Nazareth – il 16 ottobre 2016, la comunità cattolica di Nazareth e della sua regione ha accolto con molta gioia il nuovo Amministratore Apostolico, mons. Pzzaballa. Mons. Marcuzzo, Vicario patriarcale in Israele, gli ha rivolto un discorso di benvenuto a nome di tutti i fedeli d’Israele, imitando il saluto dell’angelo Gabriele: “Il Signore è con te, tu sei benedetto tra i vescovi”.

Ingresso di S. E Mons. Pierbattista Pizzaballa a Nazareth,

Amministratore Apostolico del Patriarcato Latino di Gerusalemme,

16 ottobre 2016

Parola di benvenuto di Mons. Giacinto-Boulos Marcuzzo

Ahlan wa sahlan, carissimo nuovo pastore Pierbattista, a Nazareth, Nazareth dell’Annunciazione, Nazareth di Maria Santissima, Nazareth del saluto angelico. A Nazareth, appunto, trovo opportuno salutarLa, parafrasando le parole dell’arcangelo Gabriele: “Ave, nostro pastore Pierbattista, il Signore è con te, tu sei benedetto fra i vescovi, e benedetto il frutto del tuo ministero pastorale, Gesù”.

Le esprimo un caloroso e sincero benvenuto, unito a P. Bruno Varriano, ofm, rettore di questo santuario dell’Annunciazione, e a P. Amjad Sabbara, ofm, parroco della comunità cattolica latina di Nazareth. Esprimo questo benvenuto a nome di tutto il Vicariato Patriarcale latino di Israele: parroci, consigli parrocchiali, religiosi e religiose, seminari, istituti e scuole cristiane, ospedali e cliniche, movimenti apostolici e giovanili, associazioni pastorali e di preghiera, club parrocchiali di famiglie, e a nome di tutte di tutte le famiglie e di tuti i fedeli. Essendo il vescovo mandato a tutti e per tutti, mi permetto di accoglierLa il benvenuto anche a nome di tutti gli abitanti di questo paese, della Terra Santa, cristiani, ebrei, musulmani, drusi, di quelli che La conoscono e anche di quelli che non La conoscono. È un benvenuto gioioso e corale: Mabruk, alf Mabruk. Un saluto, questo, orientale e biblico, che ha un senso molto bello e ampio: ‘Sei stato benedetto (da Dio), per essere a tua volta una benedizione per i fratelli’.

Le rivolgiamo innanzitutto il benvenuto della preghiera. Lei ha scelto un motto episcopale paolino molto espressivo: “Sufficit tibi gratia mea” (Ti basta la mia grazia). Sappiamo che il sistema della grazia funziona efficacemente con la preghiera, il digiuno, il sacrificio e la santificazione personale. Per questo La ricordiamo liturgicamente ogni giorno nella Santa Messa e in tutte le altre nostre preghiere.

Le diamo il benvenuto con l’espressione di alcuni auguri che non sono convenzionali, ma sinceri perché provengono dalla Sua stessa missione di vescovo e dalle Sue stesse parole. Quando è stato consacrato vescovo a Bergamo, ha dichiarato solennemente: “Voglio essere il vescovo di tutti”. E’ questo il nostro primo augurio, anche perché ce lo suggerisce la lettera agli Ebrei che ci lascia queste memorabili parole: Ogni sommo sacerdote, infatti, è scelto fra gli uomini e per gli uomini, viene costituito tale nelle cose che riguardano Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati. Egli è in grado di sentire giusta compassione per quelli che sono nell’ignoranza e nell’errore, essendo anche lui rivestito di debolezza”.

A Cologno al Serio, quando celebrò il pontificale nel paese di origine, disse: “La parola di Dio è una colonna fondamentale nella mia vita”. E’ ugualmente il nostro secondo augurio. Ci guidi con la luce della Parola di Dio, che viene dall’Oriente, da questa terra. Ci aiuti ad avvicinarci alla Luoghi Santi e che la Terra Santa sia veramente l’aspetto specifico della nostra Chiesa locale e della sua spiritualità.

Parola di Dio e servitore di tutti, Dio e il popolo. Questo binomio ci suggerisce un terzo e ultimo augurio, piuttosto pratico ma anche ispiratore, che ci sta molto a cuore: che Lei, carissimo pastore e fratello, sia un pastore secondo il Piano Pastorale Generale.  Questo Piano, che consideriamo un autentico e prezioso frutto dello Spirito Santo e di diversi anni di preghiera, riflessione e condivisione di tutte le Chiese cattoliche di Terra Santa. Un Piano pastorale concentrato intorno a tre punti assolutamente fondamentali per la buona riuscita di qualsiasi pastorale in Terra Santa: stretta collaborazione nella Chiesa e tra le Chiese; dialogo permanente con i fedeli delle altre religioni; impegno costante di testimonianza cristiana nella vita pubblica. Un Piano pastorale che ci ricorda l’opera instancabile compiuta con tanto zelo dal Suo predecessore immediato, il Patriarca Fouad Twal, e il suo predecessore precedente, il Patriarca Michel Sabbah. A loro vadano sincera gratitudine, stima profonda e affetto fraterno.

Come sarà il Suo ministero episcopale?  Se applichiamo il principio di S. Agostino, siamo in grado di rispondere a questa domanda. Il geniale Padre della Chiesa diceva: “Homo est quod amat” (L’uomo è quello che ama). Lei ama la luce della Parola di Dio e Le piace essere a servizio di tutti. Ciò Le garantisce un fruttuoso ministero come Amministratore del Patriarcato Latino di Gerusalemme, perché è esattamente ciò di cui abbiamo più bisogno: la luce e la forza della Parola di Dio che ci rinnovi, il servizio della Sua cura amministratrice che ci guidi e ci incoraggi.

A Nazareth, ho cominciato la parola di benvenuto con un cenno al saluto dell’arcangelo. Termino adesso con un’allusione al mistero dell’Incarnazione. S. Agostino diceva ancora la proverbiale espressione: “Ama et fac quod vis” (Ama, e fa quello che vuoi). Se ha piantato nel Suo cuore, carissimo pastore e fratello, il seme dell’amore per questo popolo, questo paese, questa lingua, questo patrimonio, questa storia, questo tempo e spazio; breve, se si è incarnato in questa Chiesa locale, nonostante i limiti, come si è infatti già incarnato, allora potrà fare tutto quello che vuole, il Suo ministero sarà certamente fruttuoso e benedetto dal Signore.

Ahlan wa sahlan, Mabruk alf mabruk, carissimo pastore e fratello, e Ad multos annos.

+ Gicinto-Boulos Marcuzzo

Vicario patriarcale latino per Israele. Nazareth.

16 ottobre 2016

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