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Ordinazione Diaconale Custodia  

Gerusalemme, S. Salvatore, 21 giugno 2026 

Ger 20,10-13; Rm 5,12-15; Mt 10,26-33 

 

Fratelli carissimi,  

voi che state per essere ordinati diaconi, e voi tutti, comunità riunita in questo luogo. 

Il Vangelo che la Chiesa ci offre in questa domenica inizia con una parola che risuona come un comandamento, ma che è, in realtà, una promessa e una rivelazione: “Non temete” (Mt 10,26.28.31). Gesù la ripete tre volte, quasi a volerla scolpire nei cuori di coloro che sta inviando. 

Oggi, in quest a città dove il Signore ha camminato, è morto ed è risorto, voi siete quelli che vengono inviati. Ricevete il ministero diaconale per essere Suoi servi. Il Signore non vi nasconde la fatica della missione. Sapete bene che il mondo, anche quello che amate e in cui vivete, non sempre accoglie. Può fraintendere, rifiutare, ferire. In alcuni luoghi del mondo, può anche uccidere, come abbiamo purtroppo molte volte anche recentemente. 

Eppure, ascoltiamo bene ciò che il Signore dice. Egli non promette che la vostra vita sarà preservata da ogni pericolo. Non vi dice: “Non temete perché non cadrete”. Egli usa un'immagine concreta: quella dei passeri. Due passeri si vendono per un soldo. Eppure, dice Gesù, “nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro” (Mt 10,29). Il Signore non vi promette che non cadrete. Egli vi promette qualcosa di molto più grande: che non sarete mai soli. Il Padre è presente proprio lì dove la nostra fragilità, la nostra debolezza, la nostra caduta sembrano avere l'ultima parola. La verità che sarà svelata è la fedeltà di Dio, la sua presenza, la sua cura. 

Questo annuncio della fedeltà del Padre è esattamente il cuore del vostro nuovo ministero. Oggi venite costituiti diaconi, e il termine stesso “diacono” significa “servo"” Ma non un servo qualsiasi: siete chiamati a configurare la vostra vita a Cristo, che “non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti” (Mc 10,45). Il vostro servizio, nella Chiesa di Gerusalemme, si articola in tre dimensioni inseparabili: il servizio della Parola, il servizio dell'Altare e il servizio della Carità. 

In primo luogo, sarete annunciatori del Vangelo. Il discorso missionario di Gesù che abbiamo n parte ascoltato oggi è il vostro mandato. Gesù vi dice: “Quello che io vi dico nelle tenebre, ditelo nella luce; e quello che ascoltate all'orecchio, predicatelo sui tetti” (Mt 10,27). Come diaconi, sarete i primi a proclamare la Parola di Dio nella liturgia. Ma non solo: in un mondo che spesso vive nelle tenebre della menzogna, della violenza e dell'odio, sarete chiamati a portare la luce della verità, che il Padre non abbandona i suoi figli. Questa è la Parola che dovete annunciare. Non un messaggio astratto, ma una Parola che si è fatta carne in questa Terra, che ha pianto su Gerusalemme, che è stata crocifissa ed è risorta. Siate annunciatori di questa speranza, specialmente dove regnano la disperazione e il conflitto. Sappiate che la vostra autorevolezza non verrà dalla vostra eloquenza, ma dalla fedeltà al Vangelo che vivrete e annuncerete. Non temete di gridare questa verità: essa è più forte di ogni menzogna! 

In secondo luogo, sarete ministri dell'Eucaristia. Questo servizio all’altare vi lega indissolubilmente al mistero pasquale di Cristo, al suo dono totale. E qui, la parola di Gesù, “Non temete”, acquista un significato profondo: vi avvicinerete al mistero della croce, al sacrificio di Colui che è stato rifiutato e ucciso. Ma proprio in quell’apparente fallimento, si è manifestata la gloria del Padre. Voi siete chiamati a rendere presente questo mistero di salvezza. Non abbiate paura di stare accanto alla croce, come Maria, Giovanni e le pie donne. Nella celebrazione eucaristica, voi anticipate il banchetto del Regno, dove Dio asciugherà ogni lacrima. Siate ministri dell’unità che l'Eucaristia crea, soprattutto in contesti marcati da divisioni che a volte toccano anche la comunità cristiana. Il servizio all'altare vi faccia costruttori di comunione e di pace. 

In terzo luogo, e forse in modo più visibile, sarete servitori della carità. Il Vangelo che avete ascoltato parla del Padre che si prende cura dei passeri, che conosce ogni capello del nostro capo. Come diaconi, siete chiamati a rendere visibile questa cura del Padre, specialmente verso gli ultimi. Il vostro servizio non si ferma all'ambone o all'altare, ma si espande nella vita quotidiana della Chiesa. Sarete i prossimi ai poveri, agli ammalati, agli stranieri, a tutti coloro che sperimentano la solitudine e l'abbandono. Sarete gli occhi e le mani della Chiesa che si china sulle ferite dell'umanità. E in questo servizio, il Signore vi chiede di essere trasparenti: la carità che annunciate non è filantropia, è il riflesso dell'amore di Cristo che si è fatto servo per primo. Siate dunque diaconi che sanno lavare i piedi, come ha fatto il Maestro, senza timore di sporcarsi le mani. 

Carissimi,  

queste tre dimensioni sono un unico movimento. La Parola vi sostiene nel servizio, l'Eucaristia vi nutre per la carità, e la carità vi riconduce all'Altare. Per compiere tutto questo, però, dovete abitare il silenzio.  

Oggi, a Gerusalemme, la città dove i primi diaconi furono scelti per servire le mense e annunciare la Parola, voi venite ordinati per questo triplice servizio. Portate nel cuore la gioia di questo dono.  

E noi oggi preghiamo perché il vostro servizio rimanga sempre vivo, umile, fiducioso. Che la vostra vita diventi un riflesso della provvidenza di Dio per il suo popolo. E che, attraverso il vostro ministero, molti possano scoprire la fedeltà di Dio. 

Il Signore, che ha iniziato in voi quest’opera buona, la porti a compimento. E che la Vergine Santissima, Madre della Chiesa, interceda per ciascuno di voi e vi sostenga nel vostro ministero. 

Amen.