ALICANTE – Dal 14 al 16 novembre 2016, si è tenuto un incontro interreligioso in Spagna che ha visto la partecipazione di capi religiosi ebrei, cristiani e musulmani. Al centro del dibattito, la responsabilità nella costruzione della pace in Medio Oriente da parte dei leader religiosi, i quali hanno ribadito il loro appello contro la violenza e l’incitamento all’odio tra le religioni.

«Continuare a cercare instancabilmente la pace in Terra Santa» in un momento in cui le tensioni religiose e politiche tra israeliani e palestinesi rimangono elevate: il programma di un gruppo di leader ebrei, cristiani e musulmani della regione riuniti in Spagna per un incontro di tre giorni, a seguito dei quali è stata pubblicata una denuncia congiunta contro la violenza e il suo incitamento.

La dichiarazione è stata firmata per parte ebraica dal rabbino David Lau e da molti altri influenti rabbini di Israele e per parte musulmana da diversi sceicchi, tra cui lo sceicco Raed Badir – leader islamico e membro del Consiglio palestinese dell’Ulama insieme agli sceicchi di Hamad Abu Dabes e Imad Falouji, che provenivano da Gaza con altri dignitari vicino all’Autorità palestinese o ad Hamas. Altri importanti leader cristiani hanno anche partecipato attivamente a questo incontro, come l’arcivescovo melchita mons. Bacouni, il vescovo luterano di Gerusalemme Munib Younan, il metropolita greco-ortodosso Timotheos Margaritis e il vicario patriarcale per Gerusalemme e per la Palestina mons. Shomali.

«I nostri due popoli sono responsabili del loro destino comune e le tre religioni sono responsabili della creazione di una coesistenza pacifica. Quanto a noi, capi religiosi, che abbiamo la responsabilità di promuovere uno stile di vita basato sul rispetto reciproco, sulla giustizia e la sicurezza, nello spirito della parola di Dio, come è stato trasmesso attraverso i suoi profeti»: così recita la dichiarazione finale, che ha sottolineato la sacralità della vita, e ha chiesto la fine di ogni forma di violenza, in particolare quella condotta in nome di Dio. «La violenza esercitata presumibilmente in nome di Dio è una profanazione del suo nome, un crimine contro coloro che sono creati a sua immagine e l’umiliazione di fede. Solo la negoziazione e la deliberazione sono i mezzi adeguati per risolvere i conflitti e le divergenze».

Se i leader religiosi hanno chiesto una soluzione al conflitto israelo-palestinese che «riconosca il diritto di entrambi i popoli ad esistere con dignità» ed è stato istituito un comitato permanente per attuare la dichiarazione al termine della riunione, le considerazioni strettamente politiche rimanevano un po’ tra parentesi, a sentire mons. Shomali, vicario patriarcale per Gerusalemme e la Palestina. «L’atmosfera tra i partecipanti era fraterna e amichevole, ma non nascondo che mi aspettavo di più da questo incontro. La pace non può essere solo nelle mani dei politici, e lo stato di avanzamento dei negoziati chiede azioni concrete da parte di tutti. Le parole e le riunioni non sono sufficienti».

I leader palestinesi presenti non hanno mancato di sottolineare, in particolare, alle loro controparti israeliane, la difficoltà o ambiguità di questo dialogo, soprattutto quando un progetto di legge israeliana mira a vietare la chiamata alla preghiera musulmana dei muezzin trasmessa dagli altoparlanti. Il rabbino capo David Lau si è preoccupato di richiamare i funzionari israeliani alla cautela e alla misura di fronte a questa legge che rappresenta per i cittadini palestinesi in Israele un serio ostacolo alla libertà di religione. Nel frattempo in Israele, i leader ebrei hanno espresso preoccupazione per una legge che potrebbe a sua volta portare al divieto delle sirene per lo Shabbat.

«L’aver affrontato la questione del muezzin senza soluzione di continuità è un dato positivo», ha osservato mons. Shomali, aggiungendo: «Se questi incontri non consentono di fare un progresso tangibile per la causa della pace, essi tuttavia impediscono il deterioramento della situazione e, quindi, hanno un influsso positivo sulle relazioni tra le tre comunità. La religione non può essere un ostacolo alla pace e alla riconciliazione. Siamo stati in grado di firmare una dichiarazione comune e questo è un passo avanti verso una maggiore consapevolezza delle nostre controversie».

Il vertice è stato organizzato dall’Adam Center for Dialogue of Civilizations e dall’Initiative Mosaica, sotto gli auspici del governo spagnolo.

Myriam Ambroselli

Foto di copertina: © DIPARTIMENTO MEDIA DEL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI SPAGNOLO

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