupazione massiccia, il numero record di persone che si sono ammalate e la dolorosa perdita di vite umane. Quello che tutti noi pensavamo di lasciarci alle spalle nel giro di pochi mesi, potrebbe in realtà richiedere addirittura qualche anno prima del ritorno alla normalità. La vita dopo il Covid-19 non sarà più la stessa e dovremo rivedere profondamente tutto ciò che facciamo, dal lavoro, all'istruzione, al comportamento sociale. La vera questione, però, consiste nel chiedersi se l'umanità ha imparato qualcosa dalla pandemia o se si tratta solo di un'altra occasione sprecata per rendere questo mondo migliore. Suppongo che soltanto il tempo lo dirà!

Durante la Settimana Santa, intorno a noi c'è stato un succedersi di buone e di cattive notizie a seconda del luogo dellaTerra Santa in cui ci si trovava. Israele finora ha offerto lo scenario migliore, con una massiccia campagna di vaccinazioni che sta consentendo il ritorno a una vita più normale. Palestina e Giordania, invece, non hanno i mezzi per adeguarsi alla situazione israeliana, in quelle regioni la vaccinazione è molto lenta e ci vorranno diversi mesi prima che si raggiungano numeri comparabili a quelli di Israele. Il sistema sanitario in entrambi i paesi è ormai saturo, anche pazienti molto malati vengono respinti dagli ospedali, portando ad alti tassi la mortalità. Questo certamente non riguarda solo l’ambito sanitario, ma influisce direttamente anche sugli indicatori economici. Mentre la disoccupazione in Israele è in calo e si trova a circa il 15% dal massimo storico del 27%; sia in Palestina che in Giordania, che soffrono di economie deboli da prima della pandemia, la disoccupazione sta raggiungendo il 40% se non di più. Inutile dire che, a differenza di ciò che Israele può fornire in generosi sussidi di disoccupazione, sociali e sanitari; sia la Giordania che la Palestina devono vivere con poco o nessun sostegno governativo. Questo comporta un forte incremento della domanda di sostegno umanitario, che è quadruplicata durante l'anno.

Uno dei lati positivi dell'ultimo anno è stato il notevole aumento delle donazioni ricevute dai nostri amici sparsi nel mondo, che ci ha permesso di raggiungere oltre 20.000 persone con gli aiuti umanitari, portando un sollievo temporaneo a molte di loro. L’aspetto doloroso è che la domanda è sempre più grande e durerà sicuramente per un periodo più lungo della disponibilità di fondi. Pertanto, sono allo studio soluzioni più sostenibili, anche se devo ammettere che non esistono soluzioni facili o veloci. Chiaramente, alcune persone si sono adattate meglio di altre, ma le sfide sono enormi, soprattutto per la natura globale della pandemia e il fatto che la sofferenza è ovunque.

Mentre celebravamo la Domenica delle Palme con la tradizionale processione da Betfage alla Città Vecchia, si poteva solo constatare il modesto numero di fedeli che hanno potuto prendervi parte, costituito per lo più da gente del posto. I palestinesi della Cisgiordania e di Gaza non hanno potuto partecipare date le restrizioni sanitarie e nel Paese non c'erano pellegrini internazionali; e così la celebrazione è stata relativamente tranquilla, ma significativa. Certamente, è andata meglio rispetto allo scorso anno, in cui la processione non si è svolta affatto e si sono potute avere solo celebrazioni alternative. Quindi, anche se il numero dei partecipanti è diminuito e la tradizionale processione scout non ha potuto svolgersi come al solito, è stato bello vedere che sono state mantenute le nostre secolari tradizioni. Si spera che l'anno prossimo la situazione sia diversa e che i fedeli possano raggiungere Gerusalemme senza restrizioni, per riempire le strade con il consueto mosaico di lingue, culture e colori.

Mentre i giorni della Settimana Santa si susseguivano, le varie celebrazioni religiose ci hanno ricordato ancora una volta la centralità di questa settimana per la fede cristiana, perché la Pasqua celebra la risurrezione di Gesù dalla tomba dopo la sua crocifissione, dalla Domenica delle Palme al Giovedì Santo, dall'Ultima Cena e dal Venerdì Santo con la morte in croce di Gesù, alla Domenica di Pasqua con la speranza di nuovi giorni, di un nuovo inizio e una nuova vita … Per chi di noi vive a Gerusalemme, così vicino fisicamente e spiritualmente ai luoghi santi dove tutto questo è accaduto, è un momento per ricaricarsi, soprattutto dopo un anno intero di pandemia, e per sperare che la Pasqua sia un punto di svolta per un nuovo inizio. Buona Pasqua da Gerusalemme, con la speranza il prossimo anno di poter rivedere tutti i nostri amici arrivare da tutto il mondo e riempire di nuovo le strade vuote e tristi di Gerusalemme, condividendone il profondo significato simbolico. Cristo è risorto - È davvero risorto!

Sami El-Yousef
Amministratore delegato

6 aprile 2021