Sami El-Yousef, Amministratore Generale del Patriarcato latino, riflette sui recenti lavori della Chiesa

Published: June 07 Thu, 2018

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GERUSALEMME – Con le sue “Riflessioni dalla Terra Santa”, Sami El-Yousef, Amministratore Generale del Patriarcato latino, riflette sui vari avvenimenti degli ultimi mesi ed elenca alcuni dei lavori realizzati dalla Chiesa e dalle sue istituzioni in Giordania , a Gerusalemme e a Gaza. Lavori che consentono ai fedeli della diocesi di ravvivare la speranza e di immaginare un futuro più sereno.

Riflessioni dalla Terra Santa:

Gerusalemme, Amman, Gaza e l’Impegno della Chiesa

Tra la fine dell’inverno e l’arrivo della primavera, la principale preoccupazione è stata chiedersi che estate avremmo avuto considerando una serie di fattori che si delineavano. Tra questi: il trasferimento dell’ambasciata USA da Tel-Aviv a Gerusalemme; il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo con l’Iran e il suo potenziale impatto sul confine con la vicina Siria; anniversari come i 51 anni della guerra dei sei giorni e i 70 anni della Nakba per i Palestinesi e della dichiarazione di indipendenza per gli Israeliani; per non parlare degli undici anni dell’assedio di Gaza. C’era (e continua ad esserci) tantissima tensione attorno a questi eventi. C’era il timore che, una volta che tutte queste date si fossero presentate, ci saremmo trovati su un percorso difficile, che avrebbe creato tensioni, con un possibile effetto domino di cui tutti conosciamo l’inizio, ma nessuno può prevedere la fine. In effetti, la situazione si è deteriorata a partire dal confine tra Siria e Israele cui è seguito il trasferimento dell’Ambasciata USA a Gerusalemme che ha provocato, nello stesso giorno, l’uccisione di oltre 60 palestinesi e più di un migliaio di feriti al confine di Gaza. Fino ad arrivare ai più recenti scambi di razzi sul confine di Gaza. Tutto sommato, mi chiedo,  che cosa c’è di nuovo? Avevamo già vissuto tutto ciò: guerre, assedi, intifada e siamo sopravvissuti. Saremo in grado di farlo di nuovo? Il tempo certamente lo dirà, ma ci sono grandi probabilità che la faremo!

Nonostante questa deprimente ma realistica introduzione, è stato bello avere partecipato a una stagione di lavoro della Chiesa in Terra Santa davvero entusiasmante. Quanto a me, custodisco il mio equilibrio mentale grazie a  visite sul campo col contatto diretto con parroci, dirigenti scolastici e direttori di centro. Sottolineerò tre esempi recenti che non solo mostrano come la Chiesa e le sue istituzioni sopravvivono, ma anche come si irrobustiscono quando la situazione diventa difficile.

Visita ai Profughi Iracheni ad Amman

Qualche settimana fa, durante una visita in Giordania, ho avuto il privilegio di incontrare una decina di rifugiati iracheni presso il Centro Nostra Signora della Pace in Giordania. Essi stanno beneficiando del nostro programma di assistenza umanitaria. Sebbene tutti abbiano voluto raccontarci le loro storie dolorose sulle circostanze in cui hanno lasciato le loro case in Iraq, è stato commovente ascoltare che cosa l’assistenza della Chiesa abbia fatto per le loro persone, consentendo loro una vita dignitosa e alimentando la speranza. Non solo la fede viene rafforzata attraverso la loro stretta collaborazione, ma anche ricevono un sostegno finanziario per i costi dell’affitto, le tasse scolastiche per i loro figli e l’assistenza sanitaria quando necessario. La maggior parte di essi continua a sognare di ottenere un visto per uno dei paesi occidentali con l’idea di iniziare altrove una nuova vita (nessuno di loro desidera tornare in Iraq dopo quello che hanno passato). Nell’attesa, la loro unica fonte di sostegno spirituale ed economico resta la Chiesa con le sue istituzioni!

Visita alla casa di riposo Beit Afram

In diverse occasioni, negli ultimi mesi, ho avuto il privilegio di visitare il Centro per anziani di Taybeh. Lì si sperimenta la vera collaborazione tra lo staff locale e i volontari brasiliani della Communidade Filhos De Maria che vivono a Taybeh e dedicano la loro vita per servire le comunità emarginate di tutto il mondo. Insieme, forniscono un servizio di qualità per le 25 persone anziane che vivono lì. Con l’emigrazione delle famiglie cristiane in aumento e con le condizioni socio-economiche delle nostre famiglie cristiane in crisi, questi anziani non hanno nessuno che si prenda cura di loro e offra loro una vita dignitosa. Lo spirito degli anziani in questa residenza è davvero qualcosa di cui tutti siamo orgogliosi. Si sentono a casa, membri di una famiglia allargata in un ambiente attento e amorevole. Ancora una volta, una visita a questa casa è un’esperienza edificante e motivo di orgoglio per il lavoro della Chiesa a servizio dei membri emarginati della nostra società.

Campi estivi di Gaza

Alcuni giorni fa, dopo settimane di duri scontri ai confini di Gaza che hanno causato la morte di oltre 120 giovani palestinesi e migliaia di feriti – molti purtroppo riporteranno disabilità permanenti – razzi sono stati sparati fuori da Gaza che, a sua volta, èm stata colpita da bombardamenti aerei. La situazione è arrivata all’orlo di una pericolosissima escalation. Tenendo presente la già disperata situazione di Gaza con solo 4 ore di elettricità al giorno, niente acqua potabile pulita, il guasto della rete fognaria, per non parlare di un tasso di disoccupazione del 45% (oltre il 65% tra i giovani e le donne), ho chiamato p. Mario da Silva, il parroco di Gaza per avere informazioni. Sebbene egli abbia confermato che la situazione a Gaza è la peggiore che abbia mai visto, mi ha assicurato che la vita va avanti e, ad esempio, il loro campo estivo per i giovani è già in corso. Quella stessa sera, ho ricevuto una telefonata da suor. Nabila Saleh, direttrice della Scuola del Rosario a Gaza che chiedeva di inoltrare le coordinate delle istituzioni cattoliche di Gaza alle autorità israeliane (come avvenne durante la guerra del luglio 2014), in modo tale che, in caso di bombardamenti su larga scala, forse, le nostre istituzioni siano risparmiate!!! Non è stato facile per me andare a dormire con le prospettive di una guerra su vasta scala a 90 chilometri da casa e il pensiero di quale impatto potrebbe avere su Gaza. Mi sono svegliato la mattina seguente e ho trovato un messaggio di WhatsApp da parte di p. Mario con alcune foto dei bambini che si godono le attività del campo estivo nel complesso parrocchiale della Sacra Famiglia. Inutile dire che questo mi ha reso molto orgoglioso della nostra presenza e del nostro lavoro con i bambini che devono affrontare la vita in una zona di guerra e trovano ancora un modo per essere fiduciosi e lieti. Questi bambini meritano il nostro pieno rispetto e sostegno! In effetti, a Gaza la vita continua e l’opera della Chiesa è ciò che la rende più “umana”. Tanto di cappello a p. Mario, sr. Nabila e ai molti altri che mantengono viva questa speranza!

Ho desiderato condividere alcune di queste esperienze quotidiane prima dell’inizio delle vacanze estive come modo per ringraziare, da parte di tutti noi del Patriarcato latino, per il vostro sostegno morale e finanziario. Non potremmo fare ciò che facciamo ed essere in grado di portare speranza a queste comunità senza il vostro sostegno.

Sami El-Yousef 4 giugno 2018