Nel villaggio di El-Qubeibeh — tradizionalmente identificato con Emmaus — Sua Beatitudine il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme, ha presieduto la celebrazione eucaristica lunedì 13 aprile 2026 presso il santuario locale. Situato lungo l’antica strada che conduce a Gerusalemme, il luogo della liturgia ha commemorato l’incontro del Cristo risorto con i due discepoli, Simeone e Cleofa.
Il Patriarca ha aperto la celebrazione salutando il parroco, p. Sebastian Eclimes, O.F.M., insieme ai sacerdoti e ai fedeli pellegrini provenienti dai villaggi vicini del governatorato di Ramallah. L’incontro rifletteva la realtà vissuta dalla Chiesa locale, che continua a lottare con una speranza di pace differita, proprio come gli stessi discepoli. Tuttavia, attingendo al Vangelo, il Patriarca ha invitato i fedeli a interpretare gli eventi della loro vita alla luce della Scrittura e dell’Eucaristia, ricevendo una nuova visione nel Signore risorto.

Dalla delusione al riconoscimento
Riflettendo sulla lettura del Vangelo (cfr. Lc 24,13-35), il Patriarca ne ha sottolineato l’insegnamento intramontabile. Ha ricordato come i due discepoli, lasciando Gerusalemme, fossero oppressi dalla delusione, convinti che le loro speranze e i loro progetti in Gesù fossero falliti. Le loro parole – «Noi speravamo…» – esprimono un’esperienza profondamente umana di aspettative infrante, plasmate da prospettive limitate e terrene.
Eppure è proprio in questo momento di confusione che Gesù si avvicina. Cammina al loro fianco sulla strada che li allontana da Gerusalemme, ascolta il loro dolore e gradualmente reinterpreta gli eventi che avevano vissuto. Attraverso le Scritture, fa luce sul loro senso di fallimento, rivelando che ciò che sembrava una sconfitta era, in realtà, parte del piano di Dio. Infine, nello spezzare il pane, i loro occhi si aprono e lo riconoscono come il Signore risorto.
Un messaggio per oggi
Il Patriarca ha sottolineato che, proprio come Gesù è entrato nella vita dei due discepoli nel loro momento di confusione, Egli continua a entrare nelle nostre vite – a livello personale, sociale e persino nazionale – specialmente quando ci sentiamo smarriti o scoraggiati.
Spesso, ha osservato, speriamo in una realtà diversa da quella che stiamo affrontando e facciamo fatica a comprendere le nostre esperienze da soli. Tuttavia, è attraverso la Parola di Dio e la celebrazione dell’Eucaristia che ci viene data una nuova prospettiva. «La nostra fedeltà a questi sacramenti», ha affermato, «ci permette di adottare un atteggiamento diverso nei confronti degli eventi della vita».
Se desideriamo riconoscere il Signore risorto in mezzo a noi, ha proseguito il Patriarca, dobbiamo rimanere radicati nella Scrittura e nella frazione del pane, proprio come i due discepoli Lo incontrarono sulla strada per Emmaus.
Chiamati ad essere portatori di luce
Concludendo la sua omelia, il Patriarca ha espresso la speranza che i fedeli, avendo ricevuto la luce di Cristo, riflettano a loro volta tale luce all’interno delle loro comunità.
«Nel nostro tempo – ha affermato – c’è un grande bisogno di questa luce». I cristiani, quindi, sono chiamati non solo a ricevere la luce di Cristo risorto, ma a diventarne portatori, specialmente qui, in questa terra ferita.

Distribuzione del pane
Al termine della Messa, il Patriarca ha distribuito ai fedeli il pane benedetto, commemorando il momento culminante del cammino dei due discepoli, quando Gesù spezzò il pane ed essi riconobbero il Signore risorto.
La celebrazione nel villaggio di El-Qubeibeh – situato a circa 11 chilometri a nord-ovest di Gerusalemme, vicino al muro di separazione e tradizionalmente identificato con la casa di Cleofa, dove si trovano ancora i resti di una basilica crociata – ha unito memoria e fede odierna, offrendo un silenzioso richiamo alla presenza costante del Signore risorto in mezzo al suo popolo.

