15 gennaio 2017

II Domenica del Tempo Ordinario, anno A

 

Il Vangelo di Giovanni, dopo il prologo che occupa i primi 18 versetti, si apre con una solenne testimonianza su Gesù e il testimone è Giovanni Battista.

Gesù stesso, più avanti, ricorderà proprio questa testimonianza e vi farà riferimento: dopo la guarigione del paralitico alla piscina di Bethesda in giorno di sabato (Gv 5,1 ss), i capi del popolo gli contesteranno di aver trasgredito la Legge. E Lui risponderà di poterlo fare perché in sintonia con la volontà del Padre, che opera sempre, e citerà come suo testimone proprio Giovanni Battista: “Se fossi io a render testimonianza a me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera; ma c’è un altro che mi rende testimonianza, e so che la testimonianza che egli mi rende è verace. Voi avete inviato messaggeri da Giovanni ed egli ha reso testimonianza alla verità” (Gv 5, 31-33).

La testimonianza di Giovanni è vera perché lui ha visto. Non ha semplicemente sentito parlare, non ha pensato o immaginato. Lo afferma e ripete due volte: “Io ho visto” (Gv 1,32.34).

Il testimone è colui che fa esperienza diretta del Signore, colui che entra in relazione con Lui, che ascolta, attende e vede. Solo allora la sua testimonianza può essere ritenuta vera, e lui può essere considerato un testimone credibile.

Pochi versetti più avanti, quando il Battista indirizzerà a Gesù i propri discepoli, Gesù li inviterà a proprio a fare questo: “Venite e vedrete” (Gv 1,39). E, avendolo fatto, diverranno a loro volta testimoni.

Cos’ha da dire Giovanni su Gesù? Cos’ha visto?

Nei pochi versetti del Vangelo di oggi, Giovanni dice di Gesù tante cose. Ci fermiamo su due testimonianze.

La prima è un versetto apparentemente misterioso: “Ecco colui del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me” (Gv 1,30).

Semplicemente, con stupore, Giovanni riconosce che quest’uomo, che di per sé sarebbe nato dopo di lui, in realtà viene prima. “Era prima di me”, cioè era da sempre, in eterno; è qualcuno che da sempre vive una relazione di esistenza, di amore, di comunione con Dio.

La grande meraviglia del Battista è nel vedere che questo essere eterno oggi è diventato carne; e ancor di più, che quest’essere eterno, diventato carne, è l’Agnello di Dio! Giovanni intuisce che Colui dal quale tutto è stato fatto è anche Colui per mezzo del quale tutto sarà salvato.

La seconda cosa di cui Giovanni è testimone privilegiato è la relazione di Gesù con lo Spirito: «Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui. Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua mi aveva detto: L’uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo.” (Gv 1,33).

Giovanni vede che su Gesù lo Spirito si posa e rimane, che in Lui pone la sua dimora stabile e definitiva (cfr 1Sam 16,13). E che quindi tutto ciò che farà in seguito, tutto sarà fatto nello Spirito del Padre, in comunione con Lui. Attraverso lo Spirito, il legame di Gesù con il Padre è un legame che non può venir meno: mai Gesù abbandonerà il Padre, e mai il Padre abbandonerà Gesù.

Dunque, abbiamo visto la testimonianza del Battista; ma il Vangelo di Giovanni ha un altro testimone, che compare esattamente quando scompare il Battista. Si tratta del discepolo amato, che la tradizione identifica con l’evangelista Giovanni stesso. Anche di lui, più volte, si usa il verbo “testimoniare”: “Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera e egli sa che dice il vero” (Gv 19, 35); e, poco oltre: “Questo è il discepolo che rende testimonianza su questi fatti e li ha scritti; e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera” (Gv 21,24). Anche lui, come il Battista, ha visto e ha creduto (Gv 20,8), e per questo può testimoniare.

E anche lui, come il Battista, è testimone della relazione privilegiata di Gesù con lo Spirito: la sua testimonianza nasce sotto la croce quando vede il suo Maestro e Signore morire, cioè dare lo Spirito (Gv 19,30).

Dunque, se il Battista vede – e quindi testimonia – che lo Spirito scende e rimane su Gesù, il discepolo amato vede – e testimonia – che Gesù morendo dona a tutti quello Spirito che aveva ricevuto dal Padre: quello Spirito che era rimasto su Gesù, ora rimane su di noi.

C’è un profondo legame, allora, tra i due testimoni: la testimonianza del Battista si compie in quella del discepolo amato, e insieme ci dicono che a Gesù è dato lo Spirito perché Lui possa poi condividerlo con ciascuno di noi.

Iniziamo dunque il cammino di quest’anno con questo orizzonte nuovo, con questo respiro ampio, quello dello Spirito che abita in noi: non dimentichiamoci mai che dentro di noi c’è  -per grazia – la stessa vita di Dio. Che “un seme divino rimane in noi” (1Gv 3,9).

+Pierbattista

 

 

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