21 agosto 2016

XXI Tempo Ordinario, anno C

L’evangelista Luca ci ricorda, all’inizio del brano di Vangelo di oggi, che Gesù è in viaggio verso Gerusalemme.

Ci aveva già informato di questo (Lc 9,51), e il fatto che qui lo ripeta non è un caso: facendolo, introduce la seconda sezione del viaggio di Gesù, una sezione in cui Gesù racconterà molte parabole e rivolgerà ai suoi un invito urgente ad entrare nel Regno.

Questa seconda parte del viaggio è contraddistinta da un richiamo frequente alla logica che anima il mistero del Regno di Dio, una logica che potremmo definire “ribaltata”, che comporta cioè un totale capovolgimento di valori, di pensiero, di prospettiva.

Così, lungo la strada, sentiremo che i primi saranno ultimi (Lc 13,30), che chi si esalta sarà umiliato (Lc 14,11), che in cielo c’è più gioia per un peccatore che si converte piuttosto che per i novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione (Lc 15,7), e così via…

E non può essere altrimenti per un viaggio che conduce lì dove tutto sarà rovesciato: a Gerusalemme il giusto sarà trattato come un malfattore, il ladrone entrerà nel Regno per primo, la morte sarà vinta e da essa scaturirà la Vita…

Il brano di oggi è emblematico di questo capovolgimento.

Innanzitutto Gesù ribalta la domanda: un tale gli chiede se sono molti quelli che si salvano, e Lui risponde dicendo che la porta è stretta. Ovvero, la domanda riguarda la casa, e la risposta riguarda la porta.

Gesù sembra dire che il problema non è quanto è grande la casa, quanta gente può contenere (e infatti dirà più avanti che raccoglierà una moltitudine infinita di gente, che verrà da tutte le latitudini): in casa c’è posto per tutti.

Il problema è piuttosto trovare la porta, perché la porta è stretta.

È interessante che questo aggettivo, stretto (in greco “stenós”), compare qui per l’unica volta in Luca: questa porta è l’unica cosa stretta presente nel Vangelo.

In questo anno della misericordia, siamo abituati a vedere tante porte, nelle nostre chiese giubilari, ampie, spaziose, aperte, belle, accoglienti…

Invece Gesù ci dice che la porta del Regno è stretta. Perché?

Dalle parole di chi rimane fuori, di chi non riesce ad entrare attraverso la porta stretta (“abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”, Lc 13,26), sembra che la porta è troppo piccola solo per chi pensa di avere il diritto di entrare; per chi, di fronte all’ingresso, crede di poter accedere presentando le proprie credenziali, quelle opere buone che gli meriterebbero il lasciapassare…

La porta è stretta per chi pensa che la casa è piccola, per chi è convinto che dentro ci sia spazio solo per chi, come lui, ha fatto tutto il necessario per entrarci, e se lo merita.

Viene da pensare alla parabola del fariseo e del pubblicano (Lc 18,1-14) – una parabola che finirà anch’essa con un capovolgimento: “perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato”, dove il fariseo fa l’elenco di tutte le proprie opere buone: ecco uno per cui la porta è stretta…

Cosa risponde il padrone di casa a costoro? Risponde due cose.

La prima è: “Non so di dove siete” (Lc 13,25), cioè: non vi conosco.

Chi pensa di potere entrare per i propri meriti non ha conosciuto il Signore – e non è conosciuto da Lui – perché ha davanti agli occhi solo le proprie opere buone, come il fariseo della parabola.

Conosce il Signore chi ha sperimentato il suo perdono, chi lo ha incontrato nel profondo della propria miseria, chi riconosce la grandezza della sua misericordia, chi sa che la salvezza è solo gratis; e quindi si è lasciato in qualche modo “rovesciare”, ha “imparato” la logica capovolta del Regno.

Costoro sanno che la casa è grande, che nessuno di per sé può meritare di entrarci, ma che tutti sono ammessi gratuitamente per la grazia della croce di Cristo.

Cambiare logica, lasciarsi rovesciare, non è facile. Accettare che la salvezza sia gratis è davvero qualcosa di “stretto”, perché noi preferiremmo di gran lunga meritarcela: se ce la meritassimo, se ci fosse dovuta, non avremmo alcun debito e non saremmo tenuti a condividere niente con nessuno.

Uscire da questa strettoia è l’unico vero grande sforzo da fare, la vera battaglia, quella contro il nostro orgoglio.

Poi li chiama “operatori di ingiustizia” (Lc 13,27).

È strano che li chiami così, perché di per sé costoro non hanno fatto nulla di male.

In realtà è ingiusto chi ha una percezione distorta della giustizia, chi la attribuisce ai propri meriti, e quindi non si lascia giustificare.

È questa presunzione, di solito, che fa chiudere lo sguardo e il cuore al fratello, che lo rinchiude nella sua “ingiustizia”. Ma per la porta stretta non si può entrare se non insieme ai propri fratelli, tutti ugualmente ingiusti e tutti ugualmente perdonati.

Abbiamo da poco celebrato la festa dell’Assunzione di Maria in cielo: è la sintesi perfetta di quanto abbiamo detto.

La Madre del Signore riconosce la propria piccolezza, si lascia riempire di grazia, si affida al Padre a cui nulla è impossibile (Lc 1,26-38), e canta in modo unico la logica capovolta del Regno: il Signore ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili, ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote (Lc 1,46-55)…

E quindi per lei la porta è spaziosa, ed è aperta.

+ Pierbattista

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