Uno sguardo al Vicariato patriarcale per i migranti e i richiedenti asilo

By: Cécile Leca/ lpj.org - Published: March 09 Wed, 2022

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TEL AVIV – Malgrado le loro difficili situazioni e i molti problemi che affrontano, sia sociali sia economici, le diverse comunità che il Vicariato per i migranti e i richiedenti asilo riunisce, contribuiscono enormemente alla Chiesa in Terra Santa, non solo attraverso la loro gioia di vivere ma anche attraverso la profonda umanità dei loro membri.

Nel 2011, al fine di essere al servizio della comunità di migranti e richiedenti asilo cattolici in Terra Santa, il Patriarcato latino di Gerusalemme ha fondato il Coordinamento per la Pastorale tra i migranti (CPAM) che nel 2018 con mons. Pierbattista Pizzaballa (al tempo Amministratore Apostolico del Patriarcato latino) è diventato il Vicariato per i migranti e i richiedenti asilo (VMAS). Sotto la responsabilità di p. Nikodemus Schnabel, OSB, Vicario patriarcale e membro della comunità benedettina dell’Abbazia della Dormizione, questo Vicariato oggi riunisce comunità provenienti dalle Filippine, Sri Lanka, India, Eritrea, Etiopia e altre zone dell’Africa (francofone e anglofone), così come da Ucraina, Russia, Romania e Cina.

Per motivi economici, la maggioranza di queste persone vive a Tel Aviv, poiché le opportunità di lavoro e le ONG umanitarie sono numerose in quella zona. Oltre alle chiese di Giaffa, la chiesa principale per le comunità migranti è Nostra Signore del Valore, che si trova a sud di Tel Aviv. È l’unica chiesa di proprietà del Vicariato e fu costruita non solo per i generosi contributi di donatori esterni, in particolare dell’Ordine dei Cavalieri del Santo Sepolcro, ma anche grazie alla determinazione e alla fede delle comunità che vivono lì. Ora c’è anche una cappella, molti centri diurni e di pastorale (incluso uno a Gerusalemme) e due alloggi per le suore che servono le comunità, rispettivamente di origine filippina e cingalese (delle Congregazioni del Perpetuo Soccorso e di San Paolo di Chartres). Ogni weekend tredici celebrazioni eucaristiche si svolgono dentro a Nostra Signora del Valore.

La maggioranza dei problemi incontrati da queste persone sono legali o economici. Il costo della vita, soprattutto a Tel Aviv, è una preoccupazione reale. “La vasta maggioranza delle spese del Vicariato sono per l’affitto”, spiega p. Nikodemus. “Affittiamo la maggior parte dei nostri centri diurni, così come le stanze riservate alle attività giovanili. Rinnovare i contratti richiede tempo e consuma gran parte del nostro budget, mentre però avremmo bisogno di molto più spazio per ospitare tutte le nostre comunità.”

Un’altra sfida riguarda l’accesso alle cure mediche e ai servizi di base, soprattutto per le famiglie. Sebbene l’assicurazione copra alcuni costi significativi, rimane una parte che deve essere pagata dalle famiglie stesse, molte delle quali composte da madri single. Molte persone inoltre vivono con la minaccia dell’espulsione che pesa costantemente sulle spalle, poiché le procedure per ottenere o rinnovare i visti spesso richiedono molti anni e possono essere molto costose, in particolare quando bisogna ricorrere ad avvocati. E quando si raggiunge finalmente una decisione, il visto risulta spesso essere solo temporaneo, il che significa che le stesse procedure dovranno essere fatte di nuovo dopo un anno o due.

“Ho lavorato come assistente infermieristica per molti anni,” dice Carla*, una donna cingalese che vive nell’appartamento del suo datore di lavoro e dorme sul divano vicino alla stanza di quest’ultimo. “Ho dovuto combattere per ottenere un visto. Il mio datore di lavoro mi ha sostenuto ed aiutato molto, ma non è stato facile ed ha richiesto un tempo molto lungo.”

Mentre i migranti desiderano stabilirsi permanentemente in Israele, i richiedenti asilo cercano una via per emigrare da un’altra parte (spesso in Canada). “La maggior parte di loro hanno storie traumatiche e tragiche,” dice p. Nikodemus. “Alcuni hanno sperimentato cose terribili prima di arrivare qui, spesso sono stati vittime di traffico di esseri umani…Ma il loro numero si sta riducendo. Oggi ho molti meno richiedenti asilo che migranti. E a differenza di questi ultimi, loro trovano molto sostegno ovunque, dalle ONG ai centri di carità. I migranti sono meno curati, poiché sono venuti volontariamente per lavorare – soprattutto come badanti o muratori, anche se abbiamo pure qualche contadino – e quindi l’immagine che danno alle persone è meno tragica, meno toccante.”

Malgrado tutte queste sfide quotidiane, le comunità di migranti e di richiedenti asilo non sono caratterizzate dalle loro tragedie e dalle sfide che devono affrontare, ma dalla loro felicità e speranza. Celebrano la Messa con un’energia e un entusiasmo che non si trovano da nessun’altra parte; si offrono per aiutare durante le celebrazioni, organizzano numerose attività pastorali e giovanili, si aiutano l’un l’altro comunicandosi e condividendo informazioni. Durante un Messa per i francofoni africani a Giaffa, celebrata da p. Nikodemus e alla presenza sia di un cavaliere sia di una dama dell’Ordine del Santo Sepolcro e di una squadra di ripresa del canale televisivo francese KTO, i fedeli hanno cantato, danzato e suonato in modo da riempire la chiesa con un’atmosfera di gioia unica. Nel frattempo, a Tel Aviv, le Messe e le preghiere comunitarie sono state celebrate ininterrottamente durante il weekend e sono state frequentate da tanti, così tanti a volte che alcuni dei fedeli hanno dovuto sedersi fuori dalla chiesa.

“Queste persone sono davvero meravigliose,” dice sorridendo p. Nikodemus. “Davvero, mi sembra che siano più vicine a Dio di quanto lo sia io.”

Guarda questo video per scoprire il cuore del Vicariato dei migranti e dei richiedenti asilo: