Solidarietà con i palestinesi cristiani e musulmani: contro la de-sensibilizzazione

Published: November 29 Thu, 2018

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GERUSALEMME – Il 29 novembre di ogni anno, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite celebra la Giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese in occasione dell’anniversario del Piano di divisione dell’ONU per la Palestina del 1947, noto anche come Risoluzione 181. A distanza di oltre settant’anni, la questione palestinese non è stata ancora risolta, senza segni di evoluzione nel prossimo futuro.

Dal 2 decembre 1977, l’Assemblea Generale ha indetto la Giornata Internazionale della Solidarietà con il Popolo Palestinese organizzando attività ed eventi da parte dei governi e della società civile con incontri, proiezioni di film, pubblicazioni ed emissione di messaggi e dichiarazioni di solidarietà. Vengono discussi diversi temi chiave, tra cui, tra gli altri, la costruzione di insediamenti, il diritto all’autodeterminazione, il diritto all’indipendenza e alla sovranità nazionale, il diritto al ritorno dei rifugiati e il deterioramento delle condizioni di vita a Gaza.

Una dichiarazione rilasciata oggi da Hanan Ashrawi, membro del Comitato esecutivo dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina, afferma: “Israele continua ad attuare una politica ufficiale unilaterale e illegale, con un totale disprezzo per il diritto internazionale e i diritti umani dei palestinesi; tale comportamento criminale include, tra l’altro, “l’insediamento illegale di Israele e l’espropriazione di terre e risorse palestinesi”.

Il 19 luglio 2018, il parlamento israeliano ha approvato la “Legge sullo Stato nazionale ebraico”, che in una delle sue undici clausole recita “lo Stato considera lo sviluppo dell’insediamento ebraico come un valore nazionale e agirà per incoraggiare e promuovere la sua costituzione e consolidamento”. La Legge Fondamentale dichiara inoltre che “la terra d’Israele è la patria storica del popolo ebraico, dove esercitano l’autodeterminazione nazionale”, ma non riesce a definire i confini di questa terra.

Sia il Patriarcato latino che l’Assemblea degli Ordinari cattolici di Terra Santa hanno chiesto al governo israeliano di abrogare la legge, sottolineando che essa “ignora totalmente il fatto che c’è un altro popolo, gli arabi palestinesi” e che “contravviene direttamente alla risoluzione 181 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite e alla Dichiarazione di indipendenza di Israele”.

Combattere la de-sensibilizzazione a una realtà brutale

Come parte degli eventi per commemorare la Giornata della Solidarietà e durante un incontro presso la sede dell’ONU a New York mercoledì 28 novembre, il Presidente dell’Assemblea Generale dell’ONU, María Fernanda Espinosa, ha esortato “i leader mondiali, compresi i leader religiosi e gli altri leader, a fare della questione palestinese una priorità” e “a combattere la de-sensibilizzazione che si verifica quando la sofferenza e la morte diventano una realtà quotidiana e i media non ne parlano nemmeno sul retro delle seconde pagine”.

Con osservazioni simili, Sr. Bridget Tighe, direttore generale di Caritas Gerusalemme, ha denunciato l’occupazione israeliana nei confronti del popolo palestinese, specialmente a Gaza, e la de-sensibilizzazione emotiva che la gente ha sviluppato verso questo orrore. “L’anormale è diventato la norma”, ha detto Sr. Bridget, in una lettera inviata dalla Caritas di Gerusalemme. “I bambini in Cisgiordania crescono credendo che, sulla strada per andare a scuola, è normale passare attraverso posti di controllo sorvegliati da giovani soldati armati”.

La lettera si conclude con un invito a pregare insieme per palestinesi e israeliani perché trovino il coraggio di “liberarsi dalle catene della paura e di vivere in un modo che rispetti e valorizzi la libertà dell’altro”.

Sulla sua pagina Facebook e per l’occasione, S.E. Atallah Hanna, arcivescovo di Sebastia in Palestina, ha scritto che “la causa palestinese è quella del popolo palestinese, con tutti i suoi componenti, che sta lottando per la sua libertà e il ripristino dei suoi diritti”.

Ha inoltre invitato tutti i pensatori, giornalisti e intellettuali arabi “a non dissociarsi dalle loro responsabilità e dagli obblighi etici, umani e nazionali nei confronti della causa palestinese, che dopo tutto è la loro prima causa e quella di coloro che credono nella giustizia, nella libertà e nella dignità umana”.

Saher Kawas


1] Risoluzione 181: risoluzione che prevedeva l’istituzione in Palestina di uno “Stato ebraico” e di uno “Stato arabo”, con Gerusalemme come corpus separatum sotto un regime internazionale speciale.