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Suore della Solitudine ad Ein Karem: partire per vivere e non restare a sopravvivere

Published: December 19 Tue, 2017

Suore della Solitudine ad Ein Karem: partire per vivere e non restare a sopravvivere Available in the following languages:

EIN KAREM – Dal 1971, una comunità di suore contemplativa di Nostra Signora di Sion accompagnano nella preghiera, al ritmo della Liturgia delle Ore, l’accoglienza proposta dalle loro suore apostoliche nello stesso posto. Quest’anno quattro suore contemplative hanno preso la decisione di lasciare Ein Karem per ripartire in Francia, il paese di origine della Congregazione, e riprendere la loro vita di preghiera in un contesto diverso.

La partenza di una comunità religiosa è sempre una triste notizia per una diocesi. Le avevo incrociate qualche mese prima ed ora sono andata a trovarle provando una stretta al cuore. Avevo paura di incontrare sorelle tristi e stanche: ma dimenticavo che la Speranza e la Pace del cuore sono i frutti della preghiera continua…

Accettare la fragilità

«Ogni essere umano è destinato a invecchiare e a perdere vitalità, salute, autonomia e la casa di riposo è a volte la soluzione giusta. Perché non noi?». Questo senso comune e l’umiltà potrebbero essere disarmanti, ma quando ascoltiamo queste quattro sorelle che hanno dato la loro intera vita in Terra Santa, possiamo comprendere la loro scelta: «Questa nostra scelta ha richiesto diversi mesi. Dovevamo ammettere l’ovvio: stiamo invecchiando e abbiamo bisogno di essere seguite da un medico, cosa difficile da ottenere in un paese straniero. Volevamo restare insieme e tenere insieme la nostra vita di preghiera. Per associare questo bisogno di cura al nostro desiderio di mantenere la nostra vita di preghiera continua in comunità, abbiamo trovato una soluzione: stabilirci tutte e quattro insieme in una casa di riposo religiosa. La nostra congregazione ne possiede una nel sud della Francia ed è lì che ci stabiliremo insieme ad altre religiose, ma anche tra i laici che speriamo di poter accompagnare secondo la nostra vocazione».

Quasi cinquanta anni di presenza

Da quando nel 1968 si stabilirono a Nazareth a questa imminente partenza, le quattro sorelle presenti oggi nel piccolo monastero nel parco di Nostra Signora di Sion ad Ein Karem, hanno visto un gran numero di eventi. Per le sorelle contemplative non si tratta degli eventi organizzati o animati da loro, quanto degli episodi della storia del paese che hanno scosso la popolazione e che loro continuano a portare vivi nella loro preghiera: l’arrivo di Sadat, l’assassinio di Yitzhak Rabin, la fine della Prima Intifada… Per la Congregazione, stabilirsi in Terra Santa era cosa naturale. Le Suore Apostoliche di Sion furono fondate nel 1856 da padre Théodore Ratisbonne, francese, proveniente da una famiglia ebrea convertitasi al Cattolicesimo. Per tale origine, l’amore per il popolo ebraico e il desiderio di lavorare per il dialogo con il popolo ebraico veniva del tutto naturale per le religiose di Sion. La Terra Santa era perciò il luogo forte per questo dialogo.

Per le suore contemplative, il rapporto con la gente della Prima Alleanza consta di due modalità principali: la recita in ebraico di quattro delle sei preghiere della Liturgia delle Ore e, poi, un rapporto speciale con la comunità cattolica di lingua ebraica, che loro servono nella parrocchia di “inserimento” e dove vivono i momenti salienti dell’anno liturgico.

Ma limitare questi 50 anni a solo degli eventi storici o alla vita liturgica in lingua ebraica sarebbe come ignorare tutte le amicizie che le suore hanno intessuto con i palestinesi partecipanti all’accoglienza nella casa di Ein Karem: i gruppi misti arabo-ebrei – come la scuola Main dans la Main – che trovano un luogo pacifico senza il giudizio di una comunità o dell’altra, o gli artisti che oggi abitano questo sobborgo boscoso di Gerusalemme.

Cambiare posto per conservare una vita piena fino alla fine

Per suor Marie-Luc, suor Thérèse-Dominique, suor Brigitte-Agnès e suor Bernadette-Marie, l’essenziale è continuare la loro vita di preghiera, il cuore della loro vita. Il luogo cambierà, le condizioni di vita cambieranno e miglioreranno, ma la preghiera sarà la stessa. «Partiamo per continuare a vivere la nostra chiamata, se restiamo qui si tratterà solo di sopravvivere». Naturalmente, lasciano questo monastero che hanno visto costruire, questa cappella che hanno voluto di forma ottagonale e rivolta verso Gerusalemme. Ma porteranno con loro un elemento di questa cappella: un dipinto di feltro realizzato da un artista israeliano. In esso si vede raffigurata Myriam, sorella di Mosè che canta al suono del tamburello dietro le canne. Le canne rappresentano tutto ciò che ci separa da Dio. «Ognuno di noi è rappresentato in questa immagine: come Myriam, cantiamo la Gloria di Dio e proviamo ogni giorno a superare queste canne che ci separano dal nostro Dio».

La malinconia che provavo prima di incontrarle si è trasformata in gioia. Testimone della fecondità di una comunità, testimone dell’amore pazzo che lega queste quattro sorelle a Dio che ci salva, sono andata via felice rinnovata in quella Vita a cui tutti siamo chiamati. Vi prometto, care sorelle, di rimanere unite a voi nel ringraziamento per le meraviglie che il Signore fa per noi, anche in tempi di separazione e partenza…

Cécile Klos

La rete scolastica Main dans la Main ha lo scopo di creare una società condivisa tra arabi ed ebrei attraverso la creazione di scuole bilingue animate da forti valori umanistici.