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Ordinazioni Sacerdotali Custodia

Getsemani, 1 luglio 2026
 Es 12, 21-27; Ap 7,9-14; Lc 22, 39-44
Festa del Preziosissimo Sangue 

Reverendissimo Padre Custode, 
Fratelli e sorelle carissimi, 

Oggi, mentre ci ritroviamo in questo luogo sacro – il Getsemani, dove Gesù è entrato nella sua agonia e dove il suo sudore è diventato come gocce di sangue che cadono a terra – celebriamo la Festa del Preziosissimo Sangue. E qui, in questo stesso luogo, voi sarete ordinati sacerdoti. Non è un caso. La Provvidenza, nella sua sapienza, ha scelto per voi – carissimi – questo giorno e questo luogo per ricordarci che il sacerdozio nasce dal Sangue di Cristo, e che ogni sacerdote è chiamato ad essere testimone di quel Sangue che parla più eloquentemente di quello di Abele. 

Fin dalle prime pagine della Scrittura, il sangue parla. Il sangue di Abele grida a Dio dalla terra. È il grido della violenza, dell'ingiustizia, della sofferenza innocente. È il grido di un’umanità che si è allontanata da Dio, che ha infranto l’alleanza, che si è fatta nemica di Dio e del fratello. La terra, che avrebbe dovuto accogliere la vita, diventa invece testimone della morte violenta.  

Eppure, Dio ascolta questo grido. Da quel momento in poi, l’intera storia della salvezza è la risposta di Dio al grido del sangue. È una risposta che sorprende, che supera ogni attesa umana. 

Il Libro del Levitico ci dice che “la vita della carne è nel sangue” (Lv 17,11), e che questo sangue ha valore espiatorio. Nell’Esodo, il sangue dell’agnello protegge dalla morte, segna le porte delle case perché lo sterminio passi oltre. Nel tempio, il sangue ristabilisce l’alleanza, riconcilia il popolo con il suo Dio. Tutti questi sacrifici non facevano altro che ripetere a Dio il bisogno di salvezza che abita il cuore dell’uomo.  

Ma in Gesù tutto si compie, in modo nuovo e definitivo. Non è più il sangue degli animali offerto a Dio, ma il Sangue del Figlio di Dio offerto per l’umanità. Non un sangue che viene preso con violenza, ma che viene donato con amore. Un sangue che non grida vendetta, ma che grida misericordia. 

La Lettera agli Ebrei ci dice che il Sangue di Cristo “parla più eloquentemente di quello di Abele” (Eb 12,24). Il sangue di Abele gridava giustizia; il Sangue di Cristo grida perdono. Il sangue di Abele chiedeva che Dio agisse contro il peccato; il Sangue di Cristo implora che Dio agisca con misericordia verso i peccatori. Quando il Padre ascolta il grido di Abele, ora ascolta anche il grido di Cristo, e quel grido di amore e di pace lo commuove e lo spinge a perdonare. 

Questo è il mistero nel quale oggi entriamo. Il sacerdozio che la Chiesa sta per conferirvi è un sacerdozio della Nuova Alleanza, che offre il Sangue stesso di Cristo – il Sangue che è vita, che è perdono, che è comunione. 

Ogni sacerdote, nell’ordinazione, viene configurato a Cristo Sommo Sacerdote. Significa che è chiamato ad essere come Cristo – ad essere uno la cui vita è versata, il cui sangue è sparso – non con violenza, ma con amore. Non per togliere la vita, ma per donarla. Come ci ricorda l’Apocalisse, i salvati sono coloro che “vengono dalla grande tribolazione, e hanno lavato le loro vesti rendendole candide con il sangue dell'Agnello” (Ap 7,14). Il sacerdote è chiamato a immergersi in questo mistero, a unire il suo sangue – la sua vita, il suo servizio, il suo sacrificio – a quello di Cristo. 

Il sacerdote, in ogni Eucaristia, rende presente quello stesso Sangue, rende disponibile quello stesso sacrificio a tutti, rende presente quell’unico sacrificio nel tempo, in ogni luogo, per ogni generazione. Il Sangue versato sul Calvario scorre attraverso i secoli e ci raggiunge oggi, qui, in questa Eucaristia.  

Oggi, voi venite ordinati per essere canali di quel fiume. Non siete la sorgente – solo Cristo è la sorgente. Ma siete chiamati a portare alla gente quel Sangue che dà vita. Nei sacramenti, specialmente nell’Eucaristia e nella Riconciliazione, sarete ministri del Sangue che purifica, che perdona, che guarisce.  

A voi, ordinati oggi a Gerusalemme, in questa terra bagnata dal sangue – sia sangue innocente che Sangue di Cristo – è affidata una vocazione speciale. Siete chiamati ad essere testimoni in una terra che conosce troppa violenza, troppa divisione, troppo sangue versato. Siete chiamati a portare il Sangue che riconcilia, unisce e perdona. 

Le celebrazioni che si svolgono a Gerusalemme non sono mai facili. Ogni volta ci riportano al cuore del mistero dell’amore di Dio, che è anche mistero di sofferenza. E ci ricordano che la nostra vocazione, per chi vive a Gerusalemme e per chi ama questa Chiesa, è quella di mettere al centro della propria vita questo mistero d’amore, di lasciarsene impregnare, giorno dopo giorno. Di lasciarsi salvare così come il Signore ha scelto di salvarci. Di continuare ad essere il luogo dove Parola e Terra si incontrano. 

Il Sangue di Cristo è la vostra vita. È la sorgente del vostro sacerdozio, la forza del vostro ministero, la speranza della vostra salvezza. Tutto ciò che siete chiamati a fare – predicare, insegnare, assolvere, celebrare – scorre da questo Sangue, che è la sua vita e che ora deve diventare anche la vostra vita. La salvezza è continuare a custodire questi due gridi: quello dell'uomo, violento e peccatore e quello di Gesù che salva. È questa la speranza, che il sì dell’amore sia più forte di tutti i nostri no. E che quando il grido dell’uomo continua a chiedere vendetta, attraverso voi Dio continui a donare il suo perdono. 

Quel sangue è per tutti noi, è per la nostra guarigione, il nostro perdono, la nostra salvezza. Non dobbiamo avere paura, fuggire da Dio per paura delle nostre colpe e del nostro peccato, nasconderci dalla sua presenza. Non abbiamo paura del Sangue. Piuttosto, andiamo a lui. Lasciamoci lavare da lui. Lasciamoci nutrire da lui. Lasciamoci salvare così come il Signore ha scelto di salvarci. 

In questa Eucaristia, riceveremo tutti il Corpo e il Sangue di Cristo. Possa essere per noi – per questi nuovi sacerdoti, per tutti i fedeli, per questa città santa – la sorgente della vita, il pegno del perdono, l'inizio di una vita rinnovata e redenta. 

E questa è anche la nostra vocazione in questa terra, bagnata dal sangue dell'uomo e anche dal sangue di Cristo. Che il Signore ci doni di stare lì accanto e dentro questo mistero, e di trovare in esso la vita in abbondanza. 

Amen.