Serve un miracolo: riflessioni di Sami El-Yousef, CEO del Patriarcato latino

Published: May 16 Sun, 2021

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Riflessioni e aggiornamenti dalla Terra Santa

Serve un miracolo

Negli ultimi giorni, abbiamo ricevuto molti messaggi dai nostri amici in tutto il mondo, che ci seguivano ed esprimevano grande preoccupazione per i recenti tristi avvenimenti nella nostra regione. Questo mi ha incoraggiato a scrivere alcuni aggiornamenti e riflessioni sulle tre principali aree di conflitto: Gerusalemme, Gaza e le zone di Israele con città e comunità miste. I recenti sviluppi sono molto seri e, se non vengono immediatamente contenuti, condurranno nell'abisso una regione già in ebollizione. Ecco qualche sottolineatura:

Gerusalemme

La città della pace, che occupa un posto speciale nei cuori e nelle preghiere di miliardi di persone delle tre religioni monoteiste, è oggi una città ferita e molto divisa. Quella che era iniziata come una battaglia legale per lo sfratto di alcune famiglie nel quartiere di Sheikh Jarrah a Gerusalemme Est ha aperto ferite vecchie di decenni, per il duplice criterio di giudizio usato in Israele che da diritto agli ebrei di rivendicare le proprietà che possedevano prima del 1948 a Gerusalemme est, mentre nega lo stesso diritto ai palestinesi che hanno perso proprietà a Gerusalemme ovest. Questo episodio è avvenuto in coincidenza con l'inizio del mese sacro di Ramadan per la fede musulmana e l'evidente cattiva regolamentazione, da parte della polizia,dell'accesso alla Moschea di Al-Aqsa e alla piazza della Porta di Damasco, luogo popolare per eventi sociali e culturali e durante le ore serali successive al digiuno del Ramadan usato per l'Iftar (pasto veloce) durante questo mese. Le tensioni sono andate aumentando e quasi ogni notte ci sono stati scontri tra fedeli e polizia nelle strette vie del quartiere musulmano, del complesso di Al-Aqsa e del quartiere di Sheikh Jarrah. Le tensioni si sono ulteriormente acuite durante Laylat Al Qadr, la notte in cui Dio ha rivelato per la prima volta il Corano al profeta Maometto attraverso l'angelo Gabriele, che si celebra il 27 ° giorno del Ramadan. Ancora una volta, la polizia ha gestito male i fedeli, che di solito raggiungono circa il mezzo milione per la preghiera nella moschea di Al-Aqsa ,e ha istituito posti di blocco sull'autostrada principale Tel Aviv - Gerusalemme per impedire di raggiungere Gerusalemme e limitare l'accesso ai fedeli riducendoli a meno di centomila. I fedeli musulmani non hanno capito perché siano state loro imposte tali restrizioni, soprattutto pensando che solo poche settimane prima, durante la Pasqua ebraica, non era stata imposta restrizione di sorta ai fedeli ebrei che accedevano al Muro del Pianto nella Città Vecchia.

Ancora una volta, i parallelismi sono stati inevitabili e le motivazioni discutibili. Il culmine è arrivato col "Jerusalem Day", celebrato dal comune di Gerusalemme come il giorno della riunificazione di Gerusalemme nel 1967. Per i fanatici ebrei di destra, questo è un giorno di festa, mentre per i palestinesi è un giorno molto triste, che ogni anno vede anche una marcia molto provocatoria di giovani fanatici di destra attraverso il quartiere musulmano con canti razzisti durante la parata. Durante la marcia, che è stata reindirizzata dalla polizia all'ultimo minuto lontano dai soliti punti d'accesso, Hamas ha minacciato che se Al-Aqsa avesse continuato ad essere profanata dalla polizia israeliana, allora avrebbero sparato missili verso Gerusalemme. Per la prima volta, da molti anni a questa parte, hanno suonato le sirene e una Gerusalemme in preda al panico ha reagito con la paura e la tristezza, che ancora riempie le strade per lo più deserte. A Gerusalemme le tensioni rimangono, poiché entrambe le parti sono trincerate sulle loro posizioni e le questioni principali restano irrisolte.

Gaza

C'è stata una relativa calma sul fronte meridionale nonostante il fatto che il blocco di Gaza continui da più di 14 anni e lì non ci sia stato alcun miglioramento nella vita quotidiana. La disoccupazione è vicina al 50%; c'è scarsità di energia elettrica con erogazione non superiore a 8 ore al giorno; nessuna infrastruttura idrica o fognaria e nessun tipo di sviluppo economico. Il luogo più densamente popolato della terra (due milioni di persone che vivono in un'area geografica di 364 chilometri quadrati) continuava a mandare avanti lo stesso le cose, con gente che trovava comunque il modo di affrontare questa situazione disperante e di vivere una vita al di sotto degli standard. Tuttavia, quando Hamas ha deciso di "difendere Gerusalemme" e lanciare i missili verso la città durante la marcia del Jerusalem Day, si è andati verso una grave escalation iniziata quattro giorni fa e che è ancora in corso. Da lunedì, Israele ha compiuto migliaia di raid aerei sulla Striscia di Gaza con continui bombardamenti su vari obiettivi tra cui sedi militari, edifici governativi, edifici residenziali, fabbriche, aziende e banche. C'è stata una distruzione diffusa, e non se ne vede la fine. In cambio, Hamas ha sorpreso persino gli israeliani con l'invio di oltre un migliaio di razzi in varie località di Israele anche lontane, tra cui Tel-Aviv, Lod, Petah Tikva, Rishon Letzion e altre. È stato riferito che milioni di israeliani sono stati invitati ad usare i rifugi in più occasioni e, nonostante la fattura primitiva di questi missili prodotti localmente, ci sono stati numerosi colpi su edifici residenziali che hanno causato alcune morti. Esiste una chiara competizione tra le due parti su chi possa infliggere più danni e ottenere più punti all'interno dei propri collegi elettorali, indipendentemente dalle sofferenze dei comuni cittadini.

Anche se questa è una zona di guerra, ed è molto difficile valutare i danni mentre le ostilità continuano e si diffondono, ciò che è chiaro fin qui è che il Convento delle Suore del Rosario e l'asilo hanno subito danni a causa dei ripetuti bombardamenti al di fuori della loro proprietà. Le suore non dormono da tre giorni e si sono rifiutate di lasciare i loro locali per proteggere la scuola. Sono stanche, traumatizzate e determinate ad accettare qualsiasi destino le attenda. Inoltre, alcuni appartamenti appartenenti alla comunità cristiana sono stati danneggiati. Il parroco di Gaza padre Gabriel Romanelli, con l'aiuto di padre Yousef Saad, ha compiuto uno sforzo eroico restando in costante contatto con tutti i suoi parrocchiani e cercando di valutare i danni, visitando anziani e malati, celebrando Messe e mettendo a rischio la propria vita per svolgere i suoi doveri pastorali e confortare le persone. Questi sono gli eroi di Gaza che abbiamo l'obbligo di sostenere e ai quali, non appena la situazione si stabilizzerà, dobbiamo continuare ad offrire ogni aiuto possibile.

Israele (città e comunità miste)

Nonostante questi disastrosi avvenimenti a Gerusalemme e a Gaza, forse le situazioni peggiori sono quelle in cui ci sono state violente proteste in molte città israeliane tra cui Haifa, Lod, Ramleh, Jaffa, Acri e molte altre, nelle quali sin dalla nascita di Israele c'era una civile seppur cauta convivenza. In passato ci sono state tensioni, ma gli eventi di Gerusalemme e Gaza sembrano aver avuto un impatto conflittuale molto forte su queste comunità che hanno visto episodi di razzismo tra arabi ed ebrei ad un livello mai raggiunto prima, e nei quali il linciaggio sta diventando un evento quotidiano. Il fragile tessuto della convivenza, che ha resistito per così tanto tempo, si sta frantumando e le manifestazioni di odio e gli slogan razzisti stanno diventando la norma. Vicini che attaccano vicini e proprietà prese di mira. Purtroppo, ancora una volta, la polizia sta mostrando di usare due pesi e due misure: ha la mano pesante verso gli arabi e chiude un occhio verso gli estremisti ebrei. Vari battaglioni della polizia di frontiera sono stati spostati dalla Cisgiordania in queste città e vengono chiamate le riserve, con la possibilità di far intervenire anche l'esercito nei punti di accesso, per ristabilire l'ordine. Israele, rispetto a come è stato fino ad oggi, è cambiato radicalmente e queste tensioni razziste a lungo termine avranno un impatto negativo sulla società in generale. Persino il Presidente di Israele ha riconosciuto che questa è la più grande minaccia per Israele da quando è nato lo Stato.

Si può solo sperare e pregare che torni presto un po'di calma per far cessare la sofferenza, l'inutile perdita di vite umane e la distruzione di proprietà. Cosa ancora più importante, è riportare la calma nei cuori e cambiare passo perché tutti i figli di Dio possano essere trattati allo stesso modo e con la stessa dignità. Questa volta c'è un disperato bisogno di affrontare le cause profonde di questo conflitto senza fine, in modo che la giustizia e la pace prevalgano. Se i miliardi già sprecati in guerre e distruzione fossero stati investiti nello sviluppo, nell'istruzione, nella sanità, nella creazione di posti di lavoro e nelle infrastrutture, Gaza e la Terra Santa sarebbero ora in una situazione molto migliore. Preghiamo che il buonsenso ritorni e queste ostilità finiscano immediatamente. Altrimenti, purtroppo, ci aspettano tempi bui! Pregate per noi perché solo un miracolo può salvare la Terra Santa dal disastro che incombe su di lei!

Sami El-Yousef

Amministratore delegato
Patriarcato latino di Gerusalemme

14 maggio 2021