Dedicazione della Chiesa e Consacrazione Altare
Monastero di Santa Chiara – Gerusalemme
Ez 47,1-2.8-9.12; 1 Cor 3,9c-11.16-17; Gv 2,13-22
Carissime sorelle Clarisse,
Eccellenza Reverendissima,
cari fratelli e sorelle nel Signore,
oggi è un giorno di grazia e di memoria. Siamo a Gerusalemme, la città che il Signore ha scelto come sua dimora, la città dove il Verbo ha offerto la sua vita sulla croce ed è risorto per la salvezza del mondo. In questa terra santa, a pochi passi dal Calvario dove il costato di Cristo è stato trafitto dalla lancia, ci è dato di vivere un evento che riguarda non soltanto una comunità o una famiglia religiosa, ma tutta la Chiesa. Proprio qui, dove dal Cuore squarciato del Salvatore sono sgorgati sangue e acqua, consacriamo oggi una chiesa dedicata al Sacro Cuore di Gesù. Non è una scelta casuale: questa casa tra le case di Gerusalemme è posta sotto il segno dell’amore estremo, quello che non si risparmia, quello che si dona fino alla fine.
Non benediciamo semplicemente un edificio rinnovato. Non celebriamo soltanto il compimento di un’opera architettonica totalmente rinnovata. Oggi la Chiesa prende una casa costruita da mani umane e la consegna per sempre a Dio. Tra poco queste mura, questi spazi, questo altare saranno segnati con il santo Crisma, profumati dall’incenso, illuminati dalla luce del Cristo risorto. Sono segni che ci ricordano che queste pietre sono sottratte all’uso comune e diventano segno visibile della presenza di Dio in mezzo al suo popolo. Ma la liturgia della Parola ci svela che il significato più profondo di questo rito non riguarda anzitutto le pietre, bensì le persone.
San Paolo ci ha rivolto parole limpide e potenti: “Voi siete edificio di Dio” (1Cor 3,9) e ancora: “Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?” (1Cor 3,16). È la prima verità che oggi dobbiamo custodire nel cuore. La chiesa che consacriamo è bella. Le sue mura sono solide. Il suo altare è prezioso. Ma tutto questo sarebbe vano se non esistesse quel tempio vivo che è il popolo di Dio. Prima delle pietre c’è la fede. Prima dell’edificio c’è la comunità. Prima dell’altare di pietra c’è il sacrificio vivente di uomini e donne che si offrono a Dio. Per questo l’unzione sulle pareti e sull’altare richiama l’unzione ricevuta da ciascuno di noi nel Battesimo e nella Cresima. Come questo tempio viene oggi consacrato, così ogni cristiano è stato consacrato dal Signore. Come questo luogo appartiene ormai a Dio, così anche la nostra vita appartiene a Lui. Come queste mura saranno segnate dal Crisma, così il nostro cuore porta indelebilmente il sigillo dello Spirito Santo. Il vero miracolo di questa celebrazione non è che una chiesa diventi sacra; il vero miracolo è che Dio continui a fare di noi la sua dimora.
Nel Vangelo abbiamo ascoltato il racconto della purificazione del tempio. Gesù entra con decisione nella casa del Padre e scaccia tutto ciò che la deturpa. Il suo gesto può apparire duro, ma nasce dall’amore. Lo zelo per la casa di Dio lo consuma. Subito dopo, però, il Signore va oltre il tempio di pietra e pronuncia parole misteriose: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere” (Gv 2,19). L’evangelista precisa: “Egli parlava del tempio del suo corpo” (Gv 2,21). Cristo è il vero Tempio. In Lui Dio e l’uomo si incontrano definitivamente. In Lui il cielo e la terra si abbracciano. In Lui ogni sacrificio trova compimento. E il corpo di Cristo, lo sappiamo, è un corpo dal cuore trafitto. Il Vangelo ci ricorda, infatti, che “uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua” (Gv 19,34). Quel Cuore aperto è la sorgente della nuova umanità, il santuario da cui scaturisce la vita della Chiesa. Per questo oggi la consacrazione dell’altare è il cuore del rito. L’altare non è semplicemente un arredo sacro: l’altare è Cristo. È il suo Cuore trafitto, sorgente inesauribile di amore e di misericordia. È la mensa del sacrificio e della comunione. Su questo altare sarà celebrata l’Eucaristia, il memoriale della Pasqua del Signore. Qui la morte sarà vinta dalla vita. Qui il Crocifisso Risorto continuerà a donarsi al suo popolo.
La visione di Ezechiele ci ha mostrato un torrente che nasce dal tempio. All’inizio è un piccolo filo d’acqua, poi diventa un fiume, e infine, un mare di vita. Dove passa quell’acqua, tutto rifiorisce. Le terre aride tornano feconde, le acque morte vengono risanate, e ogni creatura ritrova la vita. I Padri della Chiesa hanno visto in questa profezia un’immagine di Cristo e dei sacramenti che sgorgano dal suo costato trafitto. Sì, quel torrente è immagine del Cuore aperto del Salvatore sul Golgota, dal quale sono fluiti sangue e acqua. Sangue e acqua: l’Eucaristia e il Battesimo, i sacramenti che da quel Cuore sgorgano incessantemente e che su questo altare continueranno a essere celebrati e attinti. Oggi abbiamo visto quest’acqua nel rito dell’aspersione: ci ha riportati al nostro Battesimo, ci ha ricordato che siamo stati immersi nella morte e risurrezione di Cristo.
Ma questa profezia riguarda anche la missione di questo monastero. Da questo luogo dedicato al Sacro Cuore deve sgorgare una corrente invisibile di grazia. Non attraverso grandi opere esteriori, non attraverso il rumore, non attraverso il potere, ma attraverso la preghiera, l’adorazione, la vita nascosta con Cristo in Dio. Come il torrente di Ezechiele, anche la vita contemplativa porta fecondità là dove nessuno la vede e raggiunge cuori che forse non incontrerà mai. L’amore di Dio, riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo (cfr Rm 5,5), trova qui un riflesso silenzioso ma potente, come l’acqua che continua a scorrere anche quando nessuno la guarda.
In questa Gerusalemme ferita, dove le strade portano ancora il peso delle divisioni, questa chiesa dedicata al Cuore trafitto di Cristo sia un segno visibile che l'amore è più forte di ogni muro e che la pace è ancora possibile. E da questo luogo, così vicino al Calvario dove quel Cuore è stato aperto per tutti, possa sorgere una preghiera che non si stanca di chiedere il dono della riconciliazione, perché Gerusalemme, città contesa, ritrovi la sua vocazione di madre che accoglie i suoi figli.
Carissime sorelle Clarisse, oggi questa chiesa viene dedicata al Sacro Cuore di Gesù, nel monastero che porta il nome di Santa Chiara. Non è un dettaglio. Santa Chiara volle essere soltanto uno specchio della luce di Cristo. Povera con Cristo povero. Umile con Cristo umile. Totalmente consegnata allo Sposo. La sua vita fu una lampada sempre accesa davanti al Signore. Voi sapete che ella vi invita instancabilmente a fissare lo sguardo sul Cuore trafitto del vostro Sposo. E proprio dal Cuore di Gesù potete imparare ciò che il Maestro stesso ha detto: “Imparate da me, che sono mite e umile di cuore” (Mt 11,29). Mitezza e umiltà: è il tesoro che questa chiesa del Sacro Cuore vi affida. Tra poco vedremo accendersi le luci di questa chiesa. Che esse siano il simbolo della vostra vocazione.
In una Gerusalemme spesso attraversata da tensioni, ferite e divisioni, il Signore vi chiama a custodire qui una luce che non deve spegnersi: quella dell’adorazione, della fraternità e della speranza. La vostra clausura non vi separa dal mondo: vi pone nel cuore del mondo, anzi vi pone nel Cuore stesso di Cristo, che ha amato il mondo fino all’estremo. Come Mosè sul monte, come Maria ai piedi della croce e come Chiara davanti al Santissimo Sacramento, siete chiamate a portare davanti a Dio le gioie e le ferite dell’umanità intera.
Carissimi, tra poco l’altare sarà unto, l’incenso salirà verso il cielo e la luce illuminerà questa casa. Sono tutti segni di una realtà più profonda. Dio prende dimora in mezzo al suo popolo. Gli angeli e i santi si uniscono oggi alla nostra lode. Le reliquie deposte sotto questo altare ci ricordano che la santità è possibile e che la Chiesa è costruita sulla testimonianza di coloro che hanno donato tutto a Cristo. Affidiamo questa chiesa del Sacro Cuore e questo monastero all’intercessione della Vergine Maria, di San Francesco e di Santa Chiara.
Chiediamo che questa casa sia davvero ciò che la liturgia oggi implora: casa di salvezza e di grazia, luogo di preghiera e di pace, segno della Gerusalemme celeste, anticipo del Regno che viene. E che tutti coloro che entreranno in questo santuario possano percepire non solo la bellezza delle sue pietre, ma la presenza viva dell’amore di Dio, che dal Cuore di Cristo continua a effondersi su ogni creatura.
Amen.

