«Va’, ascolta tutti, dialoga con tutti e prega per tutti». Con queste parole, Papa Leone XIV ha affidato all’arcivescovo Giorgio Lingua la sua nuova missione di rappresentante della Santa Sede in Terra Santa, una terra che continua a portare le ferite della guerra, dell’incertezza e della tensione.
Giovedì 28 maggio, l’arcivescovo Giorgio Lingua ha fatto il suo ingresso solenne a Gerusalemme come Delegato Apostolico a Gerusalemme e in Palestina e Nunzio Apostolico in Israele, succedendo all’arcivescovo Adolfo Tito Yllana. Secondo la tradizione, l’ingresso solenne nel Santo Sepolcro segna l’accoglienza ufficiale del neo-nominato Delegato Apostolico nella Città Santa.
Alla Porta di Jaffa, uno dei principali accessi alla Città Vecchia di Gerusalemme e storica via d’accesso dei pellegrini, le note degli Scout della Terra Santa hanno riempito le strade di melodie festose mentre i capi delle Chiese, i diplomatici, i religiosi e le religiose e i fedeli si radunavano per accogliere il rappresentante del Papa.
Da lì, il corteo si è diretto verso la Basilica del Santo Sepolcro, dove l’arcivescovo Lingua è stato accolto da padre Francesco Ielpo, Custode di Terra Santa, insieme ai rappresentanti delle Chiese greco-ortodossa e armena.

«La Chiesa locale, in tutte le sue diverse espressioni, riti e tradizioni, desidera accogliervi con cuore aperto e sincero», ha affermato S.B. il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme per i latini, nel suo discorso di benvenuto. Egli ha descritto la missione affidata al Delegato Apostolico come «un segno della cura paterna del Santo Padre», «un promotore della comunione ecclesiale» e «una voce discreta ma risoluta per la pace».
«In questa città — amata e contesa, caratterizzata da una vocazione unica alla pace, impegnativa ma mai impossibile — la vostra missione assume un significato profondo», ha proseguito il cardinale Pizzaballa, sottolineando la vocazione di Gerusalemme a rimanere un luogo di incontro, dialogo e preghiera tra la diversità dei popoli e delle religioni. Rivolgendosi direttamente all’arcivescovo Lingua, gli ha assicurato il sostegno, le preghiere e la collaborazione della Chiesa locale: «Qui, dove la presenza cristiana ha sopportato prove e sfide senza perdere la fede, vi assicuriamo la nostra collaborazione, le nostre preghiere e il nostro sostegno». Affidando la nuova missione del Delegato Apostolico al Signore Risorto, il Patriarca ha pregato affinché egli possa essere sostenuto con saggezza e discernimento, diventando «uno strumento di pace, consolazione e speranza viva per tutte le comunità di questa terra».
P. Marcello Gallardo, Segretario Generale dell’AOCTS, ha poi letto la lettera ufficiale di nomina della Santa Sede.
Davanti alla tomba vuota di Cristo risorto, l’arcivescovo Lingua ha pronunciato il suo primo discorso pubblico, articolando la sua riflessione attorno alle tre parole affidategli da Papa Leone XIV: ascolto, dialogo e preghiera.

«Ed eccomi qui», ha detto l’arcivescovo, «completamente disarmato. Porto con me solo il cuore e la mente del Successore di Pietro, con il suo desiderio di pace e di unità».
Riflettendo sul silenzio del sepolcro vuoto, l’arcivescovo Lingua ha parlato della necessità di ascoltare sia il grido della sofferenza sia il grido di speranza che sale da questa terra. Ha espresso il suo impegno ad ascoltare i capi delle Chiese, le autorità politiche e diplomatiche, i fedeli delle comunità locali, i pellegrini e tutti coloro che cercano sinceramente Dio.
Parlando del dialogo, lo ha descritto non solo come una necessità diplomatica, ma come «un atto di fede», specialmente in una terra segnata da ferite e divisioni. «Non c’è ostacolo che non possa essere superato; nessuna separazione che non possa giungere alla riconciliazione, nessuna guerra che non possa essere trasformata in pace», ha affermato.
L’arcivescovo Lingua ha riflettuto anche sulla vocazione cristiana all’unità e sulla delicata responsabilità di salvaguardare lo Status Quo che regola i Luoghi Santi. Ha sottolineato che l’unità tanto desiderata tra i cristiani non è un sogno utopico, ma una possibilità reale radicata nella fede in Cristo risorto. «Ogni volta che i cristiani di diverse tradizioni dialogano tra loro con carità, professano la loro fede», ha affermato, aggiungendo che se la pietra del sepolcro è stata rotolata via, allora «tutte le pietre che ci dividono» possono essere rimosse attraverso il dialogo rispettoso, la carità reciproca e la collaborazione paziente nella cura condivisa dei Luoghi Santi.

La parte conclusiva della sua riflessione è stata dedicata alla preghiera, in particolare per le vittime della violenza, dell’oppressione e della guerra. Ricordando tutti coloro che sono in lutto e tutti coloro che continuano a soffrire in tutta la regione, ha affermato che il Santo Padre gli aveva chiesto di pensare innanzitutto a loro.
L’ingresso solenne dell’arcivescovo Giorgio Lingua a Gerusalemme ha così segnato non solo l’inizio di una nuova missione diplomatica, ma anche il rinnovamento della vicinanza della Santa Sede ai popoli e alle Chiese della Terra Santa. Incaricato di un ministero radicato nell’ascolto, nel dialogo e nella preghiera, il nuovo Delegato Apostolico inizia il suo servizio in un momento di profonda sofferenza e incertezza, portando con sé l’appello di Papa Leone XIV ad essere una presenza di comunione, pace e speranza proprio nella terra della morte e della risurrezione di Cristo.







