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GERUSALEMME – Lo scorso lunedì, 17 aprile 2017, il giorno dopo la Pasqua, una sessantina di persone ha camminato da Gerusalemme a Emmaus-Nicopolis  ripercorrendo il percorso seguito dai famosi “discepoli di Emmaus”: 30 chilometri per incontrare Cristo.

Alle sei di mattina, il giorno comincia delicatamente sopra Gerusalemme. Riuniti presso il Cenacolo, sono arrivati da tutta la Terra Santa per questo speciale pellegrinaggio. Suor Rebecca cammina in testa al gruppo, conosce la strada a memoria. Mentre cammina attraverso l’erba alta, spiega: “l’idea di percorrere la strada di Emmaus è stata lanciata diversi anni fa da un ex volontario, appassionato  della vicenda di questi due discepoli”. Da allora, religiosi, volontari, o semplici amanti della Terra Santa hanno diffuso col passaparola l’idea della ” camminata verso Emmaus “. La tradizione orale dura, così vivace da compiere 2000 anni.

Ma dov’è Emmaus?

Se camminare raccorda molte persone, il luogo chiamato Emmaus è ancora incerto. Il Vangelo di san Luca parla infatti di una distanza di “160 stadi” oppure di “60 stadi”, secondo i manoscritti; la prima ipotesi sembra la più probabile in considerazione della tradizione dei Padri della Chiesa e dell’ora mattutina in cui i discepoli avrebbero lasciato Gerusalemme. Questa distanza corrisponderebbe alla città di Nicopolis (nei pressi dell’Abbazia di Latrun). Nel XIX secolo, Santa Maria di Gesù Crocifisso, fondatrice del Carmelo Betlemme e mistica, ha ricevuto una visione che indica come Nicopolis sia il luogo della frazione del pane il che  confermerebbe questa ipotesi.

Per altri, la vera Emmaus sarebbe la città di Abu Gosh, che si trova a circa 8 km da Gerusalemme (60 stadi). Tuttavia, la maggior parte dei pellegrini vede nel villaggio di Abu Gosh il luogo da cui Gesù avrebbe camminato con i discepoli. Infine, per i francescani, Emmaus corrisponde al villaggio palestinese di Qubeibeh, anche questo venerato da molti cristiani il lunedi di Pasqua.

Incontrare Cristo attraverso l’altro

“In fin dei conti, poco importa il luogo, la cosa importante è il cammino”, sorride uno dei giovani religiosi. Per tutta la giornata, il camminare mescola i camminatori che spesso discutono a due a due, come i discepoli. Il pellegrinaggio si conclude con una messa all’aria aperta a Nicopolis, nel cuore delle splendide rovine di una basilica bizantina.

L’Amministratore Apostolico, mons Pizzaballa ha celebrato per la prima volta in questa occasione, con mons Marcuzzo, Vicario patriarcale in Israele. Dopo la marcia piena di incontri, le parole dell’ex Custode di Terra Santa, allargano i cuori: “Da soli, non possiamo capire il mistero della risurrezione. Il Cristo risorto dona se stesso attraverso l’altro. L’Eucaristia non è solo un sacramento, ma anche il fatto di lasciarsi sorprendere da Cristo, di condividere il pane con l’altro. Per fare questo incontro, dobbiamo metterci per strada, come quei discepoli che cercavano Gesù fuori dal Cenacolo. Cristo non può venire da noi se non abbiamo sete di lui”, ha detto l’Amministratore Apostolico.

Terminata l’Eucarestia, pellegrini e parrocchiani hanno condiviso un momento conviviale in una sala adiacente al Convento delle Beatitudini, poco al di sopra del luogo della celebrazione. Anche se i discepoli erano tornati a Gerusalemme a piedi, gli escursionisti coraggiosi sono stati felici di trovare un posto in autobus. La pelle abbronzata e un cuore aperto, sono tornati a Gerusalemme per annunciare la buona notizia.

Claire Guigou

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