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GERUSALEMME – Mons. Pierbattista Pizzaballa ha celebrato la scorsa domenica, 4 febbraio 2018, la memoria dei Santi Simeone e Anna alla Kehilla di Gerusalemme. È stata questa l’occasione per l’Arcivescovo di rincontrare la piccola comunità cattolica di lingua ebraica;  comunità che egli aveva curato come responsabile prima di diventare Custode di Terra Santa e successivamente Amministratore Apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme.

Ogni anno, la ricorrenza della Presentazione al Tempio di Gesù, è festa speciale nella parrocchia dei Santi Simeone e Anna. Questi due santi il primo anziano, giusto e religioso, l’altra vedova e profetessa, mentre i suoi genitori lo presentavano al Tempio, salutarono Gesù come  Messia e Salvatore, beata speranza e redenzione di Israele.

Per la Comunità cattolica di lingua ebraica che vive nel cuore della società israeliana, Simeone e Anna rappresentano la fedeltà di Israele, che attende la salvezza lungo tante generazioni.

Quest’anno, il responsabile della parrocchia, padre Rafic Nahra, ha invitato Mons. Pizzaballa a condividere questo momento di festa  e a presiedere la celebrazione della messa domenicale. Per l’Amministratore Apostolico del Patriarcato Latino di Gerusalemme è stata una sorta di ritorno a casa perché durante i suoi studi approfonditi sulla lingua ebraica, il giovane padre Pizzaballa ha partecipato alla vita, per poi esserne responsabile, della piccola comunità cattolica di Gerusalemme di lingua ebraica. Successivamente, mons. Pizzaballa, mentre era Custode della Terra Santa, fu incaricato del Vicariato San Giacomo nel suo insieme. Dopo la messa, i membri della comunità hanno potuto parlare con l’Arcivescovo in tutta semplicità, in particolare sulla preoccupante questione del futuro dei migranti.

Una parrocchia per la quale cui l’apertura agli altri rappresenta  lo stile

In effetti, la Kehilla di Gerusalemme ha tra i suoi fedeli famiglie cattoliche provenienti dall’Asia o dall’Africa, venute a cercare lavoro in Israele. E oggi i bambini di queste famiglie, ormai stabilite da diversi anni, hanno l’ebraico come lingua materna. Ma questa parrocchia atipica annovera tra i fedeli anche molti europei: religiosi che vengono ad incontrare il popolo ebraico e sono felici di condividere la loro fede in ebraico, o ancora persone che si sono stabilite a Gerusalemme, ad esempio,  con un coniuge israeliano.

Questa comunità che non è importante per i suoi numeri, è però ricca nel suo desiderio di essere aperta all’altro, sia all’interno comunità che verso il mondo circostante. Questa apertura si realizza, ad esempio,  con la comunità ebraica di Kehilat Sion con la quale la comunità cattolica di lingua ebraica di Gerusalemme studia una volta al mese la Parola e la Tradizione di ogni religione. Con la medesima Kehilat Sion, la comunità cattolica ha aperto uno negozio di abbigliamento di abiti usati destinato alle famiglie bisognose qualunque sia la loro religione e il loro ambiente.

Un bel modo per fare splendere  la luce di Cristo davanti alla quale il vecchio Simeone si stupì per primo.

Cécile Klos

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