« Gesù Cristo, volto misericordioso del Padre »

Lettera pastorale
di S.B. mons. Fouad Twal
patriarca Latino di Gerusalemme

In occasione del
Giubileo straordinario della Misericordia
1° Ottobre 2015

LPPRESS
JERUSALEM
STAMPA DEL PATRIARCATO LATINO – GERUSALEMME
BEIT JALA — 2015

« Siate misericordiosi, come il Padre vostro
è misericordioso »
(Lc 6, 36)
Carissimi Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
cari Diaconi,
cari Religiosi, Religiose,
cari Fedeli laici,
L’11 aprile scorso, Papa Francesco ha annunciato un Anno
Giubilare straordinario della Misericordia (8 Dicembre 2015 –
20 Novembre 2016).
Per spiegarne il significato, ha pubblicato la Bolla di
Indizione Misericordiae Vultus – Gesù Cristo volto della
Misericordia del Padre .
Vi invitiamo a vivere intensamente questo tempo
eccezionale, in modo che il Giubileo straordinario porti una
ricchezza di grazie e benedizioni a tutta l’umanità.
Questo tempo coincide per noi con un periodo difficile
della nostra storia; si soffre, soprattutto in Medio Oriente,
dove la ferocia e la barbarie dell’uomo seminano ancora odio
fratricida.
Vorrei iniziare questa mia Lettera Pastorale partendo
proprio dal significato generale dell’anno giubilare per
individuare le sue implicanze nella nostra vita, e poi passare
a presentare una significativa sintesi della “Misericordiae
Vultus”, alla quale ho riservato la terza parte della Lettera.
4
PARTE PRIMA
L’Anno di grazia o Anno Giubilare
nella Bibbia e nella vita di Cristo
San Luca ci racconta che Gesù, tornato a Nazareth, dove
era cresciuto, entrò nella sinagoga nel giorno di sabato, così
come era sua abitudine, e si alzò per leggere. Gli fu presentato
il rotolo del profeta Isaia. Lo aprì e trovò il passo dove era
scritto:
“Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha
consacrato con l’unzione, e mi ha mandato per annunziare
ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri
la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà
gli oppressi e predicare un anno di grazia del Signore”. (Lc
4,16-19)
Per gli ebrei, l’anno giubilare cadeva ogni cinquanta
anni. Le terre ritornavano ai loro proprietari originali. Il paese
conosceva il riposo per un anno nel quale era addirittura
proibita la coltivazione dei campi. Anche i prigionieri e gli
schiavi venivano liberati.
Gesù ha attualizzato e concretizzato il passo di Isaia
nella sua persona, dicendo che l’anno di grazia si è realizzato
attraverso la sua Incarnazione, i suoi miracoli e il suo annuncio
della buona novella.
Nella storia della Chiesa, il primo a indire un Anno Santo
fu papa Bonifacio VIII nel 1300; la sua intenzione era quella
di stabilire un anno giubilare per ogni fine secolo.
Nel 1475, nacque l’idea di offrire a ogni generazione di
credenti la possibilità di vivere un Anno Santo. Per far ciò esso
doveva essere fissato ogni 25 anni.
5
In casi eccezionali, alcuni Papi hanno ritenuto
pastoralmente opportuno indire alcuni Anni Santi straordinari
per celebrare tappe significative del Cristianesimo.
Ad esempio, il 1933 e il 1983 sono stati vissuti come Anni
Santi per celebrare il 1900.mo anniversario della Incarnazione
di Cristo e il 1950.mo della Sua Redenzione.
L’ultimo Anno Santo è stato vissuto dalla Chiesa nel 2000,
all’inizio del terzo millennio della nascita di Cristo secondo la
carne.
La Chiesa nella sua storia ha già vissuto ben 26 anni
Giubilari.
Il senso del Giubileo straordinario
“Ci sono momenti nei quali in modo ancora più forte
siamo chiamati a tenere fisso lo sguardo sulla misericordia
per diventare noi stessi segno efficace dell’agire del Padre.
È per questo che ho indetto un Giubileo Straordinario della
Misericordia come tempo favorevole per la Chiesa, perché
renda più forte ed efficace la testimonianza dei credenti”.1
L’Anno Santo si aprirà 8 dicembre 2015, nella Solennità
dell’Immacolata Concezione. In quella occasione, si aprirà la
Porta Santa nella Basilica di San Pietro a Roma. Sarà la Porta
della Misericordia per chiunque vorrà entrare attraverso essa
e fare esperienza dell’amore di Dio che consola, perdona e dà
speranza.
Papa Francesco ha individuato le varie tappe dell’anno
giubilare: il suo inizio per la Chiesa universale e il momento
conclusivo, lasciando alle Chiese locali la libertà di individuare
e realizzare altre tappe che ne segneranno il cammino.
“La domenica successiva, – ha detto il Papa – la Terza di
Avvento, si aprirà la Porta Santa nella Cattedrale di Roma,
la Basilica di San Giovanni in Laterano. Successivamente, si
1 Misericordiae Vultus n.3
6
aprirà la Porta Santa nelle altre Basiliche Papali. Nella stessa
domenica stabilisco che in ogni Chiesa particolare, nella
Cattedrale che è la Chiesa Madre per tutti i fedeli, oppure nella
Concattedrale o in una chiesa di speciale significato, si apra
per tutto l’Anno Santo una uguale Porta della Misericordia.
A scelta dell’Ordinario, essa potrà essere aperta anche nei
Santuari, mete di tanti pellegrini che in questi luoghi sacri
spesso sono toccati nel cuore dalla grazia e trovano la via della
conversione. Ogni Chiesa particolare, quindi, sarà direttamente
coinvolta a vivere questo Anno Santo come un momento
straordinario di grazia e di rinnovamento spirituale.”2
Nella nostra Diocesi, stabiliamo pertanto che saranno
aperte quattro Porte della Misericordia, la prima nella
Basilica del Getsemani a Gerusalemme, la seconda nellla
Chiesa di S. Caterina in Betlemme, la terza nella Basilica
dell’Annunciazione a Nazareth, la quarta nel Santuario di
Nostra Signora della montagna ad Anjara in Giordania..
Il Papa, sempre nella Bolla d’Indizione, spiega il
rapporto che intercorre tra l’Anno Giubilare straordinario e
l’anniversario della chiusura del Concilio Vaticano II:
“Ho scelto la data dell’8 dicembre perché è carica di
significato per la storia recente della Chiesa. Aprirò infatti la
Porta Santa nel cinquantesimo anniversario della conclusione
del Concilio Ecumenico Vaticano II. La Chiesa sente il bisogno
di mantenere vivo quell’evento. Per lei iniziava un nuovo
percorso della sua storia. I Padri radunati nel Concilio avevano
percepito forte, come un vero soffio dello Spirito, l’esigenza
di parlare di Dio agli uomini del loro tempo in un modo più
comprensibile. Abbattute le muraglie che per troppo tempo
avevano rinchiuso la Chiesa in una cittadella privilegiata,
era giunto il tempo di annunciare il Vangelo in modo nuovo.
Una nuova tappa dell’evangelizzazione di sempre. Un nuovo
2 Misericordiae Vultus n.3
7
impegno per tutti i cristiani per testimoniare con più entusiasmo
e convinzione la loro fede. La Chiesa sentiva la responsabilità
di essere nel mondo il segno vivo dell’amore del Padre.”3
3 Misericordiae Vultus n.4
8
PARTE SECONDA
Le ragioni della Misericordia
In questa parte vorrei riflettere, con voi, sulle ragioni della
Misericordia di Dio nella nostra vita alla luce della Lettera
Apostolica di Papa Francesco.
Da Dio misericordioso all’uomo misericordioso
Nel Nuovo Testamento troviamo due parabole che
mostrano chiaramente il rapporto e le differenze tra la
misericordia di Dio e la nostra: la parabola del Figlio Prodigo
e quella del Buon Samaritano.
Nella prima parabola, Gesù ci rivela l’infinita misericordia
di Dio verso ciascuno di noi peccatori, nella seconda ci invita
a riflettere su come la misericordia di Dio passi attraverso la
misericordia dell’uomo.
Solo l’esperienza che abbiamo fatta della misericordia di
Dio, spinge a praticarla nei confronti dei nostri fratelli.
Il nostro “com-patire” è fondato sul compatire di Dio:
“Siate misericordiosi com’è misericordioso il Padre vostro
celeste”. (Lc 6,36)
Misericordia senza limiti
Nella parabola del Buon Samaritano, è chiaro a tutti il
perché Gesù abbia scelto un personaggio della Samaria per
soccorrere e salvare l’Ebreo ferito, nonostante fossero note
le ostilità plurisecolari tra Samaritani ed Ebrei. Ciò che Gesù
vuole mostrare è che la vera misericordia trascende tutti i
confini e distrugge tutti i muri.
La misericordia di Dio è per l’uomo in quanto tale, senza
distinzione di razza, religione, credo, colore, lingua o etnia.
9
Come la misericordia di Dio non conosce confini,
così dovrebbe essere per la misericordia dell’uomo verso
il prossimo, soprattutto verso i più deboli, gli oppressi, gli
emarginati, i migranti, i profughi e coloro che vivono alle
periferie della società.
Una pietà fredda
La misericordia non è un sentimento fugace, epidermico,
emozionale che si ferma a questi livelli; è invece un impegno
concreto, tangibile, creativo e coinvolgente tutta la persona
umana.
Nella parabola del Figlio Prodigo, il padre non si ferma
alle emozioni, corre verso suo figlio, lo bacia, lo abbraccia, gli
restituisce la sua originaria dignità, lo ricolma dei suoi beni e
fa una grande festa per lui.
Allo stesso modo, il Buon Samaritano; dopo aver provato
compassione per il mal capitato, prende delle iniziative per quel
Giudeo ferito e abbandonato sul ciglio della strada, una dopo
l’altra: gli lava le ferite, lo carica sulla sua cavalcatura, lo porta
alla locanda, si prende cura di lui e paga addirittura il conto.
Gesù conclude la parabola dicendo: “Va’ e anche tu fa lo stesso”.
Distinguiamo tra le opere di misericordia spirituale
(consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti, ammonire i
peccatori, consolare gli afflitti, perdonare le offese, sopportare
pazientemente le persone moleste, pregare per i vivi e per i
morti) e le opere di misericordia corporale (dar da mangiare
agli affamati, dar da bere agli assetati, vestire gli ignudi,
alloggiare i pellegrini, visitare gli infermi, visitare i carcerati,
seppellire i morti).4
Questo insegnamento pone dinanzi a ciascuno di noi
fedeli una vasta gamma di possibili opere da realizzare, in
modo tale che è dato a ognuno di poter scegliere secondo il
proprio carisma e le proprie doti.
4 Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, n.2447
10
Sì al peccatore, no al peccato
Durante la sua vita terrena Gesù ha instancabilmente
denunciato ogni peccato, perché l’uomo peccatore deturpa
l’immagine di Dio in lui.
Gesù si è speso per guarire ogni persona dalla radice del
suo essere peccatore, sradicando il male dal suo cuore, da cui
provengono i propositi malvagi e non le buone azioni.
Il Signore ha trattato l’uomo peccatore con infinita
tenerezza, per mostrargli l’amore misericordioso del Padre
celeste. In questo modo egli non approva l’azione del peccatore,
ma la chiamata alla conversione e al cambiamento di vita, sì.
Alla donna adultera, Gesù disse: «Donna, dove sono? Nessuno
ti ha condannata?». Ed essa rispose: «Nessuno, Signore». E
Gesù le disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non
peccare più».
A tal fine, ha istituito il sacramento della penitenza e
della riconciliazione, efficace segno della misericordia e
della tenerezza di Dio verso i peccatori. E’ bene notare che
la formula dell’assoluzione nel rito latino inizia con queste
parole: “Dio, Padre di misericordia …”.
Misericordia nelle relazioni internazionali
La misericordia non si limita alle singole relazioni tra una
persona e un’altra, essa deve abbracciare la vita pubblica in
tutti i suoi settori: dalla politica all’economia, dalla cultura alla
società, e questo a livello nazionale, internazionale, regionale
e locale, senza trascurare nessuna direzione: Stati, Popoli,
Etnie, Religioni e Confessioni religiose.
Quando la misericordia diventa parte dell’azione pubblica,
che è la sola in grado di spostare il mondo dalla sfera degli
interessi egoistici a quella dei valori umani, allora questo
contribuisce alla costruzione di un mondo migliore.
La misericordia come atto politico per eccellenza
aiuta a orientare la politica nella sua direzione migliore, a
11
gestire la famiglia umana indirizzandola ai valori etici, di
cui la misericordia è dunque una componente principale
che si oppone alla violenza, all’oppressione, all’ingiustizia,
all’autoritarismo, allo spirito di sopraffazione.
Questa Lettera è un appello rivolto anche alla stragrande
maggioranza del mondo che non è interessato al destino di
tanti Popoli nei diversi contenenti, tra cui questa nostra regione
medio-orientale.
È un invito per quanti diffondono ideologie di morte a
ritornare ad ascoltare la loro vera coscienza, a far prevalere il
valore della vita umana ponendolo al di sopra di tanti interessi
materiali e dello stesso sfruttamento delle risorse del pianeta
che non ci appartengono in modo esclusivo e per sempre.
È un invito a pregare affinché i protagonisti di queste
politiche sentano la chiamata a essere più testimoni della
misericordia di Dio, ad ascoltare di più Papa Francesco, gli
oppressi, la comunità umana.
Testimoni della Misericordia
In un mondo che è sempre più disumano e che si sta
muovendo verso la barbarie, la violenza e l’oppressione, la
vocazione cristiana è di testimoniare la misericordia divina, in
collaborazione con gli uomini e le donne di buona volontà. Il
seme della misericordia è presente in tutte le religioni, e siamo
tutti responsabili del suo germogliare nella vita pubblica e
individuale. Saremo così testimoni di un mondo migliore,
governato dalla Giustizia, dalla Pace, dalla Tenerezza di Dio,
dall’Amore e dal reciproco Rispetto.
Invitiamo tutti i nostri Fedeli, che hanno qualche peso
nella famiglia politica, economica, culturale e sociale a
vivere la misericordia e rifondare una cultura che permei di
misericordia questo mondo che ci appartiene.
12
PARTE TERZA
Presentazione della Lettera Apostolica
sul Giubileo della Misericordia
In questa parte andremo a cogliere direttamente
dalla Lettera Apostolica alcuni spunti per la riflessione
e la meditazione. Il Santo Padre inizia col descrivere le
caratteristiche della misericordia nella persona di Cristo:
“Gesù Cristo è il volto della misericordia del Padre. Il
mistero della fede cristiana sembra trovare in questa parola la
sua sintesi. Essa è divenuta viva e visibile e ha raggiunto il suo
culmine in Gesù di Nazareth. Il Padre, «ricco di misericordia»
(Ef 2,4), dopo aver rivelato il suo nome a Mosè come «Dio
misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di
fedeltà» (Es 34,6), non ha cessato di far conoscere in vari
modi e in tanti momenti della storia la sua natura divina. Nella
«pienezza del tempo» (Gal 4,4), quando tutto era disposto
secondo il suo piano di salvezza, Egli mandò suo Figlio nato
dalla Vergine Maria per rivelare a noi in modo definitivo il
suo amore. Chi vede Lui vede il Padre (cfr Gv 14,9). Gesù di
Nazareth con la sua parola, con i suoi gesti e con tutta la sua
persona rivela la misericordia di Dio.”5
La Misericordia è lo specifico, il proprio di Dio
“È proprio di Dio usare misericordia e specialmente in
questo si manifesta la sua onnipotenza”. Le parole di san
Tommaso d’Aquino mostrano quanto la misericordia divina
non sia affatto un segno di debolezza, ma piuttosto la qualità
dell’onnipotenza di Dio. È per questo che la liturgia, in una
5 Misericordiae Vultus, n.1
13
delle collette più antiche, fa pregare dicendo: “O Dio che riveli
la tua onnipotenza soprattutto con la misericordia e il perdono
…”. Dio sarà per sempre nella storia dell’umanità come Colui
che è presente, vicino, provvidente, santo e misericordioso.”6
“Paziente e misericordioso” è il binomio che ricorre
spesso nell’Antico Testamento per descrivere la natura di Dio.
Il suo essere misericordioso trova riscontro concreto in tante
azioni della storia della salvezza dove la sua bontà prevale
sulla punizione e la distruzione.”7
“Nelle parabole dedicate alla misericordia, Gesù rivela
la natura di Dio come quella di un Padre che non si dà mai
per vinto fino a quando non ha dissolto il peccato e superato
il rifiuto, con la compassione e la misericordia. Conosciamo
queste parabole, tre in particolare: quelle della pecora smarrita
e della moneta perduta, e quella del padre e i due figli (cfr
Lc 15,1-32). In queste parabole, Dio viene sempre presentato
come colmo di gioia, soprattutto quando perdona. In esse
troviamo il nucleo del Vangelo e della nostra fede, perché la
misericordia è presentata come la forza che tutto vince, che
riempie il cuore di amore e che consola con il perdono.”8
La Misericordia di Dio è la radice
della Misericordia verso gli altri
“Come si nota, la misericordia nella Sacra Scrittura è la
parola-chiave per indicare l’agire di Dio verso di noi. Egli
non si limita ad affermare il suo amore, ma lo rende visibile
e tangibile. L’amore, d’altronde, non potrebbe mai essere
una parola astratta. Per sua stessa natura è vita concreta:
intenzioni, atteggiamenti, comportamenti che si verificano
nell’agire quotidiano. La misericordia di Dio è la sua
responsabilità per noi. Lui si sente responsabile, cioè desidera
6 Misericordiae Vultus, n.6
7 Ibid.
8 Misericordiae Vultus, n.9
14
il nostro bene e vuole vederci felici, colmi di gioia e sereni.
È sulla stessa lunghezza d’onda che si deve orientare l’amore
misericordioso dei cristiani. Come ama il Padre così amano i
figli. Come è misericordioso Lui, così siamo chiamati a essere
misericordiosi noi, gli uni verso gli altri.”9
La Misericordia è lo stile di vita della Chiesa
L’architrave che sorregge la vita della Chiesa è la
misericordia. Nella sua azione pastorale tutto dovrebbe
essere avvolto dalla tenerezza con cui si indirizza ai credenti;
nulla del suo annuncio e della sua testimonianza verso il
mondo può essere privo di misericordia. La credibilità della
Chiesa passa attraverso la strada dell’amore misericordioso
e compassionevole.”10 Ma la Chiesa siamo tutti noi, pastori
e fedeli consacrati. Abbiamo tutti bisogno di imparare la
misericordia, soprattutto con le persone affidate alle nostre
cure pastorali.
… soprattutto verso gli emarginati
“In questo Anno Santo, potremo fare l’esperienza di aprire
il cuore a quanti vivono nelle più disparate periferie esistenziali,
che spesso il mondo moderno crea in maniera drammatica.
Quante situazioni di precarietà e sofferenza sono presenti nel
mondo di oggi! Quante ferite sono impresse nella carne di tanti
che non hanno più voce perché il loro grido si è affievolito e
spento a causa dell’indifferenza dei popoli ricchi. In questo
Giubileo ancora di più la Chiesa sarà chiamata a curare queste
ferite, a lenirle con l’olio della consolazione, fasciarle con la
misericordia e curarle con la solidarietà e l’attenzione dovuta.
Non cadiamo nell’indifferenza che umilia, nell’abitudinarietà
che anestetizza l’animo e impedisce di scoprire la novità, nel
cinismo che distrugge. Apriamo i nostri occhi per guardare le
9 Ibid.
10 Misericordiae Vultus, n.10
15
miserie del mondo, le ferite di tanti fratelli e sorelle privati
della dignità, e sentiamoci provocati ad ascoltare il loro grido
di aiuto. Le nostre mani stringano le loro mani, e tiriamoli a noi
perché sentano il calore della nostra presenza, dell’amicizia e
della fraternità. Che il loro grido diventi il nostro e insieme
possiamo spezzare la barriera di indifferenza che spesso regna
sovrana per nascondere l’ipocrisia e l’egoismo.”11
Il Papa ci offre una visione sintetica della misericordia
“Abbiamo sempre bisogno di contemplare il mistero
della misericordia. È fonte di gioia, di serenità e di pace. È
condizione della nostra salvezza. Misericordia: è la parola che
rivela il mistero della SS. Trinità. Misericordia: è l’atto ultimo
e supremo con il quale Dio ci viene incontro. Misericordia:
è la legge fondamentale che abita nel cuore di ogni persona
quando guarda con occhi sinceri il fratello che incontra nel
cammino della vita. Misericordia: è la via che unisce Dio e
l’uomo, perché apre il cuore alla speranza di essere amati per
sempre nonostante il limite del nostro peccato.”12
Missionari della Misericordia
“Nella Quaresima di questo Anno Santo ho intenzione
di inviare i Missionari della Misericordia. Saranno un segno
della sollecitudine materna della Chiesa per il Popolo di Dio,
perché entri in profondità nella ricchezza di questo mistero
così fondamentale per la fede. Saranno sacerdoti a cui darò
l’autorità di perdonare anche i peccati che sono riservati alla
Sede Apostolica, perché sia resa evidente l’ampiezza del loro
mandato. Saranno, soprattutto, segno vivo di come il Padre
accoglie quanti sono in ricerca del suo perdono. Saranno dei
missionari della misericordia perché si faranno artefici presso
tutti di un incontro carico di umanità, sorgente di liberazione,
11 Misericordiae Vultus, n.15
12 Misericordiae Vultus, n.2
16
ricco di responsabilità per superare gli ostacoli e riprendere la
vita nuova del Battesimo. Si lasceranno condurre nella loro
missione dalle parole dell’Apostolo: «Dio ha rinchiuso tutti
nella disobbedienza, per essere misericordioso verso tutti»
(Rm 11,32). Tutti infatti, nessuno escluso, sono chiamati a
cogliere l’appello alla misericordia. I missionari vivano questa
chiamata sapendo di poter fissare lo sguardo su Gesù, «sommo
sacerdote misericordioso e degno di fede» (Eb 2,17).13
Chiedo ai confratelli Vescovi di invitare e di accogliere
questi Missionari, perché siano anzitutto predicatori convincenti
della misericordia. Si organizzino nelle Diocesi delle
“missioni al popolo”, in modo che questi Missionari siano annunciatori
della gioia del perdono. Si chieda loro di celebrare il
sacramento della Riconciliazione per il popolo, perché il tempo
di grazia donato nell’Anno Giubilare permetta a tanti figli
lontani di ritrovare il cammino verso la casa paterna. I Pastori,
specialmente durante il tempo forte della Quaresima, siano
solleciti nel richiamare i fedeli ad accostarsi «al trono della
grazia per ricevere misericordia e trovare grazia» (Eb 4,16).14
Giustizia e Misericordia
Il Santo Padre afferma che la giustizia non si limita alla
sola applicazione della legge, ma prosegue il suo cammino
verso l’amore e la conversione. Questa asserzione evidenzia
l’importanza della misericordia anche per la società civile:
“Non sarà inutile in questo contesto richiamare al rapporto
tra giustizia e misericordia. Non sono due aspetti in contrasto
tra di loro, ma due dimensioni di un’unica realtà che si
sviluppa progressivamente fino a raggiungere il suo apice nella
pienezza dell’amore. La giustizia è un concetto fondamentale
per la società civile quando, normalmente, si fa riferimento a
un ordine giuridico attraverso il quale si applica la legge. Per
13 Misericordiae Vultus, n.18
14 Misericordiae Vultus, n.18
17
giustizia si intende anche che a ciascuno deve essere dato ciò
che gli è dovuto. Nella Bibbia, molte volte si fa riferimento alla
giustizia divina e a Dio come giudice. La si intende di solito
come l’osservanza integrale della Legge e il comportamento
di ogni buon israelita conforme ai comandamenti dati da Dio.
Questa visione, tuttavia, ha portato non poche volte a cadere
nel legalismo, mistificando il senso originario e oscurando
il valore profondo che la giustizia possiede. Per superare la
prospettiva legalista, bisognerebbe ricordare che nella Sacra
Scrittura la giustizia è concepita essenzialmente come un
abbandonarsi fiducioso alla volontà di Dio.”15
Il modello è Gesù Cristo, colui che ha superato la legge
che divideva le persone in due categorie: i giusti e i peccatori:
“Da parte sua, Gesù parla più volte dell’importanza della
fede, piuttosto che dell’osservanza della legge. È in questo
senso che dobbiamo comprendere le sue parole quando,
trovandosi a tavola con Matteo e altri pubblicani e peccatori,
dice ai farisei che lo contestavano: “Andate e imparate che
cosa vuol dire: Misericordia io voglio e non sacrifici. Io
non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori”
(Mt 9,13). Davanti alla visione di una giustizia come mera
osservanza della legge, che giudica dividendo le persone in
giusti e peccatori, Gesù punta a mostrare il grande dono della
misericordia che ricerca i peccatori per offrire loro il perdono
e la salvezza. Si comprende perché, a causa di questa sua
visione così liberatrice e fonte di rinnovamento, Gesù sia stato
rifiutato dai farisei e dai dottori della legge. Questi, per essere
fedeli alla legge, ponevano solo pesi sulle spalle delle persone,
vanificando però la misericordia del Padre. Il richiamo
all’osservanza della legge non può ostacolare l’attenzione per
le necessità che toccano la dignità delle persone.”16
15 Misericordiae Vultus, n.20
16 Misericordiae Vultus, n.20
18
“Voglio l’amore e non il sacrificio”
Il richiamo che Gesù fa al testo del profeta Osea – «voglio
l’amore e non il sacrificio» (6,6) – è molto significativo in
proposito. Gesù afferma che d’ora in avanti la regola di vita
dei suoi discepoli dovrà essere quella che prevede il primato
della misericordia, come Lui stesso testimonia, condividendo
il pasto con i peccatori. La misericordia, ancora una volta,
viene rivelata come dimensione fondamentale della missione
di Gesù. Essa è una vera sfida dinanzi ai suoi interlocutori
che si fermavano al rispetto formale della legge. Gesù, invece,
va oltre la legge; la sua condivisione con quelli che la legge
considerava peccatori fa comprendere fin dove arriva la sua
misericordia.”17
“Anche l’apostolo Paolo ha fatto un percorso simile.
Prima di incontrare Cristo sulla via di Damasco, la sua vita
era dedicata a perseguire in maniera irreprensibile la giustizia
della legge (cfr Fil 3,6). La conversione a Cristo lo portò a
ribaltare la sua visione, a tal punto che nella Lettera ai Galati
afferma: «Abbiamo creduto anche noi in Cristo Gesù per
essere giustificati per la fede in Cristo e non per le opere della
Legge» (2,16).”18
La Giustizia da sola non basta
“Se Dio si fermasse alla giustizia cesserebbe di essere Dio,
sarebbe come tutti gli uomini che invocano il rispetto della
legge. La giustizia da sola non basta, e l’esperienza insegna
che appellarsi solo a essa rischia di distruggerla. Per questo
Dio va oltre la giustizia con la misericordia e il perdono. Ciò
non significa svalutare la giustizia o renderla superflua, al
contrario. Chi sbaglia dovrà scontare la pena. Solo che questo
non è il fine, ma l’inizio della conversione, perché si sperimenta
la tenerezza del perdono. Dio non rifiuta la giustizia. Egli la
17 Ibid
18 Misericordiae Vultus, n.20
19
ingloba e supera in un evento superiore dove si sperimenta
l’amore che è a fondamento di una vera giustizia”.19
Al numero 19 della Misericordiae Vultus, troviamo una
risposta ai problemi che affliggono gran parte dell’umanità. Si
tratta di un grido d’allarme contro la violenza organizzata, la
corruzione dei funzionari e contro i loro complici:
“La parola del perdono possa giungere a tutti e la
chiamata a sperimentare la misericordia non lasci nessuno
indifferente. Il mio invito alla conversione si rivolge con
ancora più insistenza verso quelle persone che si trovano
lontane dalla grazia di Dio per la loro condotta di vita. Penso
in modo particolare agli uomini e alle donne che appartengono
a un gruppo criminale, qualunque esso sia. Per il vostro bene,
vi chiedo di cambiare vita. Ve lo chiedo nel nome del Figlio
di Dio che, pur combattendo il peccato, non ha mai rifiutato
nessun peccatore. Non cadete nella terribile trappola di pensare
che la vita dipende dal denaro e che di fronte a esso tutto il
resto diventa privo di valore e di dignità. È solo un’illusione.
Non portiamo il denaro con noi nell’al di là. Il denaro non
ci dà la vera felicità. La violenza usata per ammassare soldi
che grondano sangue non rende potenti né immortali. Per tutti,
presto o tardi, viene il giudizio di Dio a cui nessuno potrà
sfuggire.”20
Lo stesso invito giunga anche alle persone fautrici o
complici di corruzione. Questa piaga putrefatta della società è
un grave peccato che grida verso il cielo, perché mina fin dalle
fondamenta la vita personale e sociale. La corruzione impedisce
di guardare al futuro con speranza, perché con la sua prepotenza
e avidità distrugge i progetti dei deboli e schiaccia i più poveri.
E’ un male che si annida nei gesti quotidiani per estendersi poi
negli scandali pubblici. La corruzione è un accanimento nel
peccato, che intende sostituire Dio con l’illusione del denaro
19 n.21
20 Misericordiae Vultus, n. 19
20
come forma di potenza. È un’opera delle tenebre, sostenuta
dal sospetto e dall’intrigo. Corruptio optimi pessima, diceva
con ragione san Gregorio Magno, per indicare che nessuno
può sentirsi immune da questa tentazione. Per debellarla dalla
vita personale e sociale sono necessarie prudenza, vigilanza,
lealtà, trasparenza, unite al coraggio della denuncia. Se non
la si combatte apertamente, presto o tardi rende complici e
distrugge l’esistenza.”21
Questo è il momento favorevole per cambiare vita!
Questo è il tempo di lasciarsi toccare il cuore. Davanti al male
commesso, anche a crimini gravi, è il momento di ascoltare
il pianto delle persone innocenti depredate dei beni, della
dignità, degli affetti, della stessa vita. Rimanere sulla via
del male è solo fonte di illusione e di tristezza. La vera vita
è ben altro. Dio non si stanca di tendere la mano. È sempre
disposto ad ascoltare, e anch’io lo sono, come i miei fratelli
vescovi e sacerdoti. È sufficiente solo accogliere l’invito alla
conversione e sottoporsi alla giustizia, mentre la Chiesa offre
la misericordia.”22
“La misericordia non è contraria alla giustizia, ma esprime
il comportamento di Dio verso il peccatore, offrendogli
un’ulteriore possibilità per ravvedersi, convertirsi e credere.
L’esperienza del profeta Osea ci viene in aiuto per mostrarci il
superamento della giustizia nella direzione della misericordia.
L’epoca di questo profeta è tra le più drammatiche della storia
del popolo ebraico. Il Regno è vicino alla distruzione; il popolo
non è rimasto fedele all’alleanza, si è allontanato da Dio e ha
perso la fede dei Padri. Secondo una logica umana, è giusto
che Dio pensi di rifiutare il popolo infedele: non ha osservato il
patto stipulato e quindi merita la dovuta pena, cioè l’esilio. Le
parole del profeta lo attestano: “Non ritornerà al paese d’Egitto,
ma Assur sarà il suo re, perché non hanno voluto convertirsi”
21 Misericordiae Vultus, n.19
22 Ibid
21
(Os 11,5). Eppure, dopo questa reazione che si richiama alla
giustizia, il profeta modifica radicalmente il suo linguaggio e
rivela il vero volto di Dio: “Il mio cuore si commuove dentro
di me, il mio intimo freme di compassione. Non darò sfogo
all’ardore della mia ira, non tornerò a distruggere Èfraim,
perché sono Dio e non uomo; sono il Santo in mezzo a te e
non verrò da te nella mia ira” (11,8-9). Sant’Agostino, quasi
a commento delle parole del profeta dice: “È più facile che
Dio trattenga l’ira più che la misericordia“. È proprio così.
L’ira di Dio dura un istante, mentre la sua misericordia dura in
eterno.”23
Al punto 22 un richiamo al tema dell’ indulgenza:
“Il Giubileo porta con sé anche il riferimento all’indulgenza.
Nell’Anno Santo della Misericordia essa acquista un rilievo
particolare. Il perdono di Dio per i nostri peccati non conosce
confini. Nella morte e risurrezione di Gesù Cristo, Dio rende
evidente questo suo amore che giunge fino a distruggere il
peccato degli uomini. Lasciarsi riconciliare con Dio è possibile
attraverso il mistero pasquale e la mediazione della Chiesa.
Dio quindi è sempre disponibile al perdono e non si stanca mai
di offrirlo in maniera sempre nuova e inaspettata. Noi tutti,
tuttavia, facciamo esperienza del peccato. Sappiamo di essere
chiamati alla perfezione (cfr Mt 5,48), ma sentiamo forte il
peso del peccato. Mentre percepiamo la potenza della grazia
che ci trasforma, sperimentiamo anche la forza del peccato che
ci condiziona. Nonostante il perdono, nella nostra vita portiamo
le contraddizioni che sono la conseguenza dei nostri peccati.
Nel sacramento della Riconciliazione Dio perdona i peccati,
che sono davvero cancellati; eppure, l’impronta negativa che
i peccati hanno lasciato nei nostri comportamenti e nei nostri
pensieri rimane. La misericordia di Dio però è più forte anche
di questo. Essa diventa indulgenza del Padre che attraverso la
23 Misericordiae Vultus, n.21
22
Sposa di Cristo raggiunge il peccatore perdonato e lo libera da
ogni residuo della conseguenza del peccato, abilitandolo ad
agire con carità, a crescere nell’amore piuttosto che ricadere
nel peccato.” 24
Misericordia nelle varie religioni
(Cristianesimo, Islam ed Ebraismo)
“La misericordia possiede una valenza che va oltre i
confini della Chiesa. Essa ci relaziona all’Ebraismo e all’Islam,
che la considerano uno degli attributi più qualificanti di Dio.
Israele per primo ha ricevuto questa rivelazione, che permane
nella storia come inizio di una ricchezza incommensurabile
da offrire all’intera umanità. Come abbiamo visto, le pagine
dell’Antico Testamento sono intrise di misericordia, perché
narrano le opere che il Signore ha compiuto a favore del suo
popolo nei momenti più difficili della sua storia. L’Islam,
da parte sua, tra i nomi attribuiti al Creatore, pone quello di
Misericordioso e Clemente. Questa invocazione è spesso sulle
labbra dei fedeli musulmani, che si sentono accompagnati e
sostenuti dalla misericordia nella loro quotidiana debolezza.
Anch’essi credono che nessuno può limitare la misericordia
divina perché le sue porte sono sempre aperte. Questo Anno
Giubilare vissuto nella misericordia possa favorire l’incontro
con queste religioni e con le altre nobili tradizioni religiose;
ci renda più aperti al dialogo per meglio conoscerci e
comprenderci; elimini ogni forma di chiusura e di disprezzo
ed espella ogni forma di violenza e di discriminazione.”25
24 Misericordiae Vultus, n.22
25 Misericordiae Vultus, n.23
23
Conclusioni
“La Chiesa vive la comunione dei Santi. Nell’Eucaristia
questa comunione, che è dono di Dio, si attua come unione
spirituale che lega noi credenti con i Santi e i Beati il cui
numero è incalcolabile (cfr Ap 7,4). La loro santità viene in
aiuto alla nostra fragilità e così la Madre Chiesa è capace con
la sua preghiera e la sua vita di venire incontro alla debolezza
di alcuni con la santità di altri.”26
A questo punto il nostro pensiero corre spontaneamente alle
due sante di Palestina: santa Marie Alphonsine Ghattas e santa
Maria di Gesù Crocifisso, recentemente canonizzate; loro
sono già per tutti noi la guida per questo nostro pellegrinaggio
terreno.
Queste due donne sante hanno sperimentato profondamente
la misericordia di Dio nella loro vita.
La loro esperienza di fede è stata talmente ricca che
ha riversato sugli altri la stessa abbondanza di misericordia
ricevuta, che per loro era diventata uno stile di vita.
Ora spetta a noi, sul loro esempio, vivere la ricchezza
spirituale di questo Anno Giubilare e chiedere al Padre celeste
il perdono dei nostri peccati.
La Sua misericordia riempia la nostra vita privata e
pubblica, civile ed ecclesiale, familiare e sociale: diventi
realmente segno del Suo amore misericordioso in ogni ambito
di vita.
Nella parte finale della Misericordiae Vultus, il Papa
Francesco invita tutta la Chiesa a essere segno visibile e
strumento concreto del perdono di Dio:
“In questo Anno Giubilare la Chiesa si faccia eco della
26 Misericordiae Vultus. N.22
24
Parola di Dio che risuona forte e convincente come una parola
e un gesto di perdono, di sostegno, di aiuto, di amore. Non si
stanchi mai di offrire misericordia e sia sempre paziente nel
confortare e perdonare. La Chiesa si faccia voce di ogni uomo
e di ogni donna e ripeta con fiducia e senza sosta: «Ricordati,
Signore, della tua misericordia e del tuo amore, che è da
sempre» (Sal 25,6).”27
Il Padre celeste ci riempia della sua Misericordia e del suo
amore, per Cristo, nella potenza dello Spirito Santo.
† Fouad Twal, Patriarca
27 Misericordiae Vultus, n.25
25
Misericordioso come il Padre