Messaggio dell’Amministratore Delegato, Sig. Sami El-Yousef:
La guerra è iniziata sabato, circa dodici giorni fa, e si è distinta per la rapidità con cui la situazione si è sviluppata. All’improvviso sono risuonate le sirene, c’è stata grande confusione e ci è stato chiesto di recarci nei rifugi. Razzi e aerei sorvolavano le nostre teste e la situazione è diventata estremamente drammatica in pochissimo tempo.
È tuttavia importante sottolineare che già mercoledì metà dei dipendenti era tornata al lavoro qui nella sede centrale, nel centro storico di Gerusalemme. Entro venerdì, tutto il nostro personale era tornato al lavoro, nonostante fosse stato dichiarato lo stato di emergenza e alla popolazione fosse stato praticamente chiesto di restare a casa per la maggior parte del tempo ed evitare di uscire all’aperto.
Questo dice molto sul lavoro eroico dello staff del Patriarcato Latino ed è una testimonianza della loro dedizione e della profonda consapevolezza della loro missione e del motivo per cui sono qui come dipendenti della Chiesa. Essi comprendono bene che, se restassero a casa cercando di lavorare da remoto, molte attività ne risentirebbero: lavorare lontano dalla propria postazione non è molto efficace, perché significherebbe interrompere servizi essenziali, ritardare il pagamento degli stipendi, compromettere l’attività pastorale e rallentare l’opera umanitaria, dalla quale dipendono migliaia di persone.
Per la maggior parte di loro, venire al lavoro è stata una decisione consapevole: restare alla propria postazione nonostante tutte le difficoltà, nonostante i rischi e la paura, lontani dai propri cari, mentre i figli seguono le lezioni online o mentre le famiglie vivono anch’esse una situazione di incertezza.
Questa è per tutti noi del Patriarcato Latino qui a Gerusalemme una testimonianza importante: siamo qui per servire e siamo qui per restare. La guerra non ci impedirà di continuare a offrire questi servizi alle migliaia di persone che ne dipendono. Continueremo a essere presenti per garantire la continuità del nostro lavoro e fare in modo che non venga interrotto, soprattutto in tempo di guerra, quando così tante persone soffrono.
La Chiesa, dunque, si erge con orgoglio anche nei momenti di crisi, come ha fatto in tutte le crisi precedenti. Siamo orgogliosi di tutto il personale che presta servizio qui a Gerusalemme e in tutte le diocesi dei diversi Paesi in cui operiamo.
Questa è anche l’occasione per ringraziare tutto il nostro personale per la dedizione senza limiti, l’impegno nel lavoro e lo spirito di servizio. Siamo qui per servire e continueremo a farlo.

