10 dicembre 2017
II Domenica di Avvento, anno B
La prima parola con cui si apre il Vangelo di Marco – oggi abbiamo ascoltato proprio i primi 8 versetti del primo capitolo – è una parola importante e solenne. È la parola “arché” (Mc 1,1), che significa inizio, principio, fondamento. È la parola con cui si apre il primo libro della Bibbia, la Genesi, lì dove troviamo il racconto della creazione.
L’evangelista Marco non usa questa parola a caso: vuole dire che ciò che sta per raccontare è un inizio, una storia nuova, una nuova creazione. E cosa sta all’inizio di questa nuova creazione? Come all’inizio della “prima” creazione c’è stata la Parola di Dio, quella Parola con cui Dio ha creato dal nulla ogni cosa, così anche ora c’è una nuova Parola: è una Parola che Dio rivolge a Suo Figlio, al Messia, proprio nel momento in cui il Figlio sta per entrare nel mondo.
L’Evangelista la deduce dall’Antico Testamento: “Come sta scritto nel profeta Isaia: Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri” (Mc 1,2-3).
Marco riferisce ad Isaia tutta questa citazione, ma in realtà la citazione dell’evangelista è la somma di tre citazioni differenti, di tre diversi libri dell’Antico Testamento.
C’è innanzitutto Esodo (23,20): “Ecco, io mando un angelo davanti a te per custodirti sul cammino e per farti entrare nel luogo che ho preparato”; poi c’è il profeta Malachia (3,1): “Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me”. E infine c’è veramente il profeta Isaia (40,3): “Una voce grida: Nel deserto preparate la via al Signore, spianate nella steppa la strada per il nostro Dio”.
Cos’hanno in comune queste tre citazioni, per poter stare insieme? Hanno in comune la via, il cammino, la strada. è, certo, la strada su cui il popolo cammina, su cui torna dall’esilio nella terra promessa; ma è anche la strada su cui Dio stesso cammina con il suo popolo, la strada dalla quale il Signore viene, perché Dio sta tornando e di nuovo cammina con il suo popolo. Tutto questo, dice Marco, è un “vangelo” (Mc 1,1), che significa “buona novella”, un annuncio buono, una parola piena di speranza. è l’annuncio che Dio si fa presente, che l’esilio è finito, che il popolo non è più solo.
Allora potremmo dire che ogni volta che ci accingiamo a leggere da capo il Vangelo, come oggi, è per ciascuno una nuova possibilità, un nuovo inizio, l’occasione provvidenziale per rimetterci in cammino e riprovare a credere in questo Uomo, che dice con la Sua vita l’amore del Padre, la presenza di Dio in mezzo agli uomini.
Marco, sempre nel primo versetto, ci dà due indizi importanti che ci fanno capire dove ci porterà questo cammino. L’evangelista ci dona subito una definizione di Gesù e afferma che Gesù è il Cristo, il Messia, l’inviato da Dio, Colui che era stato promesso come re della stirpe di Davide, che avrebbe compiuto le scritture dei profeti. E poi dice anche che quest’uomo è Figlio di Dio, è Dio stesso.
Marco, insomma, dice subito qual è la meta, dove arriverà chi si mette in cammino a partire da questo inizio nuovo che è Gesù stesso. Dice dove arriverà chi, passo dopo passo, leggerà il Suo Vangelo.
E infatti, il Vangelo di Marco si può dividere in due parti: la prima culmina con la professione di fede di Pietro (Mc 8,29), che proclama Gesù come il Cristo, come il Messia atteso.
E la seconda va oltre e arriva ad un’altra professione di fede, quella del centurione sotto la croce (Mc 15,39) che, vedendo morire Gesù in quel modo, esclama: “veramente quest’uomo era Figlio di Dio!”.
Allora siamo in cammino e il nostro cammino dovrà arrivare lì, sotto la croce, per vedere che in principio c’è l’amore di un Dio crocifisso, c’è una novità assoluta, che è quella di un Dio che muore per l’uomo.
Fino a lì giunge il cammino di Dio in mezzo agli uomini.
Questa scoperta arriva alla fine del percorso, ma arriva come una grazia, non come un merito.
Si dovrà fare tutto il cammino, bisognerà percorrere tutto il Vangelo, semplicemente per lasciarci spogliare da tutte le nostre false immagini di Dio e di noi stessi, e arrivare lì come quel centurione pagano, a cui è dato, per grazia, di riconoscere in quella morte la rivelazione di Dio in mezzo agli uomini.
Ebbene, per dare avvio a questo nuovo cammino, c’è un uomo mandato innanzi ad annunciarlo, a preparare la via, a rinnovare la coscienza che qualcosa di nuovo sta iniziando, per cui è bene prepararsi.
Così, non appena Giovanni inizia a battezzare, subito tanta gente accorre da lui: “tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme” (Mc 1,5). La via è di nuovo aperta, la via del deserto sulla quale torna il Signore: tanta gente si rimette su quella via, si rimette in cammino. Lascia Gerusalemme, il tempio, i sacrifici, perché tutto questo non basta più a dissetare la sete di vita, e corre (Mc 1,5) nel deserto, dove risuona una voce che taceva da tanto tempo.
E il primo passo, l’unico necessario per iniziare questo cammino, consiste semplicemente nel mettersi nella verità, nel riconoscersi peccatori e bisognosi di perdono: solo questo. In questo consiste la conversione (metánoia, Mc 1,4), di cui parla il Battista, nell’entrare nell’ottica di una via in cui Dio viene a noi, prima ancora che noi possiamo andare a lui.
+ Pierbattista
