TERRA SANTA – Martedì 19 gennaio 2017, il Coordinamento Terra Santa ha concluso la sua visita annuale alle diverse comunità cristiane del Paese. Una visita che i vescovi hanno voluto concludere con un comunicato dal titolo “50 anni di occupazione esigono un intervento”.

Domenica 15 gennaio, la delegazione del Coordinamento Terra Santa, composta da vescovi provenienti da tutta Europa, dall’America del Nord e dal Sud Africa, ha celebrato la messa nella chiesa dell’Annunciazione a Beit Jala. La celebrazione è stata presieduta da S.E. mons Declan Lang, vescovo di Clifton. Parlando dei problemi che i cristiani palestinesi affrontano nella loro vita quotidiana, il Vescovo ha osservato che: “Questa vita non è facile per i cristiani che vivono in Palestina, ma penso che sia più difficile a Gaza che in Cisgiordania, perché laggiù ci sono severe restrizioni circa gli spostamenti”. Egli ha poi aggiunto che “La comunità cristiana ha un ruolo essenziale da svolgere nel tentativo di conciliare le diverse nazionalità, culture e religioni in questa parte di mondo. Si tratta di una grande sfida da affrontare. Sfida a cui, talvolta, la comunità cristiana  non riesce a far fronte, per mancanza delle risorse necessarie… così si capisce come mai le persone lasciano il paese. ” Nel corso della visita della delegazione all’Università di Betlemme, il Vescovo ha elogiato la qualità dell’istruzione offerta dalla Università e l’eccezionale successo dei suoi studenti. “Studenti notevoli sono passati per l’Università di Betlemme, come ad esempio il Sindaco di Betlemme, che oltretutto vi è stata anche insegnante” ha detto il vescovo. “La Chiesa incoraggia la formazione, che permette alle persone di vivere degnamente, nella misura del possibile” ha continuato.

Durante questi giorni di visita, il Coordinamento Terra Santa ha affrontato il tema “50 anni di occupazione”, con visite a Hebron, Gerusalemme Est e in altre zone della Palestina. Mons. Declan, riferendosi alle sue precedenti visite, ha osservato che “Hebron è un luogo di grande tensione. Qui c’ero già stato e ho avvertito ancora più tensione che a Gaza”.

In un’intervista concessa all’Ufficio Media e Comunicazioni del Patriarcato latino, Mons Duarte da Cunha, segretario generale del Consiglio della Conferenza Episcopale d’Europa, ha parlato del ruolo che il Coordinamento e la Chiesa svolgono per fare avanzare il processo di pace tra palestinesi e israeliani. “La Chiesa vuole preservare la preghiera. Siamo fermamente convinti che la pace è un dono dato da Dio. Ci sforziamo di sensibilizzare la comunità internazionale e la Chiesa stessa. Cerchiamo anche di dare voce a coloro che hanno bisogno di aiuto, a tutti coloro che hanno delle proposte nella direzione della pace, della riconciliazione e della convivenza”. “Ci rendiamo conto che la vita dei palestinesi, le loro sofferenze, le tensioni nella regione e l’assenza di pace, ci interpellano. La Chiesa si sforza di scuotere le coscienze dei leader politici di tutto il mondo, nei confronti della situazione in Terra Santa, per essere credibili nei nostri sforzi per la pace. ” in seguito all’inaugurazione dell’ambasciata palestinese in Vaticano sabato scorso, il vescovo da Cunha ha detto che “il riconoscimento dello Stato di Palestina e l’apertura della sua ambasciata non hanno lo scopo di colpire Israele, ma sono passi avanti coi quali la Chiesa spera di dimostrare che la riconciliazione è possibile”.

Mercoledì 18 gennaio, è stata concelebrata la messa dal vescovo Pierbattista col Coordinamento, nella Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme.

Qui di seguito la dichiarazione finale del Coordinamento Terra Santa 2017.

Saher Kawas

 

Coordinamento Terra Santa 2017

 Comunicato finale

 Cinquanta anni di occupazione esigono azione

 

Per cinquant’anni la Cisgiordania, Gerusalemme-Est e Gaza hanno languito sotto l’occupazione, violando la dignità umana sia dei palestinesi che degli israeliani.  Questo è uno scandalo a cui non dobbiamo mai abituarci.

Il nostro Coordinamento ha rivolto un appello per la giustizia e la pace ogni anno a partire dal 1998, ma la sofferenza continua. Quindi questo appello deve farsi sentire più forte. Come vescovi imploriamo i cristiani nei nostri paesi d’origine a riconoscere la nostra responsabilità in termini di preghiera, consapevolezza e azione.

Tantissime persone nella Terra Santa hanno trascorso tutta la loro vita sotto l’occupazione, con la sua segregazione sociale polarizzante, ma ancora professano la speranza e la lotta per la riconciliazione. Ora più che mai, costoro meritano la nostra solidarietà.

Tutti noi abbiamo la responsabilità di opporci alla costruzione degli insediamenti. Questa annessione de facto di terre non solo mina i diritti dei palestinesi in aree come Hebron e Gerusalemme Est, ma, come ha recentemente riconosciuto l’ONU, mette in pericolo anche le possibilità di pace.

Tutti noi abbiamo la responsabilità di fornire assistenza alla popolazione di Gaza, che continua a vivere in mezzo a una catastrofe umanitaria generata dall’uomo stesso. Ormai hanno trascorso un intero decennio sotto assedio, aggravato da uno stallo politico causato da una mancanza di buona volontà di tutte le parti in causa.

Tutti noi abbiamo la responsabilità di incoraggiare la resistenza non violenta che, come ci ricorda Papa Francesco, ha ottenuto grandi cambiamenti in tutto il mondo. Ciò è particolarmente necessario di fronte a ingiustizie quali l’incessante costruzione del muro di separazione in terra palestinese, inclusa la Valle di Cremisan.

Tutti noi abbiamo la responsabilità di promuovere la soluzione dei due Stati. La Santa Sede ha sottolineato che “se Israele e Palestina non accettano di coesistere gomito a gomito, riconciliati e sovrani all’interno di confini concordati e internazionalmente riconosciuti, la pace rimarrà un sogno lontano e la sicurezza un’illusione“.

Tutti noi abbiamo la responsabilità di aiutare la Chiesa locale, le sue agenzie, i volontari e le ONG. Nelle circostanze più difficili mostrano una grande resilienza e svolgono un lavoro che cambia la vita. È la nostra fede in Dio che ci dà speranza. È la testimonianza dei cristiani in Terra Santa che abbiamo incontrato, soprattutto quella dei giovani, che ci ispira.

La Bibbia ci dice: “Dichiarerete santo il cinquantesimo anno e proclamerete la liberazione nel paese per tutti i suoi abitanti” [Levitico 25,10]. Nel corso di questo cinquantesimo anno di occupazione dobbiamo pregare per la libertà di ognuno in Terra Santa e sostenere in modo concreto tutti coloro che lavorano per costruire una pace giusta.

Vescovo Declan Lang, Inghilterra e Galles (Presidente del Coordinamento Terra Santa)

Arcivescovo Riccardo Fontana, Italia

Vescovo Stephen Ackermann, Germania

Vescovo Peter Burcher, Conferenza episcopale dei Paesi Nordici

Vescovo Oscar Cantú, Stati Uniti d’America

Vescovo Christopher Chessun, Chiesa d’Inghilterra

Vescovo Michel Dubost, Francia

Vescovo Lionel Gendron, Canada

Vescovo Felix Gmür, Svizzera

Vescovo Nicholas Hudson, Commissione delle Conferenze Episcopali della Comunità Europea

Vescovo William Kenney, Inghilterra e Galles

Vescovo William Nolan, Scozia

Con il sostegno di:

Mons. Duarte da Cunha, Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europe

Peter-John Pearson, Conferenza episcopale Sudafricana

 

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