GERUSALEMME – Dal 21 al 29 gennaio 2017, i cristiani di Gerusalemme si sono ritrovati nella preghiera comune, manifestando in tal modo la loro volontà di raccogliersi attorno a Cristo. Ogni giorno, a turno, una chiesa della Città Santa ha accolto i fedeli e i rappresentanti di ogni confessione e di ogni rito.

Anche quest’anno, sono stati numerosi i fedeli di Terra Santa che hanno risposto positivamente all’invito per l’unità. A Gerusalemme la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani inizia tradizionalmente il sabato dopo il 19 gennaio, festa di Natale per la Chiesa armena, di fatto qualche giorno dopo il 18 data di inizio della settimana ufficiale che si conclude il 25 gennaio, festa della Conversione di san Paolo.

Questa tradizione risale al 1908, quando il sacerdote Paul Wattson ha voluto riunire i cristiani americani presenti presso la Santa Sede a Roma, per una «ottava» di preghiera. Verso il 1930, a Lione «l’ottava» è diventata una «settimana», partendo dalla speranza di padre Paul Couturier di rendere l’iniziativa accessibile a tutti i cristiani e non solo ai cattolici. Come precisa il comunicato del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani : «L’amore di Cristo ci sollecita a pregare, ma anche ad andare oltre la nostra preghiera per l’unità dei cristiani. Le comunità e le chiese hanno bisogno del dono della riconciliazione di Dio quale sorgente di vita». Lo stesso Pontificio Consiglio promuove una Commissione internazionale e interconfessionale che si riunisce ogni anno per preparare la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani scegliendo, volta a volta, un nuovo tema, spesso ricavato da un versetto della Bibbia, e scegliendo anche i testi delle Scritture e le preghiere per la settimana. Al cuore della settimana di quest’anno è stato collocato il tema dell’urgenza: «L’amore di Cristo ci spinge verso la riconciliazione» (Cf 2Co 5,14-20).

Per i Protestanti, il 2017 segna il 500esimo anniversario della Riforma seguita alla pubblicazione delle 95 tesi di Lutero. Questo movimento riformatore ha segnato profondamente la Chiesa Occidentale. In occasione della preghiera nella chiesa del Redentore, il nuovo vescovo luterano di Gerusalemme, Ibrahim Azar, era accompagnato dal vescovo Munib Yunan, presidente della Federazione Luterana Mondiale che, nella sua omelia, commentando il passo della Conversione di Paolo (At 9,1-19) non ha mancato di invitare all’unità soprattutto qui a Gerusalemme.

A Gerusalemme, città della pace lacerata dalle violenze e dalle divisioni, questa settimana riveste una importanza unica. Questa città che testimonia la morte e la resurrezione di Cristo è un mosaico di differenti confessioni cristiane. Dal Santo Sepolcro alla chiesa greco-cattolica della Annunciazione, passando per la cattedrale anglicana di San Giorgio, per la chiesa luterana del Redentore, per la cattedrale armena di San Giacomo, per il Cenacolo, per la chiesa copto-ortodossa di sant’Antonio e la cattedrale etiopico-ortodossa, i cristiani hanno potuto vivere momenti forti di riconciliazione.

Ogni chiesa ha accolto i fedeli secondo il suo rito, coi suoi canti tradizionali: coro armeno, melodie latine dei francescani, canto di una soprano, corale bizantina, canti arabi, ecc…

Al cuore di ogni celebrazione: lo scambio della Pace. Altri gesti simbolici hanno caratterizzato le diverse celebrazioni: nella Cattedrale anglicana ad esempio la rinnovazione delle promesse battesimali e la accensione delle candele che i fedeli hanno ricevuto dalle mani dei vescovi presenti.

Anche la recita del Padre nostro, fatta da ognuno nella propria lingua, ha segnato ciascuna delle otto sere. In tal modo, con le loro diversità, i fedeli hanno espresso la loro adesione a Cristo, «nostra speranza e nostra gioia», come affermato dalla preghiera universale recitata nella chiesa parrocchiale latina di San Salvatore, in arabo, italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo ed ebraico.

Al termine delle celebrazioni, i fedeli sono sempre stati invitati un rinfresco per un momento di condivisione fraterna.

La settimana di preghiera si è conclusa presso i greco-cattolici, domenica 29 gennaio. L’arcivescovo melchita, mons. Joseph Jule Zerey, ha esortato i fedeli a continuare senza stancarsi ad operare per l’unità: «che la riconciliazione e l’unità tra di noi siano una sorgente di acqua vivificante, che si trasformi in fiume d’acqua dolce per disstare il mondo assetato di fede nel Dio vivente!».

Marie Rougevin-Bâville

Foto di copertina: © Nadim Asfour

Fotos della settimana:

Sabato, 21 gennaio: Anastasis (Basilica del Santo Sepolcro), Calvario – Ufficio ortodosso dell’Apodipnon (Compieta) © Nadim Asfour

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Domenica, 22 gennaio: Cattedrale Anglicana di San Giorgio © Nadim Asfour

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Lunedì, 23 gennaio: Cattedrale armena di San Giacomo © LPJ

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Martedì, 24 gennaio: Chiesa luterana del Redentore © LPJ

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Mercoledì, 25 gennaio: Chiesa parrocchiale latina di San Salvatore © LPJ

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Venerdì, 27 gennaio: Chiesa copto ortodossa di Sant’Antonioe © LPJ

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Sabato, 28 gennaio: Chiesa etiopica ortodossa © Nadim Asfour

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Domenica, 29 gennaio: Chiesa greco cattolica della Annunciazione © LPJ

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