SESSIONE di CHIUSURA dell’INCHIESTA DIOCESANA
DELLA CAUSA DI BEATIFICAZIONE E CANONIZZAZIONE
della SERVA di DIO Suor MARIA DELLA TRINITÀ
(Louisa Jaques 1901 – 1942)
S.B.E. Pierbattista Card. Pizzaballa
Gerusalemme - Monastère Ste Claire – 1° novembre 2026
“Sì, sii la mia piccola semente
piantata qui in terra di Gerusalemme,
per produrvi dei frutti nella mia Chiesa,
dei frutti e molte altre sementi
nella misura della mia prodigalità.
Lasciami fare. Ma che la tua obbedienza sia perfetta,
come la semente abbandonata alla mia azione.
Tu sai che il chicco di grano deve morire per portare frutto”.
(Appunti, n. 502)
1. Saluti iniziali
Carissimi fratelli e sorelle,
il Signore vi dia pace!
Rivolgo un saluto cordiale e fraterno a tutti voi che siete qui convenuti per questo momento così significativo della vita della nostra Chiesa.
Un saluto particolare ai fratelli nell’episcopato, ai membri del Tribunale e della Commissione storica, al Vice-Postulatore e, attraverso di lui al Postulatore; e a tutti coloro che, in questi mesi, hanno offerto il proprio contributo alla Causa di beatificazione della Serva di Dio suor Maria della Trinità con competenza, generosità e discrezione.
È significativo che, proprio in questo giorno della solennità di Tutti i Santi, siamo convocati per raccogliere e consegnare alla Chiesa i documenti e le testimonianze di una sua figlia che, per l’irradiazione della sua fama di santità, ci dona di contemplare la beatitudine promessa da Gesù nel vangelo di oggi. La Serva di Dio suor Maria della Trinità, le cui spoglie mortali riposano in questa chiesa, ha percorso con coraggio il cammino della vita, imparando il sentiero della beatitudine proprio dentro le pieghe dell’esistenza, anche tra le lacrime, nella povertà, nella fame e nella sete di amore, ma soprattutto nell’ascolto della voce di Dio e nella consegna fiduciosa di sé a Lui.
2. Cammino della fase diocesana
Un anno e mezzo fa, il 30 aprile 2025, qui in questa chiesa, abbiamo celebrato l’apertura dell’Inchiesta diocesana della Causa di beatificazione della Serva di Dio suor Maria della Trinità. Oggi, con solennità e con gratitudine, ne celebriamo la conclusione. I sentimenti che ci accompagnano sono di stupore e di gratitudine per la grande grazia che ha accompagnato questi mesi e ogni singolo atto canonico che si è reso necessario per espletare il mandato ricevuto. I membri del Tribunale, i periti della Commissione storica, i teologi censori ed esperti in mistica, i periti medici: tutti hanno lavorato molto, con dedizione e competenza, portando ciascuno il prezioso contributo per adempiere quanto richiesto nell’inchiesta, cioè la raccolta delle prove documentali e testimoniali finalizzate al raggiungimento della verità e della certezza morale sulle virtù eroiche della Serva di Dio1.
Avevamo aperto questo iter canonico con trepidazione, definendolo un “tempo di ricerca, raccolta, discernimento e ascolto”2. Sottolineavamo innanzitutto proprio l’ascolto: “Ascolto attento dell’agire di Dio e della libertà a rispondergli nella travagliata vita della suor Maria della Trinità. Ascolto dello Spirito che ha parlato e parla ancora oggi alla nostra Chiesa, anche attraverso la silenziosa e orante testimonianza della Serva di Dio”3.
Oggi, al termine di questo cammino, possiamo riconoscere quanto questo ascolto sia stato ampio e approfondito. La grande quantità di documenti d’archivio raccolti e le numerose testimonianze ascoltate, che oggi il Tribunale della Causa presenta, restituiscono infatti un’immagine ricca e articolata della vita della Serva di Dio. È stato un ascolto quantitativamente ampio, ma soprattutto qualitativamente significativo; un ascolto che ha parlato diverse lingue, raccontato luoghi, culture e sensibilità diverse.
Come sappiamo, infatti, la vita di suor Maria della Trinità ha attraversato diversi Paesi — il Sudafrica, la Svizzera, l’Italia, la Terra Santa — ma la sua fama di santità ha oltrepassato questi confini, raggiungendo una cinquantina di nazioni, in tutti i continenti.
3. Una parola del vangelo sulla vita della Serva di Dio
Nel corso dell’Inchiesta ciascuno ha potuto offrire una parola sulla vita della Serva di Dio, sulla sua esperienza cristiana, sulla bontà e sulla fecondità della sua testimonianza; sono emerse le sue virtù, così come anche i limiti che – grazie a Dio – aveva. Ma la parola dei testimoni e dei documenti hanno portato alla luce in modo nuovo un’altra parola, quella del vangelo, testualmente riportata negli appunti di suor Maria della Trinità: “Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Gv 12,24). È una parola di Gesù che si pone come chiave interpretativa della sua stessa esistenza. Il Signore stesso, infatti, ha consegnato alla Serva di Dio questa parola del vangelo, come si legge nei suoi Appunti: “Sì, sii la mia piccola semente piantata qui in terra di Gerusalemme, per produrvi dei frutti nella mia Chiesa, dei frutti e molte altre sementi nella misura della mia prodigalità. Lasciami fare. Ma che la tua obbedienza sia perfetta, come la semente abbandonata alla mia azione. Tu sai che il chicco di grano deve morire per portare frutto”4.
È difficile non riconoscere, alla luce di quanto abbiamo ascoltato e raccolto durante questa Inchiesta, la forza profetica di queste parole. La vita di suor Maria della Trinità attesta la fedeltà di Dio alle sue promesse, che sono sempre promesse di vita e di fecondità. La “piccola semente piantata qui, in terra di Gerusalemme”, in questa nostra terra di Giudea, ha portato frutti di vita, di unità, di carità. Possa intercedere ancora frutti di pace e di riconciliazione.
Oggi facciamo tesoro della pedagogia della santità che questa nostra Sorella ci mostra con eloquenza: lasciar fare a Dio. É un’arte rara. Nel Colloquio interiore leggiamo ancora: “Tutte le anime potrebbero raggiungere rapidamente la pienezza della loro santità, se mi lasciassero agire, senza resistere. Oh! le riserve inconfessate di egoismo che paralizzano in voi l’onnipotenza dello Spirito Santo!”5. Queste parole ci interpellano oggi non soltanto perché appartengono alla vicenda spirituale della Serva di Dio. Esse sono una parola per la nostra Chiesa e per ciascuno di noi. Lasciamo fare a Dio senza porre resistenza (cf. Is 50,5) e assecondiamo la sua opera di pace con tutti noi stessi.
4. La consegna alla Madre Chiesa
Ora procederemo all’ultimo atto della fase diocesana: dopo la dichiarazione della chiusura definitiva dell’Inchiesta e il giuramento dei membri del tribunale e del vicepostulatore, tutti gli atti e i documenti saranno raccolti, chiusi e sigillati e quindi inviati a Roma, al Dicastero delle Cause dei Santi. Il ‘portitore’ da me ufficialmente nominato, consegnerà alla Santa Sede il frutto dell’Inchiesta diocesana. Da questo momento, dunque, il lavoro compiuto in questi mesi lascia la nostra Chiesa locale e viene consegnato alla Chiesa universale. Gli atti saranno sottoposti all’esame previsto dalla procedura canonica e al successivo discernimento della Santa Sede, affinché possa essere valutata la vita, l’esercizio delle virtù eroiche e la fama di santità della Serva di Dio, secondo quanto la Chiesa richiede nel cammino verso la beatificazione. Consegniamo dunque con fede alla Madre Chiesa ciò che abbiamo raccolto.
Lo consegniamo con gratitudine, perché sappiamo che tutto ciò che è stato fatto è stato possibile anzitutto per la grazia di Dio.
Lo consegniamo con umiltà, perché sappiamo che non spetta a noi pronunciare l’ultima parola sulla santità di una persona. Alla Chiesa, attraverso il discernimento del Dicastero delle Cause dei Santi e del Santo Padre, affidiamo ora questo cammino.
Lo consegniamo con speranza, perché crediamo che la santità, quando è autentica, non appartiene soltanto al passato: continua a generare frutto nella Chiesa.
E lo consegniamo anche con una preghiera: che il Signore, attraverso l’intercessione della Serva di Dio suor Maria della Trinità, ci conceda di essere anche noi, nella nostra vocazione e nel nostro tempo, quel piccolo seme che non teme di cadere nella terra, di morire a sé stesso e di lasciarsi trasformare dalla potenza dell’amore di Dio.
Oggi, nel giorno di Tutti i Santi, guardiamo alla moltitudine dei Santi che nessuno può contare e ricordiamo che la santità è sempre una storia di grazia accolta, di libertà spesa per il regno e di amore donato concretamente.
Affidiamo quindi alla Chiesa il cammino della Serva di Dio suor Maria della Trinità e affidiamo al Signore anche noi stessi, la nostra Chiesa di Gerusalemme, soprattutto dove più buio è l’orizzonte.
La Vergine Maria, Madre della Chiesa e Regina di tutti i Santi, illumini e accompagni, e il Signore, che ha iniziato in noi la sua opera, la porti a compimento.
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Cf. Sanctorum Mater, Istruzione per lo svolgimento delle Inchieste diocesane o Eparchiali nelle Cause dei Santi, Dicastero per le Cause dei Santi, 2007.
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Discorso di apertura, 30.4.2025.
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Idem.
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Appunti n. 502 inColloquio interiore, ETS 2015.
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Appunti n. 612 inColloquio interiore

