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Meditazione dell'Arcivescovo Pizzaballa: Sacra Famiglia, anno B

27 dicembre 2020 

Sacra Famiglia, anno B 

Il Vangelo oggi racconta di per sé un evento molto semplice, molto ordinario nella vita di ogni famiglia israelita: in obbedienza alla legge di Mosè, ogni bambino, una volta compiuti i giorni di purificazione della madre, veniva portato al tempio e offerto al Signore, e come riscatto al suo posto venivano sacrificate due colombe. 

Ma nel caso di Gesù, questo evento in qualche modo si apre, si spalanca sull’orizzonte del senso stesso della sua vita: questo semplice evento diventa un importante momento di rivelazione. 

A compiere quest’opera di “apertura” sono due pii Israeliti, un uomo e una donna, dei quali il Vangelo dà alcune indicazioni che fanno pensare a due persone anziane, che negli anni hanno sviluppato una grande familiarità con il Signore: per ben tre volte (Lc 2, 25.26.27) si dice che Simeone è ispirato e guidato dallo Spirito Santo, mentre di Anna dice che “non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere” (Lc 2,37). 

È questa loro familiarità con il Signore, quest’attesa di Lui come unico riferimento della vita che li rende capaci di riconoscere il Signore quando viene: e lì dove tutti vedono un bambino come tanti altri, loro sanno vedere oltre. Come lo Spirito era sceso su Maria per generare Gesù in lei (Lc 1,35), così ora lo Spirito rende questi due anziani capaci di accoglierlo e di riconoscerlo. 

Lo accolgono, lo riconoscono, ed entrambi parlano di Lui, dicendo di Lui cose sorprendenti e nuove, per certi aspetti impensabili, che sono la sintesi della vita di Gesù. 

Cosa dicono? 

La prima cosa sorprendente che Simeone dice è che questo bambino sarà la salvezza attesa da Israele, ma non sarà solo per Israele. Ciò che Simeone vede con i propri occhi, dopo averlo atteso a lungo, dopo averne fatto il senso di tutta una vita, è una salvezza preparata per tutti i popoli, è una luce con cui si rivelerà a tutte le genti (Lc 2,31-32): ha aspettato la salvezza di Israele, ora vede la salvezza dell’uomo. 

Questo Dio non sarà un Dio solo per qualcuno, non sarà un Dio che salva un popolo e ne castiga un altro. 

Non sarà un Dio solo per chi se lo merita, o per chi già lo attende. 

No: questo Dio è veramente un Dio per tutti, nessuno escluso, e perciò per tutti è una Parola di consolazione, di vita, di salvezza, di pace. È un Dio che si fa uomo e, da uomo, condivide e illumina la vita di ogni uomo. 

Quest’“apertura” universale, che qui accade in un attimo, come uno squarcio nello sguardo lungimirante di Simeone, in realtà sarà il lungo cammino di Gesù, del Vangelo e della Chiesa intera, fino ad oggi. 

Inizialmente Gesù stesso avrà coscienza di non essere inviato se non alle pecore perdute della casa di Israele (cfr Mc 7,25 ss) e dirà ai suoi apostoli di fare altrettanto (Mt 10,6). Ma poi, via via, la sua salvezza oltrepasserà ogni confine, e dopo la sua risurrezione invierà i suoi a tutte le genti (Mt 28,19-20); e alla fine degli Atti degli apostoli le parole di Paolo agli ebrei di Roma sono come un’eco di quelle di Simeone: “Sia dunque noto a voi che questa salvezza di Dio fu inviata alle nazioni” (At 28,28). 

Ma Simeone dice una seconda cosa molto importante, ovvero che la missione di questo Messia sarà una missione difficile e contrastata, e questo all’interno del suo stesso popolo. 

Lo dice usando tre parole molto pesanti: egli è qui per la caduta e la risurrezione, come segno di contraddizione (Lc 2,34): il suo passaggio tra gli uomini non sarà una passeggiata indolore, non lascerà indifferente nessuno. Dove questa luce arriverà metterà a nudo i cuori, ne svelerà la logica mondana e lontana da Dio, provocherò rotture e conversioni, la morte e la vita nuova. 

In questo modo l’attesa di Israele, che si è compiuta in Cristo, che Simeone ed Anna hanno potuto prendere tra le braccia, apre ad un nuovo cammino, ad una nuova attesa: si tratterà di vedere come e fino a che punto questa profezia di Simeone prenderà forma nella vita di Gesù. 

Tutto il Vangelo sarà percorso da questa dinamica di contraddizione, fin dall’inizio della vita pubblica, quando, tra la sua gente, alle prime sue parole di salvezza, tutti i suoi compaesani “nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù.” (Lc 4,28-29). 

Infine, Simeone non parla solo di Gesù, non svela solo il percorso che lo attende: rivela qualcosa anche alla madre, le svela come sarà madre di questo Messia singolare. 

Simeone svela a Maria questo mistero con un’espressione semplicissima: “anche a te” (Lc 2,35): Maria non avrà privilegi, non sarà esente dalla fatica di credere, di non capire, non sarà esente dalla sofferenza e dal dolore. Sarà questo, anche, a renderla madre non solo di suo Figlio, ma anche di ogni uomo, con cui condividerà il cammino faticoso e bellissimo della fede in Gesù, salvezza e luce per le genti. 

+Pierbattista