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Santo del giorno: San Sofronio, Patriarca di Gerusalemme

Published: March 11 Mon, 2019

Santo del giorno: San Sofronio, Patriarca di Gerusalemme Available in the following languages:

 

11 marzo: La vita di Sofronio (560-638 d.C.) fu caratterizzata e condizionata da importanti vicende storiche che stravolsero la vita nella regione mediorientale. Anzitutto la nascita e l’espansione dell’Islam con cui Sofronio dovette misurarsi in tarda età; l’alternanza delle dominazioni sul territorio di Gerusalemme, passata a fasi alterne sotto il controllo di bizantini, persiani, di nuovo bizantini e infine degli islamici; la diffusione dell’eresia monotelita nelle provincie orientali. Egli seppe rimanere fedele alla verità quando si trattò di difendere l’ortodossia della fede cattolica combattendo l’eresia monotelita e, nello stesso tempo, di essere testimonianza di libertà battendosi per assicurare a tutti gli abitanti di Gerusalemme di professare il proprio culto durante la dominazione saracena.

Sofronio nacque nel 550 circa a Damasco dove crebbe ricevendo un’istruzione greca e siriaca. Dalla sua città natale, “dove Paolo arrivò cieco e da dove partì guarito”, Sofronio partì per un pellegrinaggio in Terra Santa, desideroso di farsi monaco.

Sulla sua strada incontrò Giovanni Mosco, monaco e cronista siriano con il quale condivise una forte e duratura amicizia e che divenne per molti anni sua guida spirituale. Entrambi condividevano la fede ardente e la fedeltà all’ortodossia calcedoniana, elemento che si sarebbe rivelato fondamentale nei decenni a venire.  Tra il 578 ed il 584 i due amici furono in Egitto, ove Sofronio fu allievo dell’aristotelico Stefano di Alessandria ed entrambi divennero amici di Teodoro il filosofo e Zoilo, quest’ultimo erudito calligrafo.

In Egitto Sofronio condusse una vita ascetica in pieno stile esicasmico, studiando filosofia e iniziando ad avere seri problemi agli occhi, dai quali guarì grazie all’intercessione dei martiri alessandrini Ciro e Giovanni. Per gratitudine redasse una raccolta di settanta miracoli attribuiti ai due santi.

Sofronio realizzò il suo desiderio di farsi monaco presso il monastero di San Teodosio, non lontano da Betlemme, in cui rimase per diversi anni. Da ora in avanti le strade dei due amici si separano: Sofronio probabilmente continuò a vivere da monaco in meditazione e preghiera, seguendo l’esempio dei padri del deserto, mentre Giovanni Mosco vagò tra il Sinai, la Cilicia e la Siria. Solamente dopo molti anni i due amici si ritrovarono, di nuovo in Egitto, al servizio del patriarca d’Alessandria, San Giovanni l’Elemosiniere, nominato nel 610.

Nel 614 poi, i persiani sasanidi, guidati da Cosroe II, occuparono i luoghi santi e si diressero verso l’Egitto. Il patriarca quindi, insieme con Sofronio e Giovanni Mosco, partì dapprima per Cipro e poi, da lì, a Roma. Nella Città Eterna Giovanni l’Elemosiniere morì nel 619, consegnando a Sofronio le sue ultime volontà: una minaccia ancora più inquietante della dominazione persiana gravava allora sulla Chiesa, ossia l’espansione dell’eresia cosiddetta del “monotelismo” che l’imperatore bizantino Eraclio aveva imposto a tutto l’impero (prima della sconfitta da lui subìta ad opera dei persiani) con il consenso del patriarca Sergio di Costantinopoli. Sofronio fu dunque chiamato ad opporvisi.

Questa eresia consisteva nel ritenere che Cristo avesse una sola natura, quella divina, escludendo quindi totalmente quella umana, in opposizione a quanto autorevolmente ribadito in occasione del concilio ecumenico di Calcedonia del 451.

Dal 634 Sofronio fu il nuovo patriarca di Gerusalemme, ruolo che gli permise di proseguire con maggiore autorevolezza la sua battaglia. Essendo sempre più evidenti le eresie in cui stava cadendo il patriarca Sergio di Costantinopoli e nel timore che papa Onorio potesse non riconoscere l’inganno di tale eresia, Sofronio capì di dover difendere l’ortodossia intervenendo nelle sedi competenti, a Roma, dal Pontefice.

Ed è in questa circostanza che egli, all’epoca Patriarca di Gerusalemme, visse allora il momento più critico della sua missione, trovandosi lacerato tra la volontà di combattere fermamente il dilagarsi dell’eresia monotelita (nel frattempo evolutasi in “monoenergismo”) e l’imperativo morale di difendere i gerosolomitani dall’imminente  conquista dei saraceni.

Di fronte a questo dilemma, Sofronio riuscì a giostrarsi bene nella situazione e a trovare il giusto compromesso: Incaricò Stefano di Dora di recarsi a Roma in sua vece in occasione del concilio lateranense del 649, facendolo giurare sul Calvario di rimanere fedele alla fede calcedonense, assicurando in questo modo l’ortodossia delle posizioni della Chiesa di Gerusalemme in merito alla lotta contro l’eresia monotelita. Questo gli permise di vegliare su Gerusalemme e di non abbandonare i suoi fedeli. All’arrivo delle truppe saracene guidate da Omar, Sofronio seppe ottenere dal comandante islamico una dhimma, cioè un patto di protezione, che garantiva la libertà di culto non solo ai cristiani, ma a tutti gli abitanti di Gerusalemme, tra cui anche ebrei e zoroastriani, dimostrando quindi qualità altissime di mediazione e, soprattutto, di essere un paladino della libertà religiosa.

Filippo De Grazia