7 giugno 2020
Santissima Trinità, anno A
In alcuni passaggi del Vangelo di Giovanni, troviamo delle parole di Gesù che sono come delle sintesi, delle chiavi di lettura di tutto l’agire di Dio.
Il brano che ascoltiamo in questa festa della Santissima Trinità (Gv 3, 16-18), che fa parte del dialogo tra Gesù e Nicodemo, è proprio uno di questi passaggi fondamentali.
Non è l’unico, dicevo, ce ne sono altri.
Pensiamo al capitolo 6, versetti 39-40, dove Gesù dice che “…questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno”.
Oppure al capitolo 12,47, quando Gesù ripete le stesse parole che ascoltiamo oggi, come a ripetere l’essenziale: Lui non è venuto a condannare, ma a salvare.
Ecco, in questi brani Gesù fa una lettura “teologica” della vita, della salvezza, dell’opera di Dio Padre. Ed è innanzitutto una lettura diversa da quella che gli uomini religiosi si aspetterebbero.
Perché?
Perché il pensiero comune dell’uomo “religioso” è quello secondo il quale l’uomo sbaglia e Dio punisce. Oppure, al contrario, l’uomo si comporta correttamente e Dio premia.
Invece Dio non solo non condanna, ma neppure giudica. Venendo nel mondo e facendosi uomo, Dio si sottomette in qualche modo al giudizio dell’uomo, al suo rifiuto, alla sua condanna.
Ma anche di fronte a tutto questo, al male dell’uomo, Dio non giudica, perché è l’uomo stesso che, così facendo, si esclude dall’amore, si giudica da sé, rivela il proprio peccato. La venuta di Gesù nella carne rende evidente il peccato dell’uomo, la sua disobbedienza.
Di fronte a questa evidenza, Dio può finalmente fare ciò che desidera, ciò per cui è venuto, ovvero salvare: lì dove l’uomo si è perso, raggiungerlo e lì rivelare il Suo amore.
E, dunque, tutto ciò che ci accade può essere interpretato e vissuto come un passaggio di Dio che, dentro quell’evento, vuole mostrarci il Suo amore, vuole guarirci, aprirci gli occhi, rimetterci in cammino, donarci dei fratelli; che vuole, in una parola, salvarci. Sta a noi imparare l’arte del guardare la vita così, con questo sguardo, con questa fede.
Il Vangelo ci ricorda che siamo stati salvati. Non dobbiamo salvarci da soli, non dobbiamo, da soli, cercare di liberarci dal male o dalla morte. Questo è già accaduto, una volta per sempre, e tutto ci è già stato dato.
Quello che compete all’uomo è rimanere nel dono ricevuto, custodirlo, e ringraziare Colui da cui ogni dono proviene.
Mi sembra che questa dinamica, di dono e di gratitudine, possa dirci qualcosa della vita della Trinità, e di quella vita vera a cui anche noi tutti siamo chiamati.
+Pierbattista
